L'AI nella comunicazione costa credibilità, se non è guidata
Lo stesso principio di fiducia condizionata emerge, con toni ancora più netti, quando si parla di comunicazione di brand. Il 56% degli studenti (percentuale che sale al 66% tra gli studenti internazionali) associa l'uso dell'AI nella comunicazione aziendale a una perdita di prestigio del marchio. Il 72% considera la comunicazione generata dall'AI intrinsecamente artificiale e priva di calore, e il 68% giudica inappropriato l'uso dell'AI in campagne costruite sul valore dell'autenticità - una soglia che sale al 73% tra le studentesse.
Anche qui, il giudizio non è un rifiuto della tecnologia ma una richiesta di intenzionalità: per l'84% degli studenti l'artigianalità e il lavoro umano restano requisiti insostituibili per il valore reale di un brand, e il 77% dichiara una diffidenza strutturale verso contenuti sponsorizzati da avatar o influencer artificiali rispetto a persone reali.
Come dichiarato da Guido Tattoni, Direttore di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, nell’introduzione della ricerca, «l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella formazione artistica pone una questione più interessante di quella, ormai piuttosto sterile, se sia opportuno utilizzarla oppure no. L’AI è già parte dell’ambiente nel quale gli studenti e le studentesse dell’Accademia studiano, progettano, comunicano e produrranno il proprio lavoro. Il compito della formazione è quindi un altro: aiutare le persone a rendersi capaci di comprenderla, interrogarla e decidere consapevolmente quale ruolo assegnarle nei processi creativi.»
«Nel confronto quotidiano con gli studenti emerge una relazione con l’AI fatta di curiosità, sperimentazione e, allo stesso tempo, di forte pensiero critico - dichiara la docente dell’Accademia Gloria Maria Cappelletti, coordinatrice della fase qualitativa della ricerca. - Per noi ascoltare questa generazione è fondamentale, perché stiamo attraversando una trasformazione che è ancora tutta da comprendere e costruire: non si tratta soltanto di insegnare ai giovani come orientarsi nell’AI, ma di orientarci insieme, mettendo in dialogo le loro domande e sensibilità con la nostra esperienza, per immaginare nuovi modi di creare, pensare e lavorare.»