MILANO, FINO AL 18 OTTOBRE “IL FONDO DEL CIELO” LA MOSTRA DI GUIDO ROCCA c/o GALLERIA MAIOCCHI 15



È stata inaugurata lo scorso 30 settembre, presso la Galleria Maiocchi 15 a Milano, la mostra “Il fondo del cielo” di Guido Rocca che rimarrà aperta al pubblico fino al 18 ottobre.

Un vernissage affollato, a cui hanno partecipato collezionisti, amici e appassionati d’arte che si sono piacevolmente incontrati davanti alle grandi tele dell'artista, ammirandone il talento e la ricerca. La testimonianza di un successo crescente, frutto di un percorso artistico importante e ormai maturo.

La pittura di Rocca, con la sua materia densa, i contrasti cromatici e le superfici in continua trasformazione, chiede innanzitutto di essere attraversata con lo sguardo.

È difficile ricondurla a una rappresentazione precisa. L'artista lavora infatti sull’astrazione per arrivare a qualcosa che precede la parola e, forse, anche il pensiero.

«Prendo la materia e il colore e li armonizzo fino ad attivare un' onda estetica. Quando questa onda si attiva, percepisco il quadro nella sua completezza, nella sua armonia. È in quel momento che sento che l’opera è arrivata al suo compimento: è il quadro stesso a dirmi che è finito». In questa frase c’è una parte essenziale del suo metodo. Il quadro non viene costruito secondo uno schema rigido: viene cercato. La materia viene aggiunta, modificata, sovrapposta e nuovamente trasformata fino a quando ogni elemento sembra trovare il proprio posto.

Guido Rocca lo aveva già spiegato in una precedente intervista: «La tela finisce quando il mio sguardo si perde nell’opera e nessuna pennellata attira l’attenzione più di un’altra, percepisco una serena armonia di colori ed energia».

È una ricerca che sposta l’attenzione dall’immagine alla percezione. L’opera non deve necessariamente raccontare qualcosa: può far accadere qualcosa.

«Le vibrazioni dell’arte non si vedono, ma si possono percepire e penetrano nell’animo umano, sollevandolo dalle inquietudini quotidiane» - ha raccontato parlando del rapporto tra arte e individuo.

È forse questo il punto nel quale la pittura di Rocca incontra la sua idea più ampia di cultura. L’arte, nella sua visione, non è un elemento decorativo della società, ma una delle sue forze vitali. «L’arte è una forma di rivoluzione gentile ed è la linfa vitale di questa società», ha dichiarato l’artista.

 

Nel frattempo, il percorso dell’artista sta assumendo una dimensione sempre più internazionale. L’ingresso di una sua opera in un museo negli Stati Uniti ha aperto un nuovo capitolo della sua storia professionale, creando un ponte concreto con il pubblico e il collezionismo americano.

Da quel passaggio è cresciuto anche l’interesse internazionale verso il suo lavoro, con richieste provenienti da collezionisti stranieri e una disponibilità delle opere che, progressivamente, si è fatta più limitata rispetto alla domanda.

 

La crescita del mercato accompagna dunque quella della ricerca. I valori delle opere stanno aumentando insieme alla presenza dell’artista sulla scena internazionale, mentre l’interesse verso i nuovi lavori rende sempre più difficile per i collezionisti accedere immediatamente alle opere disponibili.

Ma sarebbe riduttivo leggere questa evoluzione soltanto attraverso il mercato.

Per Guido Rocca, infatti, il valore di un’opera non nasce dal suo prezzo bensì dalla capacità di stabilire una relazione con chi la guarda.

È un principio che emerge anche quando l’artista parla della propria esperienza: «Io non dipingo per spiegare, ma per liberare». Una frase che restituisce bene il senso di una pittura che non pretende di fornire risposte, ma cerca di aprire uno spazio.

Ed è proprio questo spazio che il pubblico ha incontrato il 30 settembre alla Galleria Maiocchi.

Il percorso di Guido Rocca continua così a muoversi tra Milano e una dimensione internazionale sempre più ampia. La presenza americana, l’interesse dei collezionisti esteri e la crescente attenzione verso le sue opere rappresentano nuovi capitoli di una storia ancora in evoluzione.

Al centro, però, rimane la pittura.

La materia.

Il colore.

L’armonia.

E quella condizione difficile da spiegare razionalmente che Rocca chiama onda estetica.

Il momento in cui il quadro, finalmente, smette di chiedere qualcosa all’artista.

E comincia a parlare da solo.

 

 

INFORMAZIONI GALLERIA

Via Achille Maiocchi 15, Milano

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