Antonino Muscaglione per Fattitaliani
(video) C’è un momento in cui smettere di avere paura
significa cominciare a credere davvero in ciò che desideriamo. È da questa
intuizione che nasce 'Straordinario', il nuovo singolo di Rossella, disponibile dal 9
ottobre sulle piattaforme digitali e in radio. Un brano che mette al centro il
potere dei desideri e la possibilità di trasformare le proprie aspirazioni in
una direzione concreta, facendo del manifesting non soltanto una pratica
spirituale, ma un modo di guardare alla vita con maggiore consapevolezza.
Definito dalla stessa artista il suo pezzo più
spirituale, 'Straordinario'
invita a superare i condizionamenti e a riconoscere nella paura non un
ostacolo, ma un’occasione per mettersi in movimento. Un messaggio racchiuso in
una frase che diventa una vera dichiarazione d’intenti: desiderare è un atto di
ribellione.
Con questo nuovo singolo, Rossella prosegue un percorso artistico in cui musica e dimensione personale si incontrano, lasciando spazio a una ricerca che non riguarda soltanto le sonorità, ma anche il rapporto con se stessi e con ciò che si vuole diventare.
Da “Sempre” a oggi, come si
è evoluta la tua identità artistica?
«Da 'Sempre' ad oggi sono usciti tanti lati di me, ognuno vero, sincero. Sono cresciuta come persona, come artista, tante canzoni le avevo già da parte, altre sono state scritte di recente come 'Straordinario', dentro questa canzone credo ci sia il percorso di crescita che deriva dall'aver messo le mani in pasta. Ho cominciato a fare musica sul serio, sul campo. Oggi ho una maggiore consapevolezza di quello che sto facendo a livello artistico e anche una maggiore libertà di far uscire dei lati diversi, strani, particolari. Spero che si sia un filo conduttore che sia percepito da chi ascolta la mia musica.»
In “Straordinario”
desiderare è un atto di ribellione: contro cosa?
«La ribellione l'ho intesa anche alla vita in generale, agli stereotipi, alle aspettative, siamo in un mondo che da una parte ci dice che tutto è possibile, dall'altra parte è anche molto difficile per noi giovani che ci stiamo affacciando adesso nel mondo del lavoro. È un mondo che a volte spegne il desiderio nella misura in cui ci costringe a correre, a fare tremila cose, questo non ci dà il tempo di ascoltarci dentro. Mi hanno aiutato dei video che avevo visto molto tempo fa di Igor Sibaldi in cui parlava del desiderio. Lui ha inventato una tecnica dei 101 desideri, che è, se ci pensi, una tecnica ambiziosa, vivere tutti questi sogni non è facile, significa fare un lavoro di scavo che non sempre facciamo. Pensa, se venisse domani un genio e mi chiedesse tre desideri, non è detto che tutti ce li abbiamo pronti, questo ci fa capire che siamo disabituati al desiderio, desiderio vuol dire “volere qualcosa di diverso”. Ciò non vuol dire non apprezzare la realtà, ma avere anche il coraggio di immaginare per se stessi qualcosa di inimmaginabile... di “straordinario”!»
Come si trasforma la paura
in una spinta a crescere?
«Fin da piccola ho viaggiato con la fantasia, ma per dirlo ad alta voce c'è voluta la psicoterapia, per formularlo a parole e cominciare a perseguirlo nei fatti. È stato un percorso di analisi che ho fatto con me stessa. Ma sai, alla fine nella natura dell'essere umano c'è il desiderio, è tirarlo fuori, togliere le sovrastrutture. Capita che le persone che ci stanno vicine, magari lo fanno per proteggerti, bloccano un desiderio.»
Magari anche le aspettative
che possono avere gli altri...
«Anche, sì. Nel mio caso dire: “voglio fare la cantante” sembrava una cosa ambiziosa, quasi presuntuosa da dire, io per anni l'ho tenuta da parte perché mi sembrava troppo, o non mi sembrava possibile, c'è una disabitudine al desiderio, anche perché il desiderio è bello, è come avere un foglio bianco davanti, puoi scrivere quello che ti pare, il problema è che per scrivere qualcosa ti devi guardare dentro, e, inutile a dirsi, si combatte anche con tante aspettative sociali, con un ambiente che a volte giudica, quindi non è così facile, non è facile esprimere un desiderio, è un atto di ribellione. Il desiderio è un atto rivoluzionario.»
È tua la voce della bambina
quella che chiude la canzone?
«No, però guarda, la bambina è la protagonista del videoclip di 'Filorosso', quindi in qualche modo è un po' me quella bimba, siamo collegate.»
Come hai unito spiritualità
e leggerezza pop nel brano?
«È venuta in maniera spontanea, è la cosa che più mi
ha soddisfatto oltre la scrittura. Parlare di temi profondi, su cui la gente
scrive libri, unirlo a un sound molto fresco, con un fraseggio ritmico, ho
seguito il flusso dell'ispirazione, con l'ironia, con la leggerezza si ottiene
più dalla vita.»
Quanto ha influito New York
sul videoclip e sul suo significato?
«Tanto anche perché New York nell'immaginario è quello straordinario, o una parte di, e poi è un set a cielo aperto, ogni scorcio è cinematografico, abbiamo fatto un video che è una specie di diario emotivo del viaggio, la città seguiva bene il ritmo della canzone che è così movimentata, mi ci sono divertita, ero come una bambina, per me è stato il primo viaggio intercontinentale, per me era tutto nuovo, questo mi ha aiutato nelle riprese perché ero veramente felice. New York ha una parte vintage, ma anche una parte molto proiettata secondo me verso il futuro, una roba che da noi non può esistere, noi abbiamo altri tipi di risorse. Già solo l'altezza che ti dà New York, questi grattacieli, questo vedere la vita dall'alto, secondo me è innovativo. Sono stata a Times Square, parecchio movimentata, pure troppo forse, oggi andrei più a Brooklyn, però bella, mi è piaciuta tanto, ho visto tantissime anime girando per le strade, veramente un bel viaggio.»
Quali sono i tuoi prossimi
progetti?
«Per adesso stiamo lavorando tantissimo in studio, sto
chiudendo l'album, sarà un album che raccoglie quello che è uscito fino ad ora
e altri brani inediti che usciranno con l'album, tra cui quello che darà il
titolo che non ti posso anticipare. L'album potrebbe uscire in primavera.»


