Antonino Muscaglione per Fattitaliani
Con “Comme me manche” (video) Gianni Fiorellino apre un nuovo
capitolo del suo percorso musicale, mescolando la tradizione melodica con
sonorità deep house. Un singolo che anticipa l'album atteso nella primavera
2027 e racconta la voglia di rimettersi continuamente in gioco. Dopo aver
radunato 17.000 spettatori allo Stadio Diego Armando Maradona e aver
conquistato il pubblico della Reggia di Caserta con un concerto davanti a oltre
9.000 persone, il cantautore napoletano torna a incontrare il suo pubblico in
una dimensione più raccolta, dove la musica può ritrovare una particolare
intensità e un rapporto ancora più diretto con chi ascolta.
Il tour, in programma tra novembre e dicembre,
attraverserà diverse città italiane, da Piano di Sorrento a Catania, passando
per Milano, Modena e la Puglia, fino agli appuntamenti natalizi nella sua
Napoli. Un percorso che ripercorre una carriera ricca di esperienze e di
successi, costruita intorno a una forte identità melodica e a una vocalità
capace di coniugare energia e trasporto emotivo.
Intanto, Fiorellino guarda anche al futuro con «Comme
me manche», il nuovo singolo che anticipa l'album di inediti previsto per la
primavera 2027. Un brano che sorprende per l'incontro tra pulsazioni deep house
e tradizione melodica, confermando la volontà dell'artista di non fermarsi a
una formula consolidata, ma di esplorare nuove possibilità espressive senza
perdere il legame con le proprie radici.
Di questo nuovo capitolo musicale, delle scelte compositive, del suo percorso artistico e dei ricordi legati al Festival di Sanremo abbiamo parlato con Gianni Fiorellino, partendo proprio dalla voglia di continuare a mettersi in gioco e di sorprendere il proprio pubblico.
Con 'Comme me manche' sperimenti sonorità deep house.
Da dove nasce questa scelta?
«Mettere la mia tradizione melodica al servizio di nuove sonorità è un'esigenza artistica, prima ancora che una scelta. È un esperimento che ho fatto diverse volte nel corso della mia carriera. Mi sono confrontato anche con il rock, un genere che, contrariamente a quanto si possa pensare, ha una componente melodica molto forte: basti pensare a musicisti come Gary Moore. Vengo da esperienze e ascolti differenti, perché credo che la musica abbia tante sfaccettature e che non bisogna mai smettere di esplorarle. In questo caso ho voluto far dialogare la mia identità musicale con un linguaggio più contemporaneo, lasciando che la melodia incontrasse le pulsazioni elettroniche della deep house.»
Il brano racconta un amore che non si è mai spento.
Quanto c'è di personale in questa storia?
«Non è un brano autobiografico e, per fortuna, non ho particolari problemi di cuore! In questo caso il processo creativo è partito dalla musica: è nato prima il beat, poi ho costruito sopra la melodia e successivamente è arrivato il testo. Mi piace lasciarmi guidare anche da questo tipo di percorso, senza partire necessariamente da una storia da raccontare. Il risultato è una canzone che parla di nostalgia, rimpianto e desiderio di ritrovarsi, ma che non va letta come una confessione personale.»
Perché hai scelto di alternare napoletano e italiano
nel testo?
«Io penso le canzoni in napoletano, ragiono in napoletano. È la lingua con cui mi viene naturale dare forma ai pensieri e alle emozioni. Quando scrivo, però, cerco anche il suono giusto: se una frase in italiano funziona meglio musicalmente, se trova il suo spazio nella melodia, non ho difficoltà a inserirla. È una questione di musicalità, di vestito che la parola assume all'interno della canzone. Non parto da una regola linguistica, ma da quello che sento più adatto al brano.»
Hai iniziato giovanissimo e pubblicato 18 album. Cosa
è cambiato nel tuo modo di fare musica?
«È cambiato tante volte, ho vissuto corsi e ricorsi, momenti di grande entusiasmo e altri più difficili. Sono caduto mille volte e altrettante sono risalito grazie alla musica. Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa, contribuendo a formare l'artista che sono oggi. Ci sono traguardi che hanno un significato particolare, come cantare allo stadio Diego Armando Maradona davanti a 17.000 persone: un'emozione difficile da descrivere, soprattutto pensando al percorso che mi ha portato fin lì. La musica è stata sempre il mio punto di riferimento, la possibilità di ripartire e trovare nuove motivazioni.»
Hai partecipato due volte a Sanremo, nel 2002 e nel
2003. Che ricordo conservi del Festival? Che ricordi conservi di Pippo Baudo?
«Il primo pensiero va inevitabilmente a Pippo Baudo, che considero il maestro di tutti. È stato un grande “professore dell'arte dello spettacolo”, una figura capace di creare e lasciare un segno profondo nella storia della televisione e della musica italiana. Erano anni particolari, in cui il Festival ruotava moltissimo intorno alla sua figura e alla sua capacità di guidare la manifestazione. Oggi il mondo musicale è cambiato e chi arriva deve necessariamente confrontarsi con la modernità e con nuovi linguaggi. Ma l'insegnamento di Baudo resta fondamentale: sapeva riconoscere il talento e dare spazio agli artisti.»
A primavera 2027 uscirà il nuovo album. Quali sono i
tuoi prossimi progetti?
«Intanto continuo con i concerti: sabato partirò da Piano di Sorrento e porterò sul palco uno spettacolo costruito anche intorno alle canzoni che il pubblico conosce e ama. Mi piace regalare emozioni e vedere le persone cantare insieme a me, ritrovare i brani più popolari e condividere con il pubblico quel rapporto che si crea soltanto dal vivo. Parallelamente sto lavorando al nuovo album. Sto scrivendo i pezzi, cambiando e rivedendo alcune parti, cercando ogni volta la soluzione migliore. A volte parto dal pianoforte, altre dalla chitarra, altre ancora scrivo senza avere uno strumento tra le mani. È un lavoro in evoluzione, che voglio portare a compimento prima della primavera 2027.»
Qui il calendario degli appuntamenti:
7
novembre – Piano di Sorrento (NA) – Teatro
Delle Rose;
19
novembre – Catania – Teatro Ambasciatori;
20
novembre – Catania – Teatro Ambasciatori;
27
novembre – Milano – EcoTeatro;
28
novembre – Modena – Teatro Michelangelo;
4
dicembre – Taranto – Teatro Orfeo;
6
dicembre – Lucera (FG) – Cinema Teatro
dell’Opera;
Dal
25 al 30 dicembre – Napoli – Teatro
Troisi.
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