Francesca Scotti vince il Premio Chiara 2026. Il racconto della Finale

 

Francesca Scotti, vincitrice Premio Chiara 2026 - Credit: Giulia Bonina / Amici di Piero Chiara

La XXXVIII edizione del Premio Chiara si è conclusa stasera, con la finalissima alla Sala Napoleonica delle Ville Ponti in Varese. La vittoria è andata a Francesca Scotti con la sua raccolta di racconti “La stagione delle case vuote” (Hacca).

L’autrice ha ottenuto 58 voti validi dalla Giuria popolare, superando di misura Gianni Biondillo e "La tempesta perfetta e altre storie" (Guanda), con 55 voti e Marco Malvaldi con "L'uomo vestito di arancione" (Sellerio) con 34 voti.

L'opera vincitrice indaga le inquietudini nascoste nella quotidianità, attraverso storie di case, corpi e relazioni segnate da assenze, trasformazioni e fratture talvolta quasi impercettibili. Queste le parole dell'autrice subito dopo la proclamazione: “Devo dire che io stessa cambio continuamente, a seconda dello stato d’animo. Entro in sintonia con i miei personaggi e, in qualche modo, cambio insieme a loro. Per questo mi auguro che ogni lettore possa trovare, tra quelli che popolano il mio libro, il proprio personaggio prediletto, qualcuno in cui riconoscersi o con cui stabilire un legame particolare. Oggi sono davvero felicissima e desidero ringraziare Piero Chiara per ciò che ha saputo fare con la sua scrittura e per l’eredità letteraria che ci ha lasciato. Ricevere questo Premio mi dà la sensazione di aver accorciato, almeno un poco, i gradi di separazione che mi dividono da lui. C’è anche una coincidenza curiosa che mi piace raccontare: qualche settimana fa, nella libreria di casa, mi sono imbattuta per caso in “Di casa in casa, la vita”. L’ho interpretato come un piccolo messaggio di prossimità, quasi un segno, tanto più significativo perché il tema della casa è centrale anche nella mia raccolta. Voglio infine ringraziare il mio editore, Hacca, per la tenacia con cui porta avanti il proprio lavoro e, soprattutto, per la convinzione con cui continua a credere nel racconto, una forma letteraria che merita di essere sostenuta e valorizzata”.

Nel Premio Chiara Giovani, riservato ai ragazzi tra i 15 e i 20 anni da tutta Italia e dalla Svizzera italiana, ha trionfato Carolina Reguzzoni (20 anni, Busto Arsizio, studentessa all'Humanitas University) con un racconto sul tema “Gioco”. Ha superato gli altri 24 finalisti e un totale di oltre 150 concorrenti.

Spazio anche al Premio Chiara Inediti: è intervenuto il vincitore Luca Astone, che si è aggiudicato la pubblicazione della propria raccolta “Il deposito delle metamorfosi” con l'editore partner Copia Unica. Non è mancato un ricordo di Pietro Macchione, che del concorso fu editore e artefice instancabile dal 2010 al 2025.

Alla cerimonia, condotta da Claudia Donadoni e Marta Morazzoni, hanno partecipato il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, il sindaco di Varese Davide Galimberti, Stefano Vassere in rappresentanza della Repubblica e Cantone Ticino, il sindaco di Luino e deputato on. Andrea Pellicini, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini (anche in rappresentanza della Comunità di Lavoro Regio Insubrica), l'assessore alla Cultura del Comune di Varese Enzo Laforgia, la segretaria generale della Camera di Commercio di Varese Anna Deligios, il dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale di Varese Giuseppe Carcano e molti altri rappresentanti istituzionali; ciascuno di essi ha portato il proprio saluto e partecipato ai vari momenti di premiazione sul palco.

Un momento di particolare commozione è stato dedicato al ricordo di Bambi Lazzati, storica direttrice e anima del Premio Chiara, scomparsa nel dicembre 2025. La sua è un'eredità umana e culturale che continua a vivere. Instancabile promotrice di cultura, capace di costruire relazioni, coinvolgere generazioni di autori e lettori e fare del Premio un punto di riferimento ben oltre i confini del Varesotto, Bambi è stata ricordata con affetto e riconoscenza. Un omaggio che ha voluto essere anche una dichiarazione d'impegno: custodire quanto ha costruito, continuando a rinnovarlo e a farlo crescere, nel solco della sua passione e della sua visione.

La trentottesima edizione si chiude con una certezza: il racconto è più di una forma letteraria, ma è una “lente d’ingrandimento” per capire il presente, custodire la memoria e immaginare il futuro. E il Premio Chiara, nel suo nuovo corso, continua a essere il “giardino” privilegiato in cui questa cultura del racconto può crescere e prosperare.

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