sabato 25 giugno 2016

Mart Rovereto, fino al 9 ottobre in mostra "I PITTORI DELLA LUCE. DAL DIVISIONISMO AL FUTURISMO"

Dopo il grande successo a Madrid, apre a Rovereto I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo, la straordinaria mostra prodotta dal Mart e dalla Fondazione MAPFRE.

Con questo progetto espositivo, il Mart conferma il proprio impegno nel presentare al pubblico internazionale la grande arte italiana. Partendo dai capolavori delle Collezioni, a cui si affiancano prestiti eccellenti provenienti dalle maggiori raccolte europee, il museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto inaugura, ancora una volta, una mostra che raccoglie ed espone un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore culturale.
Nei mesi scorsi il Mart ha individuato alcune traiettorie da seguire per consolidare la propria identità e rinnovare il rapporto con il pubblico: La via del moderno, Percorsi contemporanei e I Focus.
In particolare, il percorso sull’arte moderna si è aperto con il ritorno delle Collezioni permanenti e con la mostra La coscienza del vero. Quest’ultima, focalizzata sul Realismo e con opere del periodo 1840-1895, ha inaugurato al Mart un viaggio nel XIX secolo. Come in un percorso a tappe, la mostra I pittori della luce rappresenta il secondo momento espositivo, che pone a confronto due fondamentali movimenti artistici, tutti italiani: il Divisionismo e il Futurismo. Inoltre, dal 5 novembre, il percorso culminerà nella grande mostra su Umberto Boccioni, realizzata nel centenario della sua nascita.
Attraverso questo articolato programma, il Mart si conferma così protagonista indiscusso dell’arte moderna italiana.

Con I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo, inoltre, il Mart rinnova proficue collaborazioni internazionali e valorizza, ancora una volta, il proprio patrimonio in Italia e all’estero. La mostra a Madrid, presso la Fondazione MAPFRE, dal 17 febbraio al 5 giugno, è stata la prima in Spagna su questo confronto e segna, quindi, un momento decisivo nella conoscenza della pittura moderna italiana all’estero.


La mostra

I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo è un grande progetto internazionale che ruota attorno a un preciso periodo storico e a un nucleo di capolavori italiani.
La mostra illustra come, sul finire del XIX secolo, partendo dallo studio della luce e del colore, gli artisti italiani intraprendono un percorso pittorico che cambia radicalmente la storia dell’arte.
A cura di Beatrice Avanzi, Musée d’Orsay; Daniela Ferrari, Mart, Fernando Mazzocca, Università degli Studi di Milano, l’esposizione presenta oltre 80 opere in sei sezioni cronologiche e tematiche: Il Divisionismo tra vero e simbolo; La luce della natura; La declinazione realista. L’impegno sociale; La declinazione simbolista. Una “pittura di idee”; Verso il futurismo; La pittura futurista.

Attraverso una selezione di opere iconiche provenienti dalle Collezioni del Mart, arricchita da prestigiosi prestiti pubblici e privati e da materiali d’archivio, la mostra narra le origini e lo sviluppo del Divisionismo in un dialogo esplicito con il Futurismo.

Suddiviso in tappe, il percorso illustra in modo completo e graduale il procedere del linguaggio divisionista. La luminosità della pittura calda ed energica di divisionisti e futuristi travolge il visitatore e lo guida attraverso atmosfere cromatiche e capolavori assoluti.
Il progetto racconta l’arte dei maestri italiani che tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX introducono il rivoluzionario cambiamento di mentalità su cui poggiano le basi le Avanguardie del ’900, in particolare il Futurismo. Nel giro di pochi decenni, il Divisionismo evolve naturalmente nel Futurismo, definendo la nascita della pittura moderna in Italia.

In mostra alcune tra le maggiori e più note opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Francesco Cangiullo, Carlo Carrà, Carlo Fornara, Vittore Grubicy de Dragon, Baldassare Longoni, Emilio Longoni, Cesare Maggi, Giuseppe Mentessi, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Luigi Russolo, Giovanni Segantini, Gino Severini, Giovanni Sottocornola.


I pittori della luce

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, il Divisionismo svolge un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico italiano, trovando il suo ideale proseguo nell’avanguardia Futurista.
È in questo confronto tra due generazioni che si definisce la nascita della pittura moderna in Italia. Ciò che lega i due momenti artistici è la ricerca sulla luce e sul colore, filo conduttore tra due pietre miliari della nostra storia dell’arte. Inoltre, come tutte le grandi rivoluzioni, i due movimenti destano inizialmente scalpore e le loro idee si inseriscono in un fervido clima culturale che osserva e interpreta i cambiamenti del proprio tempo.

Il Divisionismo si afferma nel 1891 alla Triennale di Brera, con la prima uscita “pubblica” di un gruppo di giovani pittori: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni.
Pur nelle differenze tra un pittore e l’altro, che in mostra sono sottolineate e poste a confronto, alcune questioni, largamente condivise, emergono con forza.
Basati sulle ricerche scientifiche sulla percezione e poco rispettosi delle regole della pittura accademica, i lavori dei Divisionismi vengono accolti da un vivace e articolato dibattito che non si esaurisce semplicemente nella diatriba stilistica, ma si ramifica nella trattazione di nuove urgenti questioni che, dalla fine del XIX secolo in poi, entrano prepotentemente nelle rappresentazioni pittoriche. I nuovi artisti sconvolgono e dividono la critica e il pubblico borghese, non solo per l’uso della tecnica divisa, ma anche per le inedite interpretazioni dei temi cari alla tradizione. A partire da una rivoluzione visiva derivante dalle scoperte sulla scomposizione del colore e incentrata sul potere espressivo della luce, cambiano anche i soggetti dipinti, tesi verso una modernità nelle questioni raffigurate che spaziano dai contenuti sociali – in un’Italia da poco unita ancora in cerca di una propria identità culturale – a soggetti più lirici legati alla tendenza internazionale del Simbolismo. Come ricorda Fernando Mazzoca nel suo saggio in catalogo, il Divisionismo fu il primo linguaggio pittorico dell’Italia nascente.
L’interesse per il mondo operaio, per esempio, o la predominanza di opere dedicate a tematiche politiche e sociali, evidenzia un cambiamento di gusto e un’attenzione alle
condizioni delle classi più disagiate e alle disparità sociali senza precedenti che permette alla pittura di assumere una dimensione collettiva e politica lontana dal pietismo della pittura di genere dei decenni precedenti.

Al centro dell’indagine della pittura divisionista, però, rimane la rappresentazione della luce, in particolare nell’ambiente naturale.
Compreso il meccanismo percettivo, i divisionisti piegano la scienza agli scopi dell’arte. L’empatia con il paesaggio si rinnova in una dimensione simbolica e ideale. Liberatasi della tradizione paesaggistica, la pittura divisa trova nell’ambiente una dimensione di unione tra gli esseri umani e la natura e un tema privilegiato di indagine luministica.

Centro geografico del movimento, fin da subito, è la città di Milano nella quale i divisionisti trovano occasioni espositive, un ambiente vivace e pronto al dibattito e un mercante-critico (ma anche pittore) che li appoggia, Vittore Grubicy de Dragon, che per primo in Italia rivela le tecniche e i successi del Pointillisme. Con il movimento francese i divisionisti italiani condividono l’utilizzo dei soli colori puri, non mescolati a impasto sulla tavolozza, ma applicati direttamente sulla tela a piccoli tocchi, che l’occhio dell’osservatore ricompone.
Gli italiani però interpretano la tecnica divisa come un mezzo e non un fine, sottoposto e adattato al contenuto e al messaggio dell’opera, in cui la ricerca di una maggiore luminosità affida alla luce un valore simbolico. Il Divisionismo si configura, quindi, non come una filiazione del movimento francese, ma come una tendenza autonoma, che condivide con il Pointillisme alcuni presupposti tecnici e teorici.
Un nuovo alfabeto pittorico di respiro internazionale si diffonde e si espande a macchia d’olio tra tutti coloro che lo adottano, pur declinandolo e innovandolo con scelte stilistiche e tematiche differenti. Il fermento cresce e si riverbera in un clima dinamico testimoniato in mostra dalle lettere, dai libri e dai materiali d’archivio che costituiscono un prezioso sottofondo teorico di studio. Le fonti della ricerca storico-archivistica entrano ancora una volta in mostra grazie al lavoro e al patrimonio dell’Archivio del ’900 del Mart.

Dalla forza di questa nuova poetica e sulle sue basi tecniche scaturisce, all’inizio del ’900, il Futurismo.
Il maggiore movimento d’avanguardia italiano si sviluppa intorno alle idee del poeta Filippo Tommaso Marinetti che nel febbraio 1909 irrompe sulla scena artistica con il Manifesto Futurista, pubblicato sulla prima pagina de “Le Figaro”.
All’appello aderiscono Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini che nell’aprile dell’anno successivo firmano il Manifesto tecnico della pittura futurista, in cui proclamano che “non può sussistere pittura senza Divisionismo”, indicando nella comune formazione divisionista il substrato di partenza del movimento. La scomposizione della luce associata a quella della forma e a una vocazione alla rappresentazione del movimento e della velocità della vita moderna proiettano l’arte italiana nel cuore del coevo dibattito artistico europeo. La città industriale in piena crescita, le periferie urbane in espansione, il dinamismo e il progresso sono i temi che caratterizzano la nuova pulsante ricerca.

Il partner internazionale

La Fundación MAPFRE è un’istituzione filantropica senza scopo di lucro, fondata nel 1975 con l’obiettivo di contribuire al benessere e alla crescita dei cittadini e della società.
Da oltre vent’anni, l’area cultura realizza e produce progetti e mostre di respiro internazionale. La Fondazione, che ha finanziato importanti restauri e recuperi per promuovere la conoscenza del patrimonio spagnolo, recentemente ha focalizzato la propria attività intorno alla pittura europea, in particolare francese e italiana.

Sul territorio

In collegamento e in collaborazione con il Mart, il MAG Museo Alto Garda inaugura sabato 25 giugno la mostra Divisionismi dopo il Divisionismo | La pittura divisa da Segantini a Bonazza, a cura di Alessandra Tiddia, curatrice Mart e coordinatrice scientifica del progetto dedicato Segantini e Arco. L’esposizione consolida il rapporto di collaborazione fra Mart e MAG avviato nel 2013 attraverso un protocollo d’intesa.
Con una selezione di opere che verifica l’estensione della poetica divisionista nel Novecento italiano, la rassegna di Arco intende collegarsi alla grande mostra del Mart.

L’Azienda per il turismo Rovereto e Vallagarina propone speciali offerte per visitare la mostra e vivere un Trentino tutto da scoprire.



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