Dopo sei anni vissuti ad Aberdeen, in Scozia, il ritorno in Italia non è un semplice rientro a casa. È uno sradicamento, un nuovo capitolo della sua vita. È da questa sensazione che nasce "GOOD LUCK’’(etichetta Digital Noises), il terzo album di Giorgio Stammati, un disco che racconta le scosse del cambiamento, la nostalgia per ciò che si è lasciato alle spalle, l'affanno nel costruire un nuovo presente e quell'attesa febbrile che accompagna ogni ricerca di fortuna.
Il nuovo progetto prende forma attraverso una waterfall release: "Primo tempo" e "Domande scomode" saranno i primi due estratti dal disco, una scelta pensata per raccontare due prospettive dello stesso percorso artistico, mettendo in dialogo atmosfere, emozioni e temi differenti e offrendo al pubblico, fin dal primo ascolto, una visione più completa del disco.
In GOOD LUCK sembra esserci una forte tensione tra ciò
che si lascia e ciò che si cerca di costruire. Qual è stata la sensazione da
cui è partito il disco?
Il disco è partito proprio da questa tensione, ed è
cresciuto in tutte le fasi del processo del lasciare e del ricostruire. In modo
generale cerco di raccontare nelle canzoni quello che sto vivendo, con
sincerità, e anche per Good Luck ho fatto lo stesso. Ho iniziato a scrivere le
canzoni di questo disco quando stavo lasciando qualcosa per qualcos’altro, e
ogni canzone, se pur non direttamente, cerca di toccare aspetti di questa
transizione.
Perché partire da "Primo tempo" e "Safety
Car" per presentare il disco?
Primo Tempo e Safety Car raccontano, attraverso due
prospettive differenti, l’idea di una partenza. Non a caso, sono i due brani
scelti come punto di partenza della nuova docu-serie musicale, nata proprio
dall’universo di canzoni di Good Luck.Primo Tempo segna l’inizio di una nuova
fase, non soltanto dal punto di vista discografico, ma anche cinematografico e
personale. È una canzone che parla di quell’energia che accompagna ogni nuovo
inizio, dell’entusiasmo e delle intenzioni con cui ci si lancia verso qualcosa
di nuovo. Safety Car parte invece da una consapevolezza diversa: quella di
trovarsi su una strada che, già dall’inizio, sentiamo non appartenerci davvero.
È un percorso che comincia in una direzione precisa, ma che siamo pronti ad
abbandonare non appena si presenta l’occasione di scegliere una strada diversa,
più vicina a ciò che realmente vogliamo.
Quanto sono diverse le atmosfere dei due brani e quanto,
invece, condividono della stessa matrice emotiva?
Le due canzoni hanno in comune l’idea di inizio, ma poi
forse si differenziano nel prosieguo: Primo Tempo racconta della forza iniziale
di qualcosa che poi tende ad affievolirsi, Safety car invece è quasi
all’opposto, e descrive un inizio incerto che poi si rivitalizza non appena si
intraprende una strada diversa.
Il titolo "Primo tempo" suggerisce che la
storia sia ancora in corso. In quale momento del tuo percorso senti di trovarti
oggi?
Nonostante sia al mio terzo album, ancora sento di essere in una fase di scommessa con il mondo della musica. George Street, il disco precedente, ha dato una buona dose di coraggio e consapevolezza al mio progetto musicale, anche grazie alla docu serie musicale omonima girata da Emanuele Gaetano Forte; ora con Good Luck, in cui io, i musicisti, il regista e tutti i sostenitori abbiamo investito molto, mi piacerebbe fare qualche passo in avanti in termini di diffusione, insomma vorrei che più persone possibili possano ascoltare e appassionarsi al progetto.
C'è qualcosa di Aberdeen che oggi senti ancora
profondamente tuo e che è entrato, magari inconsapevolmente, nella tua musica?
In Scozia c’è tutto quello che un cantautore può desiderare:
solitudine, lontananza, nebbia, case in pietra e legno, paesaggi desolati e
ottima birra. E’ inevitabile quindi che Aberdeen, se pur non in modo diretto,
mi abbia dato tanto in termini di ispirazione, per contesto, stati d’animo e
atmosfere.


