The Others Art Fair 2026: l’arte cambia prospettiva al Parcheggio Lancia

 

The Others 2026 © Fabiana Fogagnolo

Un parcheggio di auto, trasformato in luogo di incontro con l’arte contemporanea, tra opere, installazioni e performance.

Si chiude oggi al Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri la XV edizione di The Others Art Fair, con un leggero incremento del pubblico rispetto al 2025 e riscontri positivi dei galleristi sulle vendite. Dal 29 ottobre, la fiera ha riunito 54 espositori dall’Italia e dall’estero, affiancati dal Public Program dedicato al confronto tra artisti, curatori, operatori e visitatori, e da sei premi nazionali e internazionali a sostegno della ricerca artistica.

Le code all’ingresso registrate nel weekend e la presenza di visitatori di tutte le età hanno accompagnato questa edizione. Per i suoi quindici anni, The Others ha portato l’arte contemporanea emergente e indipendente in una nuova sede nel quartiere Borgo San Paolo: un ulteriore capitolo del percorso con cui la fiera attraversa Torino, riscoprendone e reinterpretandone gli spazi attraverso la cultura.

 

«Chiudiamo questa quindicesima edizione con un leggero incremento del pubblico rispetto allo scorso anno e riscontri positivi da parte dei galleristi, che hanno espresso soddisfazione per le vendite e per i nuovi contatti avviati durante la fiera» – commenta Roberto Casiraghi, fondatore e ideatore di The Others insieme a Paola Rampini –. «All’interesse per le proposte artistiche si è accompagnata una concreta attenzione all’acquisto, sostenendo il lavoro delle gallerie e degli artisti. In questi quindici anni abbiamo attraversato luoghi diversi di Torino, mantenendo al centro la qualità della ricerca e della sperimentazione e l’incontro con il pubblico. Il Parcheggio Lancia ha aperto nuove possibilità di dialogo tra le opere e l’architettura che le accoglie. Siamo inoltre particolarmente soddisfatti di aver contribuito a portare pubblico alla vicina Fondazione Merz e alla mostra “Marisa Merz. La danza delle ore”, rafforzando il legame tra la fiera e le realtà culturali del territorio. La risposta di questa edizione ci incoraggia a proseguire lungo questo percorso».

 

Il tema “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, ideato dal direttore artistico Lorenzo Bruni, ha trovato nella nuova sede una traduzione concreta: per quattro giorni, un edificio destinato alla sosta delle automobili ha accolto ricerche artistiche e riflessioni sulle trasformazioni del presente. Ambiente, memoria, identità, lavoro e relazioni hanno attraversato le proposte degli espositori, invitando i visitatori a fermarsi, osservare e partecipare.

«Con Sosta temporanea abbiamo scelto di partire da una condizione che appartiene al nostro presente: attraversiamo continuamente luoghi, immagini e informazioni, ma raramente abbiamo il tempo di fermarci e interrogarli – sottolinea Lorenzo Bruni, direttore artistico di The Others Art Fair – Il Parcheggio Lancia, spazio pensato per una permanenza provvisoria, ci invita a trasformare la sosta in un’occasione di attenzione e di incontro. Le opere e i progetti di questa edizione propongono modi diversi di abitare il tempo e lo spazio, aprendo domande sul rapporto tra esperienze individuali e trasformazioni collettive».

 

The Others Art Fair è realizzata con il patrocinio e il sostegno di Regione Piemonte, il patrocinio della Città di Torino e della Circoscrizione 3, con il supporto della Camera di commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Gruppo IREN e la collaborazione di GTT – Gruppo Torinese Trasporti.

 

Una fiera internazionale, uno spazio aperto alla ricerca

Gallerie emergenti e consolidate, spazi indipendenti e non profit, artist-run space, home gallery e realtà editoriali hanno composto la proposta della fiera, mettendo in relazione la scena italiana con le ricerche provenienti dall’Europa e dal Sud America. Pittura, fotografia, scultura, tessile e pratiche multidisciplinari hanno restituito prospettive differenti sul contemporaneo, attraverso il dialogo tra esperienze individuali e questioni collettive.

Dalla ricerca ambientale di Roberto Ghezzi, presentata da FABER, alle opere degli artisti di Black Effect Gallery, il percorso ha intrecciato osservazione scientifica, appartenenza e rapporto tra persone e luoghi. Le proposte degli espositori hanno dialogato con l’architettura industriale del parcheggio, rendendola parte dell’esperienza di visita.

La nuova sezione Expanded Grounds – Opere fuori scala per uno spazio di sosta ha esteso questo confronto attraverso le grandi opere su carta di El Gato Chimney, il ricamo come rivendicazione dei diritti di Ruben Montini, il passaggio illusorio di Cocis Ferrari, l’installazione immersiva di Aria Ixchel Zamora Morales, la presenza monumentale di Andrea Cerruto e l’ufficio interattivo di Federica Sutti. Opere che hanno proposto modi diversi di attraversare lo spazio e interrogare il rapporto tra individuo e società.

 

Quindici anni attraverso Torino

Dalle ex carceri Le Nuove all’ex ospedale Regina Maria Adelaide, dall’ex caserma Riberi a Torino Esposizioni e agli spazi dell’ITCILO, fino al Parcheggio Lancia, The Others ha costruito la propria identità nel rapporto con luoghi diversi della città, trasformandoli temporaneamente in spazi di scoperta, produzione culturale e incontro.

La XV edizione prosegue questa ricerca, portando nel quartiere Borgo San Paolo la piattaforma temporanea dedicata all’arte contemporanea e alle relazioni che può generare. Il percorso è stato reso possibile dalla collaborazione con GTT – Gruppo Torinese Trasporti, che ha concesso l’utilizzo della struttura su indicazione dell’amministrazione comunale.

 

Il Public Program: occasioni di confronto per pubblici diversi

Il Public Program ha coinvolto artisti, curatori e professionisti della cultura. Ad accompagnare la visita, Ground Control, il programma di talk curato da Elisabetta Roncati, ha aperto spazi di confronto tra professionisti e visitatori, attraverso tavole rotonde, incontri aperti e domande raccolte dal pubblico.

I progetti speciali hanno affiancato alle arti visive la sperimentazione sonora e musicale: dal video live set inaugurale di Federica Patera e Andrea Sbra Perego, con le musiche di Piero Acuto, alla ricerca sonora dell’artista marsigliese J.J. Zana.

Il programma della giornata conclusiva ha intrecciato musica, creatività e riflessione: dal coro femminile La Bottega Musicale al laboratorio per bambini “Chi sale?”, a cura di Elena Deambrogio, fino agli incontri sull’intelligenza artificiale con Federica Sutti e sul ruolo dell’editoria con Alessandro Trapezio e Claudia Grande. Proposte rivolte a generazioni diverse, che hanno ampliato le possibilità di accesso e partecipazione alla fiera.

Le nuove generazioni tra videoarte e performance

L’attenzione alla formazione ha trovato spazio in Digital-Craft Journey, la sezione curata da Lorenzo Bruni che ha presentato i progetti di videoarte di studenti e studentesse delle Accademie d’arte e degli istituti AFAM. Tra i selezionati, Matteo Bonino e Lorena Santamaria dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, insieme a giovani autori provenienti da Bologna, Perugia, Roma, Firenze, Catania, NABA e Università IUAV di Venezia.

Il programma di performance, coordinato da Lýdia Pribišová, ha riunito i lavori degli studenti dell’Accademia di Belle Arti e Design di Bratislava e di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Con Temporary Stop, a cura di Maja Štefančíková, e The Body of Memory, a cura di Jacopo Martinotti, il corpo è diventato strumento di indagine su memoria, aspettative di genere, diritti e condizionamenti sociali.

 

Tutti i Premi della XV edizione: un sostegno alla ricerca che continua, oltre la fiera

Quest’anno sono stati 6 i premi, nazionali e internazionali – di cui cinque di acquisizione e uno di residenza - assegnati nei giorni della Fiera.

 

Il Premio promosso dalla Fondazione Nadia Zenato è stato assegnato alla serie Amalgama dell’artista peruviano Victor Zea (Lima, 1989), rappresentato dalla galleria In Casa Contemporary di Moncalieri (To). Il riconoscimento è stato conferito dalla giuria composta da Luca Panaro, direttore artistico della Fondazione e da Lorenzo Bruni, direttore artistico di The Others, con la seguente motivazione: per la capacità di attraversare identità, radici e territorio, mettendo in dialogo memoria ancestrale e contemporaneità. Attraverso la fotografia, l’artista esplora la relazione tra essere umano, natura, spiritualità e appartenenza. Queste cinque immagini sono state realizzate con una camera a foro stenopeico e un’esposizione di trenta giorni per documentare il paesaggio svizzero del Canton Ticino durante un progetto di residenza. Il Premio Fondazione Nadia Zenato conferma in occasione di The Others la volontà di valorizzare e di promuovere gli artisti che in modo sperimentale si esprimono con il linguaggio fotografico.

 

Il premio di acquisizione promosso dalla Fondazione Behnoode, organizzazione con sede a Parigi impegnata a sostenere gli artisti attraverso varie iniziative, è stato assegnato all’opera Snoopy Sprint dell’artista Heather Sundquist Hall, rappresentata dalla galleria Wonder di Roma. 

L’opera è stata scelta con la seguente motivazione: per la sua capacità di accostare immagini e significati contrastanti, un paesaggio con una verde pianura, attraversato dal vento, in cui irrompe inaspettatamente un pallone areostatico a forma di Snoopy, simbolo dell’infanzia e di una dimensione ingenua e sognante. Un contrasto che ci invita a guardare oltre le difficoltà del presente e ad allargare il nostro orizzonte. Non per distogliere lo sguardo dalla realtà, ma per ritrovare, anche nei momenti più complessi, una prospettiva diversa sul futuro.

 

Il Premio Collezione MU.RO 2026 viene assegnato ex aequo a Francesca Mazzagatti, rappresentata da BoA Spazio Arte di Bologna, e a Giulia Mazzoli, rappresentata dalla galleria Alice nello spazio latente di Venezia, “per la capacità di affrontare il tema “Appartenenze” attraverso due prospettive diverse e complementari. Nella ricerca di Francesca Mazzagatti l’appartenenza si apre a una dimensione biografica e culturale legata anche alle sue origini arbëreshë: un’identità fatta di stratificazioni, memorie e geografie che non restano immobili, ma continuano a trasformarsi. “Broken Toys” di Giulia Mazzoli guarda invece ai giocattoli come dispositivi attraverso cui impariamo a riconoscere il corpo, il linguaggio, i ruoli sociali e la comunità. Alterandone le regole e la funzione il progetto mostra quanto queste categorie possano essere fragili, instabili e aperte alla negoziazione. Le due proposte restituiscono così l’appartenenza non come un dato acquisito, ma come un processo: qualcosa che costruiamo attraverso i luoghi da cui proveniamo, le immagini che ereditiamo e le relazioni che scegliamo di abitare.

 

Quest’anno la giuria del Premio Operæ – Bordoli Collection, composta da Emilio Bordoli, Marina Sapicheva e Gloria Amorena ha assegnato il riconoscimento ex aequo a tre artisti - Dana Falconberry, rappresentata dalla galleria Wonder di Roma; Francesco Impellizzeri, rappresentato da Jus Museum di Napoli; e Angelo Demitri Morandini, rappresentato da Manuel Zoia Gallery – con le seguenti motivazioni:

L’opera “Ocotillo Dusk” di Dana Falconberry, artista e musicista del Michigan, colpisce per la sua straordinaria forza espressiva, capace di trasmettere attraverso la pittura tutta l’intensità dei colori e del paesaggio, in contrasto con la delicatezza dei toni del soggetto in primo piano: un ramo, una ramificazione vegetale, impreziosita da un intervento di ricamo. È proprio questo dialogo tra materiali e linguaggi diversi, tra la forza della pittura e la delicatezza del ricamo, a creare un equilibrio di grande suggestione. Ci piace pensare che oggi ciascuno di noi possa riconoscersi in quel piccolo ramo: un elemento fragile immerso nel caos, che riesce a trovare una propria dimensione, una forma di armonia e, infine, la propria bellezza.

L’opera “Stai una favola” di Francesco Impellizzeri esprime con grande efficacia il rapporto tra chi osserva e ciò che viene osservato, dando vita a un gioco di sguardi in cui lo spettatore diventa parte integrante dell’opera e l’opera stessa si completa attraverso la sua presenza. Un concetto che richiama la visione di De Dominicis: non siamo soltanto noi a guardare le opere, ma sono le opere a guardare noi, quasi a interrogarci e a giudicarci. Lo spettatore diventa così protagonista di un’esperienza che supera la semplice osservazione e si trasforma in un incontro. A rendere il messaggio ancora più significativo è la sua dimensione profondamente positiva, capace di restituirci uno sguardo di meraviglia e di farci sentire, anche solo per un momento, dentro una favola: un invito particolarmente prezioso in tempi così difficili.

Le opere “La Divina” e “La borsa che crolla” di Angelo Demitri Morandini, che definisce la propria ricerca Action Melting – pittura di fusione, rappresentano con grande efficacia le criticità e le contraddizioni delle forme di comunicazione contemporanee. In un momento storico in cui il cambiamento della nostra sensibilità ha creato un vuoto nei linguaggi e nella capacità di comprensione reciproca, le opere suggeriscono la necessità di colmarlo attraverso una nuova percezione delle parole, delle note musicali e degli stessi concetti di società. Una riflessione che ci invita a ripensare i codici attraverso cui comunichiamo e ci relazioniamo, immaginando nuove possibilità di fusione tra linguaggi, sensibilità e forme espressive.

Le opere premiate entreranno a far parte della Bordoli Collection, una collezione nata fra collezionisti e pensata per i collezionisti.

 

Quest'anno il Premio Fiducia e Positività di Spazio88, ideato per celebrare la capacità di un’opera d’arte di ispirare la fiducia nelle possibilità umane  e di promuovere un sentimento di sicurezza, serenità e tranquillità, è stato assegnato ex aequo a Glitch 6 di Vittorio Valiante, rappresentato da A.More Gallery di Milano e a Transitory Body di Andreas Senoner rappresentato dalla Galleria Niccolò Bonechi di Pistoia, con la seguente motivazione: Quest’anno ci siamo lasciati guidare dalle opere: le abbiamo osservate attraversando gli stand e alcune, più di altre, sono riuscite subito a catturare la nostra attenzione. È stato così per Glitch di Valiante, che ci ha colpito per il suo sguardo al tempo stesso introspettivo e aperto verso il mondo, capace di trasmettere fiducia in se stessi e consapevolezza della possibilità di muoversi liberamente verso il futuro. Ci hanno conquistato la tecnica, i suoi chiaroscuri, i passaggi cromatici e la profondità dell'immagine, che sembra emergere dalla superficie della tavola. Anche la scultura di Andreas Senoner ha saputo chiamarci a sé. A un primo sguardo, la sua presenza può suscitare una certa inquietudine, ma osservandola più attentamente si scopre una dimensione diversa: ciò che inizialmente può sembrare una copertura diventa un manto protettivo, quasi un bozzolo luminoso dal quale una figura sembra voler emergere e trasformarsi. Le tre gambe suggeriscono l'idea di un movimento, di un passo verso una nuova dimensione, di una metamorfosi vissuta con fiducia. Anche il bianco contribuisce a questa sensazione di positività e rinascita. Sono opere che, pur attraverso linguaggi e tecniche differenti, condividono la capacità di raccontare il cambiamento, la libertà e la fiducia nel futuro. Alla fine, più che sceglierle, abbiamo avuto la sensazione che fossero loro ad aver scelto noi: ci hanno chiamato e ci hanno convinto a portarle con noi.

 

Infine, il Premio Comitato PDA Amore e Colore è stato conferito a Iryna Maksymova, rappresentata da Colombo’s Gallery di Milano, che si aggiudica una residenza d’artista della durata di un mese a Torino. La giuria composta da Barbara Zileri, Claudia Bruno, Alberto Antonucci, Paola Rampini e Valentina Sicoli, ha selezionato l’artista ucraina “per la capacità di coniugare ricerca artistica, originalità espressiva e sensibilità in un linguaggio visivo intenso. Attraverso un dialogo tra colore, segno, forme e materiali, l’artista dà vita a un immaginario personale che supera la dimensione estetica per aprirsi a una riflessione più ampia sull’identità, sulla relazione e sulla condizione della donna. La sua ricerca si distingue per autenticità, libertà compositiva e capacità di trasformare l’esperienza diverse tecniche in un’espressione universale, restituendo all’arte il suo ruolo di spazio di incontro, dialogo e condivisione. Un riconoscimento a una pratica artistica capace di unire qualità formale, profondità espressiva e valore culturale, un racconto personale e collettivo fatto anche attraverso le tradizioni e l’uso e l’impiego di diverse tecniche espressive come la tecnica dell’arazzo”.

 

Cultural Partner: Accademia di Belle Arti e Design Bratislava, NABA Nuova Accademia di Belle Arti
Media Partner: Artribune, Exibart, Lucy
Technical Partner: Fast Events, Frequenze Service, Spazio88
Food and Beverage: TO BE, con la collaborazione di Canone Occidentale – Metzler 

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