Secondo i risultati del sondaggio Euroscope di Polling Europe (l'opinione pubblica europea mostra un orientamento fortemente pragmatico legato a questioni economiche e di sicurezza)
Sei europei su dieci vorrebbero
tornare a comprare gas da Mosca, quasi uno su tre anche prima della fine della
guerra, con l’Italia in testa. Il Vecchio continente tifa Democratici in vista
del voto Usa e guarda con pessimismo
all’immigrazione.
Questo pragmatismo economico, come evidenzia lo studio, scavalca spesso le posizioni ufficiali dei governi e le stesse barriere politiche, coinvolgendo non solo gli elettori dei partiti tradizionalmente più vicini alla Russia o euroscettici, ma anche la maggioranza degli elettori delle forze di centro (come PPE e Renew) che sostengono la Commissione Europea.
In questo quadro l’Italia si
distingue come il Paese più disponibile ad acquistare gas russo. Il 69% degli
italiani è favorevole e il 38% accetterebbe di riaprire i rubinetti anche a
guerra in corso, la quota più alta tra i grandi Stati membri. È un dato che si
presta a più letture. Da un lato riflette il peso che la crisi energetica ha
avuto su famiglie e imprese dopo il 2022, in un Paese che per decenni è stato
tra i principali clienti di Gazprom. Spagna (65%) e Germania (63%) si collocano
poco sotto, mentre la Francia appare più incerta, con il 48% di favorevoli e il
22% di indecisi. La Polonia resta l’eccezione più evidente: il 35% si dice
contrario, il valore più alto del campione, a conferma di come la percezione
della minaccia russa cambi radicalmente spostandosi da ovest verso est. Ancora
più interessante è la distribuzione politica. Che gli elettori delle formazioni
più radicali siano favorevoli non sorprende: tra quelli di Europa delle nazioni
sovrane (Esn) il sì arriva all’84%, con il 60% pronto a riprendere gli acquisti
senza attendere la pace, e quote superiori alla media si registrano anche tra
Sinistra, Patrioti ed Ecr. Il dato più significativo arriva però dal centro
dello schieramento. Anche tra gli elettori del Ppe (61%) e di Renew (63%) la
maggioranza è favorevole, sebbene preferisca in larga parte attendere la fine
del conflitto. Solo tra i Verdi i contrari raggiungono un peso rilevante (36%).
In altre parole, l’idea di un ritorno al gas russo non è più confinata ai
margini del sistema politico, ma attraversa anche l’elettorato delle forze che
sostengono la Commissione. Lo stesso pragmatismo emerge quando il sondaggio
chiede in quali ambiti i Paesi dovrebbero cooperare e mostrarsi solidali tra
loro. In testa ci sono la difesa dei diritti umani (60%), la risposta a
calamità naturali e pandemie (57%) e la tutela dell’ambiente (54%), temi su cui
il consenso è largo e trasversale. La difesa reciproca in caso di invasione da
parte di un altro Paese, cioè il cuore dell’impegno collettivo su cui si
reggono la Nato e la clausola di mutua assistenza dei Trattati europei, si
ferma invece al 48%. Anche qui la geografia pesa più di ogni altra variabile.
In Polonia il sostegno alla difesa comune sale al 57%, nell’Europa
centro-orientale al 55%, mentre in Italia scende al 40%, il valore più basso
tra i Paesi analizzati, con Germania (43%) e Francia (44%) di poco sopra. È la
fotografia di un’Unione in cui la minaccia viene percepita con intensità molto
diversa a seconda della distanza dal fronte, una distanza che inevitabilmente
si riflette sul consenso attorno agli sforzi di riarmo. Sul piano politico la
linea di frattura è netta: la cooperazione difensiva è sostenuta soprattutto
dagli elettori del Ppe (60%) e di Renew (56%), e crolla tra quelli della
Sinistra (39%) e di Esn (34%). Lo sguardo si sposta poi oltreoceano, dove il 3
novembre gli americani tornano alle urne per il voto di metà mandato. Il 58%
degli europei spera in una vittoria del Partito democratico, appena il 18% in
un successo repubblicano, mentre quasi uno su quattro (24%) non si riconosce in
nessuno dei due. L’Italia è tra i Paesi più schierati, con il 64% di preferenze
per i Democratici e appena il 14% per i Repubblicani, un livello analogo a
quello del Nord Europa. Più freddo il fianco orientale: nell’Europa
centro-orientale i Democratici si fermano al 48% e in Polonia al 43%, mentre i
Repubblicani salgono al 25%. Un risultato coerente con il rapporto privilegiato
che Varsavia ha costruito con Washington sul piano della sicurezza, a
prescindere dal colore dell’amministrazione. Il dato forse più sorprendente
riguarda però le destre europee. Anche tra gli elettori dei Patrioti (45%
contro 32%), dell’Ecr (41% contro 33%) e di Esn (41% contro 31%) la preferenza
va ai Democratici. L’affinità che molti leader sovranisti rivendicano con il
trumpismo, insomma, non si trasmette automaticamente alla loro base, che sembra
guardare agli Stati Uniti con occhi più europei che di partito. Sul fronte
interno, l’immigrazione irregolare si conferma uno dei temi più sensibili. Il
54% degli europei ritiene che la situazione stia peggiorando, contro un modesto
15% che intravede miglioramenti. La percezione è particolarmente cupa in Spagna
(76%), Polonia (66%) e Francia (57%). L’Italia, per anni principale approdo
della rotta del Mediterraneo centrale, si colloca invece sotto la media (47%),
con quasi un terzo degli intervistati (32%) che considera la situazione
stabile. Ancora più distante la Germania, dove solo il 38% vede un
peggioramento e un quarto del campione registra progressi. Tra gli elettori dei
Patrioti, al contrario, la quota dei pessimisti sale al 75%: segno che la
lettura del fenomeno resta strettamente legata all’orientamento politico. Più
incoraggiante, dal punto di vista di Bruxelles, è il quadro sull’integrazione
del mercato bancario europeo, uno dei cantieri su cui l’Unione punta per
rilanciare la propria competitività. Il 54% sostiene la riforma e il 24% si
oppone, mentre poco più di un intervistato su cinque non ha un’opinione, a
riprova di quanto il tema resti tecnico e lontano dal dibattito pubblico. Il
sostegno è più forte nel Sud, in Spagna (66%) e in Italia (58%, con appena il
16% di contrari), più debole in Germania (48%) e in Francia (41%), dove un
terzo degli intervistati non sa rispondere. Sul piano politico le forze della
maggioranza europea si mostrano compatte, con Renew al 69% e Ppe, Socialisti e
Verdi al 67%, mentre Esn è l’unico gruppo in cui prevalgono i contrari (48%
contro 37%). Il pragmatismo torna anche nelle priorità per i trasporti. Più che
sulle tecnologie emergenti, gli europei chiedono di investire sulle
infrastrutture tradizionali: strade e autostrade (39%) e ferrovie (38%)
precedono idrogeno e biocarburanti (33%), mentre l’elettrificazione del
trasporto su strada si ferma al 22%. In Italia la ferrovia è la priorità
assoluta (45%), nell’Europa centro-orientale prevale la rete stradale (52%).
Resta tiepido l’entusiasmo per la guida assistita e autonoma: solo il 35%
ritiene importante investirci, il 31% lo considera giusto ma non prioritario e
il 22% una scelta sbagliata, quota che in Francia sale al 32%. Sul riciclo il
72% le considera utili o necessarie per aumentare l’uso di materiali riciclati,
mentre solo il 18% giudica sufficiente l’impegno attuale dei produttori. Nel
complesso, secondo Polling Europe, il quadro che emerge è quello di un’opinione
pubblica ancora legata alla cooperazione internazionale, ma sempre più
orientata da preoccupazioni concrete su sicurezza, mobilità, migrazioni e
resilienza economica.
• Gas russo: Il 62% degli europei
vorrebbe tornare ad acquistare gas da Mosca. Di questi, il 32% porrebbe come
condizione la fine della guerra in Ucraina, mentre il 30% lo farebbe a
prescindere dal conflitto. L'Italia è in testa con il 69% di favorevoli (di cui
il 38% anche a guerra in corso).
• Elezioni Usa: Il 58% degli
europei tifa per il Partito Democratico in vista del voto statunitense, contro
appena il 18% che sostiene i Repubblicani (il 24% non si riconosce in nessuno
dei due). L'Italia si allinea con il 64% a favore dei Democratici.
• Immigrazione: Il 54% degli
intervistati ritiene che la situazione dell'immigrazione irregolare stia
peggiorando (con picchi del 76% in Spagna e del 66% in Polonia). L'Italia si
attesta sotto la media, al 47%.
• Integrazione bancaria: Il 54%
sostiene la riforma del mercato bancario europeo per rilanciare la
competitività (contro il 24% di contrari), con un forte consenso in Spagna
(66%) e Italia (58%).
• Difesa comune: Solo il 48%
degli europei supporta la difesa reciproca in caso di invasione (con l'Italia
al minimo del 40%, mentre la Polonia sale al 57%).
Più che dalle appartenenze
ideologiche, gli europei sembrano guidati dalla ricerca di stabilità,
protezione e risultati tangibili. Una lettura che il dato sul gas russo,
trasversale a quasi tutte le famiglie politiche, conferma con particolare
evidenza.
Antonio Speranza reporter


