NOVE_ ROSARIO AITALA, GIUDICE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE, OSPITE DI FABIO FAZIO NELLA PRIMA PUNTATA DE “IL TAVOLO DI CHE TEMPO CHE FA”
“Si potrebbe dire che qualcuno vorrebbe i criminali di guerra, i terroristi e i torturatori, liberi, i giudici in galera e le vittime abbandonate, dimenticate, oltraggiate. E questa è un'inversione di valori in cui si esprime un'eversione politica e una catastrofe morale. Un'eversione politica perché gli stati, tutti gli stati, negli ultimi 80 anni hanno assunto dopo le guerre mondiali, dopo le devastazioni, dopo il dolore delle guerre mondiali, una serie di obblighi cogenti. E quali sono? Il ripudio della guerra come strumento per affermare interessi politici, economici, ideologici. Il divieto di usare la forza armata contro gli inermi. Contro gli innocenti, quello che uno chiamava diritto internazionale umanitario, il diritto dei popoli all'autodeterminazione, cioè a decidere da soli chi deve governarli senza interventi esterni, senza condizionamenti, senza costrizioni, e poi la supremazia dei diritti fondamentali che rappresentano dei principi che limitano l'onnipotenza anche delle maggioranze elette democraticamente e dei governi. E quando questi diritti vengono violati in modo sistematico, allora ci sono dei crimini contro l'umanità. Questo è quello che sta succedendo. Una catastrofe morale, perché si vogliono privare le vittime della dignità che spetta a tutte le persone per il solo fatto di essere umane. Moralità significa esattamente questo, significa riconoscere agli altri, a tutti gli altri, la stessa dignità. Io vedo questo”, così Rosario Aitala, giudice della Corte Penale Internazionale, ospite di Fabio Fazio nella prima puntata de “Il Tavolo di Che tempo che fa”, rispondendo alla domanda sulle sanzioni degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale.
Sulla sua vita quotidiana adesso: “Guardi, io almeno io non amo molto parlare. Di me stesso e della mia vita, mi piace parlare delle cose che facciamo, delle cose che ci sono da fare. Guardi, posso dirle che la vita con la sicurezza, è una quotidianità a cui viene sottratta leggerezza. Però ci sono da una parte le istituzioni della Repubblica che sono sempre state con me ad ogni passo, ci sono le donne e gli uomini della Polizia di Stato che vivono sostanzialmente con me, a cui sono debitore, e poi ci sono le persone. Io giro molto in diversi paesi. E sento che c'è un fossato fra le politiche di una serie di governi e quello che le persone pensano. Detto questo, sai, io mi rifaccio a quello che diceva Saramago. Diceva che la responsabilità è avere gli occhi quando gli altri li hanno perduti. E per me significa sentire il dovere di non distogliere mai lo sguardo. Significa conservare la fermezza delle proprie convinzioni, del proprio dovere, senza perdere mai l'umanità. E il senso del dovere dà una libertà interiore straordinaria che fa dimenticare tutto il resto. E in fondo, sa, Dottor Fazio, noi non facciamo nient'altro che difendere delle vite inermi, i bambini, anziani, sono come i nostri figli, come i nostri genitori, i nostri nonni, e ridargli dignità, dargli verità, dargli speranza. Questa è la cosa che accomuna 1400 persone di 100 nazionalità, di tutte le lingue che lavorano alla Corte. Noi crediamo nell'umanità e per questo noi non ci possiamo fermare, non dobbiamo fermarci e non vogliamo fermarci.
Sulle proteste dei principali stati europei e della Commissione Europea alle sanzioni US e sull’ipotesi del tramonto del diritto internazionale, sostituito dalla legge del più forte: “Ma guardi, per quanto riguarda il primo profilo, io non mi esprimo. Sono i governi che devono parlare ai governi. Io faccio il giudice. Ho delle responsabilità nel presiedere la Corte e quindi lascio questi doveri ai governi. Ma invece rispetto alla domanda più importante, io le vorrei rispondere con le parole di un grande uomo a cui rivolgo un pensiero affettuoso, che è Papa Leone. Il Papa ha detto che la violenza non avrà mai l'ultima parola. Io credo che Abbia ragione, è la mia convinzione. La violenza non prevarrà perché l'ultima parola è per la politica, quella vera, e per la giustizia. Per la politica, perché gli Stati hanno dei doveri precisi. Gli Stati non possono limitarsi a dire: io non uccido, non torturo. Devono controllare quello che fanno gli altri. I giudici primari degli Stati sono gli altri Stati. Quindi hanno dei doveri di condannare, di isolare, di impedire agli altri Stati, come hanno fatto tutti gli Stati del mondo quando c'era l'apartheid in Sudafrica. Le persone di tutto il mondo hanno fermato l'apartheid. E poi c'è la giustizia, che come dicevo significa dare speranza alle vittime, perché le vittime senza speranza odiano, e chi odia pratica il male, la vendetta sugli innocenti e quindi innesca e fa proseguire, moltiplica, certo, per perpetrare il circolo del male”


