Roberto Vallerignani: «“Ballarò” nasce contro l’insopportabile indifferenza che riduce gli esseri umani a fredda contabilità»

Con il nuovo singolo Ballarò, Roberto Vallerignani firma un’opera di forte impegno civile che punta i riflettori sulla tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo e sull'apatia sociale. Tra radici progressive rock e cantautorato italiano, l’artista racconta a Fattitaliani la nascita del pezzo, il contrasto visivo del videoclip tra intelligenza artificiale e filmati reali della Guardia Costiera, e i suoi prossimi passi discografici.

 

Parliamo del tuo nuovo singolo, "Ballarò", un brano di forte impegno civile che accende i riflettori sulla crisi migratoria nel Mediterraneo e sull'indifferenza sociale: com'è nata l'urgenza di scriverlo e cosa rappresenta per te questo tassello del tuo percorso artistico?

Dalla insopportabile indifferenza che ammanta l’argomento, spesso retrocesso a una contabilità fredda e ipocrita. Come se quei numeri non fossero esseri umani. Il Mar Mediterraneo è stato per secoli luogo di contaminazioni, di scambi di culture, di commercio. Ora si è trasformato in una tomba di creature che cercano qualche Speranza altrove.

Il videoclip ufficiale è un'opera visiva molto intensa in bianco e nero, dove hai unito elementi di fiction generati dall'AI a immagini documentarie autentiche della Guardia Costiera: qual è l'idea concettuale dietro questa scelta di contrasto e impatto visivo?

Volevo sottolineare il contrasto tra fiction e realtà, dove la realtà è molto più cruda della fiction.

La tua scrittura affonda le radici nel grande cantautorato italiano innervandosi con sfumature del progressive classico: quali sono gli artisti e le formazioni storiche che hanno maggiormente formato la tua identità e il tuo modo di comporre?

C’è, soprattutto in questo brano, una sorta di contaminazione fra due amori: il rock progressive e la canzone d’autore. Ricordo che la PFM fece un meraviglioso tour con Fabrizio De André, che Finardi pescava musicisti dagli Area e che Mauro Pagani ha arrangiato l’ultimo periodo di De André. Evidentemente questa attrazione esiste da tempo.

Come e quando è iniziato il tuo viaggio con la musica, e in che momento hai capito che la forma-canzone sarebbe stata il tuo strumento privilegiato per osservare e raccontare la realtà?

In primo liceo iniziai a suonare la chitarra. In quarto, con un mio amico, avevamo messo su un gruppo che preferiva suonare musica propria piuttosto che cover. I nostri testi erano già allora molto studiati, anche se erano al servizio della struttura sonora. Il cambio di passo è avvenuto con la mia esperienza di produttore di un gruppo che faceva cover di De André, è nata lì la voglia di provare un nuovo sistema espressivo, dove la parola conquistava spazio, era centrale.

Guardando alla scena musicale contemporanea (o al panorama d'autore), con quale artista ti piacerebbe incrociare voce, penna e sensibilità, e per quale motivo?

Nell’album “Dell’amore e di altre inezie” ci sono brani pensati per alcuni artisti. Ballarò l’ho immaginata per Luca Persico dei 99 Posse, Maria per la voce di Fiorella Mannoia e Mussola Rosa per Tiziano Ferro. Chissà!

Dopo l'uscita di "Ballarò", quali saranno i tuoi prossimi passi e progetti per il futuro: possiamo aspettarci un concept album o nuovi appuntamenti dal vivo?

Intanto stiamo lavorando all’uscita di un secondo singolo, vedendo l’impatto che avrà penseremo a qualche uscita live. Intanto sto lavorando a un nuovo album progressive, il secondo episodio di Camel Obsession.

 

Fattitaliani

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