Bologna, mostra "Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo"

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In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1226-2026), i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e la Fondazione Museo d’arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS promuovono la mostra Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo, a cura di Mark Gregory D’Apuzzo, Pasquale Fameli, Giovanni Gardini e Fabio Massaccesi.

Il progetto articolato in due sedi espositive e percorsi complementari - al Museo Civico Medievale dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027 (inaugurazione venerdì 16 ottobre 2026 ore 17.30) e al Museo d’arte Lercaro già aperto dal 17 settembre scorso e fino al 17 gennaio 2026 - sottolinea lo storico, e ancora oggi vitale, legame del francescanesimo con Bologna, uno dei principali centri di elaborazione e di irradiazione nell’Italia medievale, testimoniato dalla presenza nelle collezioni museali cittadine di numerose opere provenienti dalla locale basilica consacrata al Poverello di Assisi o che riportano l’effige del santo, venerato in epoca medievale tra i protettori della città. 

Il percorso mette a confronto opere di artisti del XIII e XIV secolo con artisti quali Lucio Fontana, Alberto Burri, Ettore Spalletti, Giuseppe Penone, Floriano Bodini, Sidival Fila, Maurizio Osti, Aldo Borgonzoni e altri protagonisti dell'arte contemporanea.
Sorella arte non propone una sintesi fra Medioevo e contemporaneo, ma un modo nuovo di metterli in relazione. È negli accostamenti, più che nelle singole opere, che il visitatore è invitato a costruire il proprio percorso di lettura, riscoprendo la complessità della figura di san Francesco e la straordinaria capacità delle immagini di continuare a generare significati.


Ai curatori si affianca il comitato scientifico composto da Lorenzo Balbi, Silvia Battistini, Daniele Benati, Giancarlo Benevolo, Gianluca del Monaco, Luigi Gallo, Massimo Medica e Ilaria Negretti.


Due epoche, due musei, una sola mostra
L’esposizione, nata dalla prima collaborazione tra i Musei Civici d’Arte Antica e la Fondazione Museo d’arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS, valorizza il rilevante patrimonio conservato nelle collezioni cittadine e regionali, riunendo opere provenienti dal Museo Civico Medievale e dal Museo d’arte Lercaro, oltre che da una rete di prestatori che include: Pinacoteca Nazionale di Bologna, MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Collezioni Comunali d'Arte (Bologna), Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio (Bologna), Archivio del Convento di san Francesco (Bologna), Antichissima e Nobilissima Compagnia Militare dei Lombardi in Bologna, Pinacoteca Comunale di Faenza, Museo Diocesano di Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e Patrimonio Artistico del Gruppo Unipol. 

Muovendo dal racconto delle stimmate tratto dalla Leggenda Maggiore di san Bonaventura da Bagnoregio, in cui Francesco non porta più l’immagine del Crocifisso solo nella mente ma anche nel corpo, la mostra indaga il tema dell’immagine come esperienza che supera la dimensione puramente mentale o rappresentativa per farsi luogo di trasformazione e di relazione con il visibile. Pensate come strade alternative di uno stesso itinerario, le due sezioni suggeriscono modalità concettualmente opposte di connettere le arti visive e i temi della cultura francescana che convergono sullo stesso terreno, riaffermando il valore rispettivamente storico e interpretativo delle immagini.

Nella sede del Museo Civico Medievale, il percorso indaga i più diretti riflessi storici, iconografici e devozionali, ricostruendo la presenza francescana a Bologna tra XIII e XV secolo e l’influenza sulla cultura visiva cittadina. A partire dal passaggio di san Francesco in città (stando alla Compilatio Assisiensis) e dal progressivo insediamento della comunità minoritica (da Santa Maria delle Pugliole fino alla nascita della Provincia di Romandiola guidata da Antonio da Lisbona, futuro sant’Antonio di Padova, fino alla costruzione della monumentale basilica di san Francesco tra il 1236 e il 1263), croci dipinte, affreschi, codici miniati e oggetti di uso quotidiano testimoniano una concezione dell’immagine profondamente legata alla devozione e alla partecipazione del fedele, in cui la visione è chiamata a coinvolgere l’esperienza sensibile e lo spazio della percezione. 

La sede del Museo d’arte Lercaro declina al presente alcuni nodi concettuali emersi nel percorso medievale e i temi portanti della narrazione francescana attraverso dialoghi e accostamenti capaci di attivare nuove relazioni di senso, riflettendo al contempo sullo statuto dell’immagine e sulle facoltà della rappresentazione. Nel dibattito critico sull’arte contemporanea sono stati avanzati riferimenti a san Francesco in merito all’opera di Alberto Burri e alla poetica dell’Arte Povera. Attraverso questo percorso si intende invece dimostrare possibilità più estese, che vanno oltre le specificità materiali e concettuali dei singoli pezzi. La maggior parte delle opere esposte non assumono la figura di san Francesco come riferimento iconografico o tematico né implicano necessariamente una dimensione figurativa o corporea, ma diventano dispositivi critici capaci di mettere in tensione le modalità del vedere e del significare. È proprio dalla relazione tra le immagini, accostate a prescindere dal loro contesto storico o culturale, che scaturisce l’evocazione di alcuni temi francescani, dalla povertà alla carità, dall’esperienza delle stimmate all’amore per le creature. 

Pur ricollegandosi idealmente alla celebrazione cittadina dell’ottavo centenario della nascita di san Francesco, promossa nel 1983 dall'allora sindaco Renato Zangheri e da fra Nazareno Fabbretti, che individuò una storica «svolta culturale» nel passaggio di Francesco a Bologna, con la predica in piazza Maggiore il 15 agosto 1222 (o 1223, secondo la recente proposta avanzata dallo storico Massimo Giansante), Sorella arte sposta il baricentro da una portata puramente documentaria a quella visiva e interpretativa, utilizzando le opere d’arte come veri e propri luoghi di relazione e interpretazione.

L’esposizione non si propone, dunque, come una semplice celebrazione storica, ma come una vera e propria sfida metodologica: far dialogare opere di epoche tra loro lontanissime attraverso uno scambio mirato di oggetti, con la presenza di alcune opere contemporanee nel percorso medievale e di opere medievali nella sezione contemporanea.
La pluralità di approcci al tema francescano viene tracciato attraverso una grammatica espositiva che sovverte il principio di una lettura diacronica, stilistica e strettamente teologica per invitare a leggere le immagini medievali e contemporanee come campi attraversati da questioni comuni legate alla visione, al senso e alla possibilità stessa dell’immagine. 
Spiegano i curatori Pasquale Fameli e Fabio Massaccesi nel saggio riprodotto nel catalogo che accompagna l’esposizione: «Gli accostamenti proposti non intendono dimostrare continuità storiche, filiazioni o influenze, né ricondurre le opere contemporanee entro un improbabile alveo francescano. Costruiscono piuttosto un sistema di risonanze, nel quale opere lontanissime per cronologia, linguaggio e contesto sono poste in tensione reciproca, lasciando emergere assonanze inattese e nuovi orizzonti di significato, spesso destinati a manifestarsi proprio nello spazio aperto dal loro incontro».


La sezione espositiva al Museo Civico Medievale 
Il percorso tracciato nel Lapidario del Museo Civico Medievale introduce la figura storica di san Francesco attraverso alcune sue rappresentazioni iconografiche ed evoca la relazione tra la presenza francescana a Bologna e la vitalità della scena artistica cittadina.

Ad accogliere i visitatori, introducendo il legame tra il santo e la città felsinea, è il busto in pietra policroma scolpito intorno al 1390 dagli scultori e architetti veneziani Jacobello e Pier Paolo Dalle Masegne, parte del gruppo scultoreo di sette elementi raffiguranti la Giustizia e i santi patroni di Bologna che un tempo occupava gli oculi della facciata del Palazzo della Mercanzia. Realizzata dagli stessi maestri dell’ancona marmorea della basilica di san Francesco, la scultura richiama insieme il ruolo assunto dal santo nella coscienza religiosa e civile di Bologna e la memoria della grande basilica minoritica, uno dei principali cantieri del gotico italiano.
I due disegni progettuali realizzati dall'architetto Edoardo Collamarini dell'abside e della facciata nord della basilica di san Francesco (1889), che vi sono accostati, ne evocano la monumentalità, restituendo il fondale storico ideale del primo nucleo del percorso.

Nel confronto con le sculture di Farpi Vignoli (San Francesco e il lupo, 1971-72), Louis Albert Carvin (Gazzelle, 1900-15) e Floriano Bodini (Colomba, 1970-80), la figura dei Dalle Masegne apre al tema della fraternità universale delle creature, una delle una delle intuizioni più originali della spiritualità di Francesco. Il lupo, le gazzelle e la colomba invitano a estendere lo sguardo dalla protezione della città al legame fra tutti gli esseri viventi. 

Il percorso si sofferma quindi sul definitivo radicamento del culto francescano nell’identità civica di Bologna. Ne sono testimonianza gli Statuti della Società dei Merciai miniati da Nicolò di Giacomo di Nascimbene detto Nicolò da Bologna, la cui decorazione del frontespizio è affidata ad un vivace e tenero riquadro con la Vergine col Bambino in trono tra i santi Michele Arcangelo, Paolo, Pietro, Petronio e Francesco (1360) e lo splendido calamaio in maiolica di manifattura faentina (fine XV sec.), caratterizzato dalla ricca decorazione plastica e pittorica che raffigura i quattro santi protettori di Bologna e la città turrita. Accanto a san Petronio, san Domenico e san Procolo, Francesco entra stabilmente nel novero dei patroni cittadini, traducendo la protezione celeste nell’immagine stessa della comunità urbana.

Nella Bologna del XIII secolo i francescani sono stati tra gli attori decisivi del rinnovamento della pittura locale, contribuendo alla definizione di un linguaggio più diretto e coinvolgente della raffigurazione della Croce, centrale nella biografia del santo. Le croci dipinte legate agli insediamenti minoritici attestano infatti la fortuna del tema e in questo contesto si colloca il Crocifisso con la Madonna, san Giovanni e Cristo redentore attribuito ad anonimo maestro bolognese vicino al Maestro dei Crocifissi Francescani, che costituisce il fulcro del percorso. L'opera documenta la precoce ricezione a Bologna della rivoluzione figurativa di Giunta Pisano, incentrata sulla drammatica iconografia del Christus patiens (il Cristo esanime e inarcato nel dolore). 
Attorno a questo capolavoro si sviluppa un intenso dialogo con il contemporaneo. Invitano alla contemplazione la luce e il colore del bozzetto del Frontespizio (2011) illustrato da Ettore Spalletti per il Nuovo Evangeliario Ambrosiano, voluto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e tuttora in uso nel Duomo di Milano, mentre il celebre taglio nel Concetto spaziale (1960) di Lucio Fontana assume il valore simbolico di una ferita che introduce al tema delle stimmate.

La sezione centrale è dedicata proprio al compimento spirituale di Francesco: l’impressione delle sacre stimmate avvenuta sul monte La Verna nel settembre del 1224. La straordinaria fortuna visiva dell'episodio è documentata da tre preziosi codici miniati - l’Antifonario 533 di provenienza francescana (inizio XIV sec.), la Matricola e Statuti della Compagnia delle Laudi (1329) di Lando di Antonio e il Graduale ms 526 (1280-1285) del Maestro della Bibbia di Gerona, fino al San Francesco riceve le stimmate (1958) del maestro novecentesco Aldo Borgonzoni. A questi si affianca la ricerca di Maurizio Osti con Most High Lords, originale rilettura grafica del Cantico delle Creature nella traduzione di Ezra Pound (1993).

L'ultima parte propone una meditazione sulla Passione e sulla devozione mariana, pilastri dell'ordine minoritico. A distanza di settantasei anni, torna ad essere esposta a Bologna il capolavoro Madonna con Gesù Bambino e santi (inizio XIV sec.) del giottesco Giovanni da Rimini, capostipite della scuola riminese. La raffinata tavola fu in precedenza esposta nella Mostra della pittura bolognese del Trecento, presentata nel 1950 alla Pinacoteca Nazionale di Bologna a cura dell'Associazione Francesco Francia e diretta da Roberto Longhi, con la collaborazione di giovani studiosi tra i quali Francesco Arcangeli, Cesare Gnudi e Gian Carlo Cavalli. 

Il percorso si chiude con un sorprendente richiamo filologico e spirituale: accostata al dittico (1320 circa) del Maestro di San Nicolò degli Albari, che inserisce i santi Francesco, Antonio di Padova e Ludovico di Tolosa nel programma della sequela Christi, è l'opera del 2020 Senza titolo (Velluto rosso) di Sidival Fila, artista e frate minore francescano, realizzata recuperando la fodera originale del retro dell'Incoronazione della Vergine di Simone di Filippo. La lacerazione del tessuto di Fila ricompone idealmente i temi della ferita, della Passione e dell'intero itinerario espositivo.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo in edizione bilingue (ita/eng) pubblicato da Edizioni delle Grazie (Faenza), che contiene due introduzioni di Silvia Battistini e Davide Rondoni, le schede descrittive di tutte le opere esposte nelle due sedi museali e un saggio critico di Pasquale Fameli e Fabio Massaccesi.

Un ricco programma di iniziative collaterali offre al pubblico di adulti, bambine e bambini l’opportunità di ampliare non solo la rete di idee e contenuti scientifici presentati nella mostra, ma anche di avvicinarsi a percorsi meno convenzionali, con l’obiettivo di stimolare una conoscenza più approfondita dei temi artistici e del patrimonio culturale.


SCHEDA TECNICA

Titolo mostra
Sorella arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo

A cura di
Mark Gregory D’Apuzzo, Giovanni Gardini, Pasquale Fameli, Fabio Massaccesi

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
Fondazione Museo d’arte Cardinale Giacomo Lercaro ETS

Sedi e periodi
Museo Civico Medievale | Via Alessandro Manzoni 4, Bologna
17 ottobre 2026 - 17 gennaio 2027

Museo d’arte Lercaro | Via Riva Reno 55, Bologna
17 settembre 2026 - 17 gennaio 2026

Orari di apertura Museo Civico Medievale
Martedì, giovedì ore 10.00 - 14.00
Mercoledì ore 14.00 - 19.00
Venerdì, sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00
Domenica 1 novembre 2026 (Ognissanti) ore 10.00 - 19-00
Martedì 8 dicembre 2026 (Immacolata Concezione) ore 10.00 - 19.00
Sabato 26 dicembre 2026 (Santo Stefano) ore 10.00 - 19.00
Mercoledì 6 gennaio 2027 (Epifania) ore 10.00 - 19.00
Chiuso lunedì non festivo, 25 dicembre 2026 (Natale)

Orari di apertura Museo d’arte Lercaro
Martedì, mercoledì ore 15.00 - 19.00
Giovedì, venerdì, sabato, domenica 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00
Chiuso 24, 25, 26, 27, 31 dicembre 2026, 1 gennaio 2027

Ingresso Museo Civico Medievale
Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura

Ingresso Museo d’arte Lercaro
Gratuito

Fattitaliani

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