Intervista a cura di Domenico Carriero.
Tra lettere del dopoguerra, musica indipendente e la rassegnazione dei trentenni di oggi, il romanzo di Daniela Quadrante esplora le fragilità di una gioventù "negletta".
Dietro il misterioso titolo campano "Sciartapelle", che nell’intervista l'autrice Daniela Quadrante preferisce non svelare per non rovinare la sorpresa alla lettura, si nasconde molto più di una semplice trama sentimentale. Il romanzo segue da vicino le vicende di Beatrice, una progettista precaria intrappolata nella grigia periferia milanese e in un'alienante routine lavorativa scandita da orari d'ufficio e dall'attesa delle ferie. Definita ironicamente come una "trentenne sfigata" a cui non ne va dritta una, Beatrice diventa il simbolo disilluso di una specifica fascia demografica.
Il libro si configura come un ritratto crudo e autoironico di coloro che sono nati tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta. È la generazione cresciuta con la promessa, reiterata da genitori e tv, di un futuro prospero in cui ci si sarebbe potuti permettere il lusso di scegliere la propria professione, che fosse l'architetto o la giornalista. Quella certezza è stata però spazzata via dalla crisi economica del 2008, che ha confinato i neolaureati in un "derby sociale" fatto di contratti a termine e finte Partite Iva. Citando il saggio "I Rassegnati" di Tommaso Labate, l'autrice dipinge questa coorte come "negletta", poiché schiacciata dai cambiamenti economici senza mai ricevere l'attenzione mediatica riservata ai veri e propri Millennials.
La monotonia di Beatrice, che convive con una depressione portata a spasso "come un cane", subisce una scossa grazie a due eventi paralleli. Durante il sopralluogo in un appartamento da ristrutturare, la protagonista ritrova una scatola d'ebano contenente delle lettere d'amore del 1946 scritte da Vincenzo a Lilina. Questo carteggio innesca un profondo parallelismo sentimentale tra l'epoca ricca di speranza del dopoguerra e l'incertezza contemporanea. Contemporaneamente, l'osservazione dalla finestra di un misterioso ragazzo intento a leggere su un'amaca irrompe nel suo presente, scuotendola dalla paralisi.
Oltre alla fine introspezione psicologica
di Beatrice, che manifesta tratti di neurodivergenza e una marcata tendenza
all'autosabotaggio relazionale per la paura di sbagliare, Sciartapelle
spicca per essere un vero e proprio "romanzo musicale". Ogni capitolo
è scandito da un brano della musica indipendente italiana, con incursioni che
vanno da I Cani, Baustelle e Afterhours fino a Lucio Battisti, mentre i
pensieri della protagonista trovano rifugio anche nella confortante tradizione
del teatro partenopeo di Eduardo De Filippo. L'opera sfugge volutamente alle
facili etichette: non è solo un romanzo rosa, ma una riflessione aperta, priva
di toni didascalici, che affida al lettore il compito di trovarvi il proprio
personale significato, navigando tra critica sociale, ironia cinica e il
delicato tentativo di imparare ad amare.


