I Temporali presentano "Violenza e sentimento" il lato più fragile nascosto dietro la potenza dello stoner rock

 


Nati a Sassari nel 2023, I Temporali si affacciano sulla scena rock italiana con Violenza e sentimento, album d’esordio in uscita il 25 settembre 2026 per Roble Factory.

Un disco che affonda le radici nelle sonorità stoner rock, metal e alternative, alternando riff potenti, ritmiche incisive e momenti più intimi e introspettivi. Un progetto nato dalle intuizioni di Alberto Atzori durante la pandemia e diventato, nel tempo, una vera band grazie all’incontro con Sergio Serra e Levin Muzzu.

Al centro dell’album c’è il contrasto suggerito dal titolo: da una parte la forza, l’impatto sonoro e la tensione; dall’altra il sentimento, le fragilità e le emozioni che si nascondono dietro le apparenze. Un equilibrio che attraversa la scrittura dei brani e definisce l’identità del gruppo, ispirato da nomi come Metallica, Verdena e Queens of the Stone Age, ma deciso a costruire un linguaggio personale.

Dopo aver anticipato il disco con i singoli Le ossa in volo e Slinky, I Temporali si preparano a portare la propria musica dal vivo, tra Sardegna e resto d’Italia. In questa intervista raccontano la nascita del progetto, l’evoluzione dei brani, il lavoro in studio alla Roble Factory e le aspettative per il primo tour, svelando la dimensione più autentica di un album che cerca, dietro la potenza del rock, un contatto diretto con le emozioni.

Come nasce il nome I Temporali e cosa rappresenta per voi come band?

Il nome I Temporali nasce da un ricordo d'infanzia. Da bambino, infatti, i temporali mi hanno sempre fatto paura, ma crescendo ho iniziato a vederli anche sotto un'altra prospettiva, riconoscendone la potenza e il carattere inarrestabile. Mi piaceva l'idea di trasformare qualcosa che inizialmente mi spaventava in un simbolo di forza ed energia. Credo che questo significato si leghi bene anche alla musica che facciamo.

 

L'idea dei primi brani di Violenza e sentimento risale al 2020, in piena pandemia: quanto è cambiato quel materiale da allora a oggi?

In realtà, il materiale iniziale non è cambiato tantissimo. L'idea di fondo e la struttura delle canzoni sono rimaste sostanzialmente quelle che avevo in mente all'inizio. Nel corso del tempo abbiamo lavorato soprattutto sulle chitarre, sviluppando e arricchendo alcune parti, e abbiamo definito meglio l'approccio ritmico. Volevo che il disco avesse un'impronta ben precisa, con una componente ritmica solida e diretta. Quindi, più che stravolgere i brani, il lavoro è stato quello di portarli alla loro forma definitiva, mantenendo intatta l'idea originale da cui erano nati.

 

Cosa ha significato passare, nel 2023, da un progetto solista di Alberto a una vera band con Sergio e Levin?

È stato un passaggio importante, che ha richiesto tempo e anche qualche dubbio. Ci sono voluti circa tre anni per arrivare a costruire la band nella sua forma attuale. All'inizio non ero sicuro di riuscire a portare avanti un progetto del genere partendo praticamente da zero. Trasformare un’idea in una band significava mettermi di nuovo in gioco, dopo altre esperienze. Alla fine, però, ci siamo riusciti e sono contento di aver fatto questo passo. Oggi con i Temporali faccio esattamente il tipo di musica che più mi rappresenta.

 

Perché avete scelto di intitolare il disco Violenza e sentimento, e cosa rappresenta questa dualità per voi?

Il titolo Violenza e sentimento mi è venuto in mente anche pensando a titoli letterari come Orgoglio E Pregiudizio, che mettono insieme due concetti capaci di creare immediatamente una tensione e attirare l'attenzione. Mi interessava accostare due parole apparentemente opposte, che però nel disco convivono continuamente.

La violenza è l'aspetto più immediato, quello che si percepisce nella potenza della musica e in certe atmosfere. Il sentimento, invece, è qualcosa che si trova più in profondità. Per me il disco racconta proprio ciò che si nasconde sotto la violenza, quello che rimane dietro la durezza e che magari non emerge subito. È questo contrasto a interessarmi: non soltanto la forza, ma anche tutto ciò che quella forza può nascondere.

 

Il disco alterna sonorità stoner rock a momenti più fragili e introspettivi: come avete lavorato in studio su questo equilibrio?

In realtà, l'equilibrio tra le parti più dure e quelle più fragili era già presente nella scrittura delle canzoni. Quando siamo arrivati in studio, avevo già abbastanza chiaro come volevo che i brani si sviluppassero e quale dinamica dovessero avere.

È un modo di scrivere che mi piace particolarmente: partire da una dimensione più delicata e arrivare progressivamente a qualcosa di molto più potente, passando dal piano al fortissimo. Mi interessa creare contrasti marcati, perché credo che possano rendere una canzone più coinvolgente e darle un'evoluzione. È un approccio che permette di alternare momenti di tensione e di esplosione senza perdere l'identità del brano.

 

Le parti di batteria sono state registrate da Alberto Atzori, e solo dopo è entrato Gabriele Luzzu: come è cambiata la band con questo nuovo assetto?

Credo che questo cambiamento abbia migliorato le cose, perché adesso posso concentrarmi maggiormente sulla voce e sull'interpretazione dei brani. Quando suonavo la batteria e cantavo contemporaneamente, dovevo gestire due aspetti molto diversi, cercando di mantenere l'equilibrio tra le parti strumentali e quelle vocali. Era uno sforzo notevole, sia dal punto di vista ritmico sia per riuscire a dare alla voce tutta l'espressività che volevo.

Con il nuovo assetto, invece, sono più libero di cantare, urlare quanto serve e dedicarmi maggiormente all'interpretazione. Questo mi permette di concentrarmi sulle diverse sfumature delle canzoni e di vivere il palco in maniera diversa. L'ingresso di Gabriele ha quindi portato un cambiamento positivo, permettendomi di valorizzare meglio la mia parte all'interno della band.

 

Metallica, Verdena e Queens of the Stone Age sono i vostri riferimenti dichiarati: quanto pesano davvero nella scrittura dei brani?

Non saprei dire esattamente quanto pesino queste influenze nella scrittura, ma sicuramente fanno parte del mio bagaglio musicale. Sono artisti e band che ascolto e che apprezzo personalmente, quindi è inevitabile che, dopo averli ascoltati tanto, qualcosa finisca per entrare nel mio modo di scrivere.

Credo che le influenze si ritrovino soprattutto nel modo di concepire le parti strumentali, nei suoni e nell'approccio generale alla musica. Non si tratta, però, di prendere un riferimento preciso e cercare di riprodurlo volontariamente. Sono piuttosto elementi che si assimilano con il tempo e che poi riaffiorano naturalmente quando si compone. Allo stesso tempo, penso sia importante riuscire a rielaborare tutto questo per costruire una propria identità, senza limitarsi a imitare ciò che si ascolta.

 

Le ossa in volo e Slinky sono usciti come singoli prima del disco: perché avete scelto proprio questi due brani per anticipare l'album?

Abbiamo scelto questi due brani perché, in modi diversi, rappresentano bene quello che si trova all'interno del disco.

Slinky mi sembrava particolarmente adatta perché ha un groove molto forte e un carattere ben definito. Anche il testo è tra quelli a cui tengo maggiormente all'interno dell'album. Dal punto di vista musicale, la canzone attraversa diverse dinamiche e ha un andamento che mi piace molto. Volevo che fosse una sorta di biglietto da visita, un modo per far capire a chi ci ascolta che tipo di musica avrebbe trovato nel disco.

Anche Le ossa in volo rappresenta bene il nostro approccio alla scrittura, soprattutto per il modo in cui alterna momenti più delicati e passaggi più potenti. In generale, mi interessava presentare due brani che mostrassero aspetti diversi della nostra musica, ma che allo stesso tempo fossero rappresentativi dell'identità di Violenza e sentimento.

 

Che ruolo ha avuto la Roble Factory di Alghero nella produzione di Violenza e sentimento?

Roble ci ha permesso di registrare il disco con la miglior qualità possibile, rendendolo più vicino all'idea originale di come dovesse suonare. Gli studi sono bellissimi. Antonio Leardi, che ha mixato e masterizzato il disco, ha avuto tanta pazienza con le nostre richieste. Il risultato ci piace molto e per questo li ringraziamo di cuore. Dobbiamo ringraziarli anche perché hanno creduto in noi.

 

Cosa vi aspettate dal primo tour a supporto del disco, tra Sardegna e resto d'Italia?

Prima di tutto, ci aspettiamo di divertirci e di riuscire a far divertire le persone che verranno ad ascoltarci. Ci piacerebbe portare dal vivo le emozioni che ci sono dentro il disco e far arrivare al pubblico tutta l'energia con cui abbiamo costruito queste canzoni.

Spero che i concerti siano momenti in cui le persone possano sentirsi libere di lasciarsi andare, sfogarsi e vivere la musica senza troppe sovrastrutture. Per me è importante che i brani funzionino anche dal vivo e che riescano a trasmettere le stesse sensazioni che avevo in mente quando li ho scritti, magari in una forma ancora più intensa grazie al rapporto diretto con il pubblico.

Al di là delle aspettative, vorrei soprattutto che ogni concerto fosse un'esperienza autentica, sia per noi sia per chi sarà lì ad ascoltarci. Se riusciremo a divertirci, a coinvolgere le persone e a creare questa condivisione attraverso la musica, sarà già un ottimo risultato.

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