Avendo letto con profonda e partecipe attenzione, le _Novelle brevi di Sicilia_, ho nitida la sensazione che Andrea Giostra sia riuscito in un’impresa tanto straordinaria quanto complessa, che in passato ha visto cimentarsi le voci più limpide e autorevoli della nostra isola: quella di afferrare l’essenza nuda, fiera e talvolta dolente di una terra e della sua gente, senza mai cedere alle lusinghe dell’idealizzazione accademica o della sterile nostalgia d’appendice.
In queste pagine, la vita quotidiana e la nativa, istintiva coralità dei passanti si liberano da ogni residuo di sterile folklore per farsi veicolo di una meditazione profonda, quasi struggente, sull’incedere del tempo e sulla nostra comune fragilità. Vi si respira quel dono rarissimo di saper accendere l’universale attraverso l’infinitamente piccolo. Un singolo dettaglio isolato dalla strada, un’espressione dialettale rubata al volo tra i vicoli, uno sguardo ammiccante o un silenzio improvviso bastano da soli a spalancare davanti agli occhi del lettore una costellazione di mondi interiori. È un’opera, questa, che sfida il concetto stesso di volume da scaffale per trasformarsi in un vero e proprio viaggio sensoriale, un mosaico intimo e pulsante che non si limita a narrare, ma che chiede di essere attraversato a piedi nudi, quasi si camminasse sopra un pavimento di antichi e vividi intarsi.
In questo cammino interpretativo risuona, magnifica e feconda, la lezione dei nostri grandi maestri. Vi si rintraccia con chiarezza la vocazione a scavare oltre la superficie delle apparenze per metterne a nudo le verità più recondite - un’attitudine che richiama la lucida, geometrica onestà intellettuale di Leonardo Sciascia, il quale amava ricordare come la Sicilia sia tutta una dimensione fantastica in cui è impossibile vivere senza immaginazione. Al contempo, si avverte nella prosa di Giostra quel gusto assoluto per il frammento inteso come specchio del tutto, per il microcosmo di paese che si fa memoria universale e indelebile, secondo quella sensibilità barocca e poetica che fu tanto cara a Gesualdo Bufalino.
Eppure, l’autore non si limita a ricalcare i sentieri della tradizione novecentesca. Il cuore pulsante di Palermo e le atmosfere sospese di Montelepre diventano palcoscenici vibranti di una Sicilia colta nella sua “meravigliosa stranezza”, dove la bellezza e le contraddizioni più feroci si intrecciano con assoluta naturalezza. Giostra introduce nel testo un linguaggio diretto e privo di artifici, capace di far coesistere l’alto e il basso, la poesia del quotidiano e la crudezza della realtà. In questo scenario si inserisce, ad esempio, una dirompente e scanzonata ironia popolare - come l’esilarante e dissacrante testamento morale di un nonno ottantenne al nipote diciottenne -, una saggezza terragna che liquida le ipocrisie borghesi per esaltare la fame di vita e la carnalità dell’esistenza. L’eros emerge così tra le pagine come una forza primordiale e autentica, mai volgare, ma celebrata in un’adorazione quasi sacrale della femminilità, che rifugge i cliché e si nutre della bellezza delle differenze. Sullo sfondo, stese con la delicatezza di ombre che sfiorano il racconto senza mai sopraffarlo, restano le ferite storiche dell’isola: la mafia, la politica, il peso della tradizione e la faticosa epopea della rinascita.
Ma ciò che eleva questa raccolta ben al di sopra di un pur pregevole esercizio di stile è la postura prima di tutto umana, intima ed etica del narratore. Giostra non sale mai in cattedra, non pronuncia sentenze sociologiche e non pretende di regalare risposte definitive o rassicuranti. Sceglie, invece, di accostarsi alle debolezze, ai desideri e alle speranze del mondo con una pacatezza densa di pietas, rispetto e pudore. Dietro la nitida e misurata architettura della sua prosa, il lettore avverte vibrare la presenza costante di un’intelligenza vivissima e, soprattutto, di un’umanità generosa, affettuosa e accogliente. Andrea Giostra si fa custode discreto delle esistenze transitorie che popolano i vicoli e le piazze, sottraendo l’uomo comune e le sue piccole storie alla polvere dell’oblio per restituirceli intatti, nitidi e perennemente intrisi del sentimento più autentico, misterioso e sfuggente della vita.


