Antonino
Muscaglione per Fattitaliani
(video) 'Impossible
Escape' è il nuovo album dei Venus Ship pubblicato da Irma Records:
sei tracce che attraversano territori musicali diversi, dall’hard rock all’hip
hop, dal funk cinematografico allo swing orchestrale degli anni '30, fino alle
radici sonore di New Orleans. Un mosaico che utilizza il contrasto come
elemento creativo e come chiave per leggere le tensioni del presente.
Il conflitto è il filo conduttore del disco, quello
che esplode nelle guerre e nelle repressioni politiche, ma anche quello più
intimo, che attraversa le fratture interiori e le contraddizioni dell’identità.
I Venus Ship proseguono così il percorso avviato con Underground Foxes
nel 2025, rilanciando un’idea di musica che non si limita a intrattenere, ma
può diventare uno strumento di denuncia e resistenza. Le sonorità del passato
non sono semplici citazioni, bensì materiali da rimettere in circolo, capaci di
ritrovare una sorprendente attualità.
A introdurre il nuovo lavoro è Venus Against,
realizzato con il rapper Solomon B: un brano in cui l’energia dell’hard rock
incontra il flow dell’hip hop, mentre i riff di chitarra elettrica e organo
Hammond si intrecciano con gli interventi dei fiati, richiamando tanto il rock
degli anni Settanta quanto lo spirito punk e antagonista dei Novanta. Anche il
videoclip, girato durante una sessione di registrazione con i musicisti riuniti
nella stessa stanza, restituisce questa tensione attraverso la dimensione
concreta del suonare insieme, senza filtri né sovrastrutture.
Con Impossible Escape, i Venus Ship scelgono dunque
di non addomesticare le differenze, ma di farle dialogare, trasformando la
contaminazione in una presa di posizione artistica. Ne parliamo con la band,
per entrare nel cuore di un progetto che guarda alle contraddizioni del mondo
senza rinunciare alla forza espressiva della musica.
Il
vostro sound nasce dall’incrocio di molti mondi: come scegliete quali far
convivere in un brano?
«Tutti i generi che orbitano attorno alla musica di Venus Ship hanno, per
noi, una matrice comune: il blues. Lo consideriamo il tronco dell’albero della
Black Music, una radice da cui attingiamo continuamente idee e sonorità. Jazz,
soul, funk, hip hop, rock e gli altri linguaggi rappresentano, sempre dal
nostro punto di vista, i rami di questo stesso albero. Il punto centrale, però,
è il modo in cui questi linguaggi vengono rielaborati. La musica di Venus Ship
nasce da un’unica visione compositiva: nel 99% dei casi è Ugo a scrivere e
arrangiare i brani, filtrando questi linguaggi attraverso una linea comune che
li tenga insieme, anche quando si muovono in direzioni stilistiche differenti.
A dare voce a questa scrittura è il collettivo, la cui base è formata
stabilmente da nove musicisti: Andrea Salvato al flauto, Marco Vecchio al sax
alto, Federico Privitera alla tromba, Giuseppe Lastella al trombone, Michele
Murgioni al basso tuba, Ugo Moroni alla chitarra, Daniele Marrone al basso
elettrico, Mattia Bassetti alla batteria e Michael Harding alle percussioni.
Ognuno contribuisce con la propria personalità e sensibilità musicale. È
nell’incontro tra una visione compositiva unitaria e queste diverse identità
che prende forma il suono di Venus Ship.»
In
“Impossible Escape” passate dal funk all’hard rock, dallo swing all’hip hop:
come avete costruito la scaletta e il viaggio sonoro del nuovo disco?
«La scaletta non segue un percorso narrativo prestabilito, lasciamo che ogni
brano abbia una propria identità e una propria direzione. Il metodo di
scrittura parte generalmente da un groove di batteria e da una linea di basso
che definiscono un’identità stilistica, suggerendo fin dall’inizio che tipo di
brano si vuole costruire. Da lì si sviluppa un iter di scrittura di
impostazione accademica, cercando però di stravolgere le forme e di
allontanarsi dalle soluzioni più prevedibili, mantenendo una coerenza
stilistica con il punto di partenza. È questo approccio che ci permette di
passare dal funk all’hard rock, dallo swing all’hip hop senza dover ricondurre
tutto a un unico genere. Non cerchiamo di uniformare le sonorità del disco: ci
interessa esplorare linguaggi diversi, lasciando che ciascun brano sviluppi le
proprie possibilità senza perdere la propria identità.»
Quanto
conta per voi il rapporto tra suono e parole?
«Per noi il rapporto tra suono e parole passa soprattutto attraverso
le storie e l’immaginario che accompagnano la musica. Così come la scrittura
musicale viene filtrata dalla penna di Ugo, la dimensione narrativa del
progetto prende forma attraverso Michele, che attinge a trame cinematografiche,
storie di lotta e figure a cui dedichiamo la nostra musica, costruendo un
immaginario che dialoga con le composizioni e ne amplia le possibilità di
lettura.
Con 'Impossible Escape' ci siamo confrontati con la figura di Sante Notarnicola
e con il suo libro Evasione impossibile. Per noi Notarnicola rappresenta la
capacità di non piegarsi alle condizioni imposte e di conservare una dimensione
umana e una volontà di lotta anche quando tutto sembra spingere verso la
rassegnazione. Non cerchiamo di tradurre questi temi in slogan: ci interessa
raccontare storie che, entrando in relazione con la musica, possano stimolare
riflessioni e mettere in discussione ciò che viene presentato come
inevitabile.»
“Venus
Against” mette insieme riff hard rock, fiati, Hammond e il flow di Solomon B:
da dove nasce questo incontro così energico?
«Rock, funk, punk, hip hop e scrittura per grandi organici fanno parte
dell’universo musicale di Venus Ship e del suo compositore e arrangiatore. In
Venus Against questa ricerca si traduce in un intreccio di riff di matrice hard
rock, sonorità funk e un lavoro di contrappunto tra le diverse voci della
sezione fiati, che dialogano con chitarra e Hammond. Linguaggi ed epoche
differenti non vengono semplicemente accostati, ma rielaborati all’interno di una
scrittura che cerca un equilibrio tra energia ritmica e complessità
dell’arrangiamento.
Il testo di Solomon B è arrivato in un secondo momento ed Il suo flow e la sua
interpretazione hanno dato al brano una nuova dimensione, entrando
perfettamente in relazione con l’universo sonoro di Venus Ship.»
Nel
video di “Venus Against” suonate tutti nella stessa stanza, con un’energia
molto vicina a quella di un live: cosa cambia per voi quando un brano viene
suonato insieme?
«Il videoclip mostra fedelmente come incidiamo la nostra musica in studio.
Alla base c’è il desiderio di restituire un’immagine reale di quello che siamo
e di come lavoriamo. C’è anche un aspetto molto concreto: gli studi di
registrazione sono costosi, quindi suonare insieme ci permette di lavorare in
maniera agile e veloce. L’intero disco 'Impossible Escape' è stato registrato
in circa cinque ore effettive di riprese. Questo è possibile grazie alle
capacità tecniche e alla concentrazione di tutti i musicisti: spesso un brano
si chiude in due o tre take, qualche volta è buona la prima.
Per noi, quindi, suonare insieme non è soltanto una scelta estetica, ma anche
un modo di lavorare che rispecchia la natura stessa della band.»
Siete
in nove, con strumenti e ruoli molto diversi: come nasce una scelta artistica
all’interno della collettiva (già in passato mi avete raccontato il valore che
date alla definizione di “collettiva”) e quanto spazio lasciate alla dimensione
individuale?
«La direzione artistica e il contributo individuale
convivono attraverso una suddivisione dei ruoli che permette a ognuno di
mettere a disposizione le proprie competenze, cercando di non calpestarsi i
piedi. Come già detto, Ugo si occupa della parte musicale, Michele contribuisce
a costruire l’immaginario e la dimensione narrativa del progetto, Andrea segue
i social network e la comunicazione. Anche l’organizzazione delle date e la
gestione economica vengono condivise tra i membri della band, in base alla
disponibilità di ciascuno. Ognuno ha il proprio ambito di responsabilità, ma
questo non significa lavorare in compartimenti stagni... essendo prima di tutto
amici, finiamo inevitabilmente per influenzarci a vicenda, ed il progetto
cresce proprio attraverso questo scambio continuo.»
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