Emilio Casalini e il libro "L'Italia più bella", un viaggio fuori dalle rotte turistiche. L'intervista di Fattitaliani

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di Giovanni Zambito - Ci sono luoghi che rinascono grazie a un sogno, a un’intuizione e al coraggio di chi sceglie di non arrendersi. È l’Italia raccontata in L’Italia più bella, il nuovo libro edito da Rai Libri che raccoglie 40 storie di territori trasformati da persone visionarie e comunità capaci di costruire nuove opportunità. Un viaggio tra borghi, arte, tradizioni e bellezza condivisa, nato dall’esperienza di Generazione Bellezza, il programma di Rai Cultura condotto da Emilio Casalini. Fattitaliani lo ha intervistato per farsi raccontare la genesi del libro, i luoghi che lo hanno emozionato e il valore della bellezza come risorsa per il futuro delle comunità.

Nel libro L’Italia più bella racconta luoghi rinati grazie a persone visionarie e coraggiose. Come nasce l’idea di questo viaggio alla scoperta di un’Italia meno conosciuta?
Si tratta di un volume edito da RaiLibri e nasce da un viaggio che porto avanti ormai da molti anni, prima con il libro Rifondata sulla bellezza e poi soprattutto con Generazione Bellezza il programma TV prodotto da Rai Cultura e in onda su Rai3 dal prossimo 2 novembre alle 20.15. Abbiamo un patrimonio straordinario di cui spesso non siamo neppure consapevoli e che, soprattutto, non sappiamo valorizzare abbastanza. Ma, girando per l'Italia, ho incontrato anche tantissime persone che hanno deciso di cambiare le cose, di prendere in mano il destino del proprio territorio e costruire qualcosa di nuovo. Il libro nasce dal desiderio di raccogliere queste storie e trasformarle anche in un invito al viaggio. Perché visitare questi luoghi significa vedere dei posti davvero emozionanti ma anche entrare in contatto con persone, idee, sogni realizzati e scoprire quante possibilità abbiamo davanti.

Da Castel San Pietro ad Aielli, dalle Langhe alla Sicilia, il libro attraversa realtà molto diverse. Qual è il luogo che l’ha sorpresa o emozionata di più e perché?

È sempre difficile scegliere, perché ogni luogo ha una storia che mi ha lasciato qualcosa. Penso ad Aielli, in Abruzzo, dove un piccolo borgo è diventato un museo a cielo aperto e dove un intero romanzo, Fontamara di Ignazio Silone, è stato trascritto sui muri grazie alla partecipazione degli abitanti. Oppure al Teatro Andromeda, in Sicilia, dove un pastore ha trasformato la propria visione artistica in un luogo di una bellezza incredibile. Quello che mi emoziona davvero è vedere come un'idea che inizialmente poteva sembrare folle diventi realtà e finisca per cambiare la vita di tante persone. È la dimostrazione che anche nei luoghi più piccoli possono nascere progetti straordinari. Bisogna crederci.

Molti dei luoghi raccontati sono stati trasformati da persone che hanno scelto di investire idee ed energie nel proprio territorio. Quanto conta l’iniziativa dei singoli nella rinascita delle comunità?

Conta moltissimo, spesso è proprio da una singola persona che parte tutto. Qualcuno che riesce a vedere una possibilità dove gli altri vedono soltanto problemi, che ha il coraggio di provarci e la determinazione di andare avanti anche quando sembra impossibile. A volte il visionario è un sindaco, soprattutto nei piccoli paesi, ma la vera svolta arriva quando quell'idea diventa collettiva, quando riesce a coinvolgere una comunità e a creare nuove opportunità per tutti. È questo il passaggio più importante: il visionario accende la scintilla, ma poi servono partecipazione, collaborazione, competenze e anche istituzioni capaci di accompagnare il cambiamento.
Le storie che raccontiamo dimostrano che aspettare che qualcuno venga a salvarci dall'esterno spesso significa perdere occasioni preziose. Possiamo essere noi stessi a costruire il futuro dei luoghi in cui viviamo.

Nel libro emerge un’Italia lontana dai circuiti del turismo tradizionale, fatta di arte, tradizioni, natura e creatività. Pensa che questa bellezza sia ancora troppo poco valorizzata?

Assolutamente sì. L'Italia è uno dei Paesi con la maggiore concentrazione di bellezza al mondo, eppure continuiamo a raccontare (male) e promuovere soprattutto le stesse destinazioni. Abbiamo interi territori ricchi di patrimoni culturali, paesaggistici e umani che rimangono ai margini dei grandi flussi turistici. Il problema è che spesso consideriamo la bellezza come qualcosa da ammirare, mentre dovremmo imparare a riconoscerla anche come una risorsa capace di generare economia, lavoro e benessere. E non siamo capaci di raccontarci, di raccontare il mosaico di identità di cui è composto ogni territorio. Naturalmente valorizzare non significa portare turisti ovunque e a qualunque costo; significa costruire progetti intelligenti, rispettare l'identità dei luoghi e creare le condizioni perché chi ci vive possa continuare a farlo, magari con qualche opportunità in più.

Questi progetti non restituiscono soltanto bellezza, ma contribuiscono anche al benessere delle comunità. In che modo possono diventare un modello per altri borghi e territori?

La cosa più interessante delle esperienze è che dimostrano come il cambiamento sia possibile, anche partendo da risorse limitate. Ogni territorio ha una propria identità, quindi sarebbe sbagliato pensare di copiare semplicemente quello che ha funzionato altrove. Possiamo però replicare i processi, capire come è nata un'idea, come è stata sviluppata, quali difficoltà sono state affrontate e come si è riusciti a coinvolgere la comunità. È uno degli obiettivi che porto avanti anche con Generazione Bellezza: raccontare esempi concreti che possano ispirare altre persone ad agire. Perché quando un progetto funziona produce effetti che vanno oltre l'attrattività turistica. Può creare lavoro, riportare giovani in un borgo, far nascere attività economiche e soprattutto restituire agli abitanti l'orgoglio di vivere nel proprio territorio. Questa è la bellezza che genera benessere.

Se dovesse convincere un lettore italiano e straniero a partire alla scoperta dell’Italia raccontata nel suo libro, quale messaggio gli affiderebbe?

Gli direi di concedersi il tempo di uscire dalle rotte più conosciute, di perdersi lungo una strada secondaria, di fermarsi in un paese di cui non aveva mai sentito parlare e soprattutto di incontrare le persone che ci vivono. Perché la bellezza dell'Italia sta anche nelle storie, nelle tradizioni, nelle idee e nelle passioni di chi continua a prendersi cura dei propri luoghi. Questo libro è un invito a viaggiare con curiosità e attenzione, a guardare il nostro Paese con occhi diversi, e forse anche a tornare a casa con una domanda: se qualcuno è riuscito a trasformare un piccolo borgo con un sogno e tanta determinazione, perché non potremmo farlo anche noi, nel luogo in cui viviamo? In fondo è questo il messaggio che vorrei lasciare: la bellezza è una straordinaria opportunità per costruire il nostro futuro.

Fattitaliani

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