Antonino Muscaglione per Fattitaliani
(video) 'Pillole blu' è il nuovo singolo di Fidelio, duo composto da
Andrea Aniello e Valerio Martino, in questo brano emerge con ancora
maggiore evidenza il loro lato più ironico, grottesco e provocatorio. Al centro
del nuovo singolo c'è l'intelligenza artificiale, ma soprattutto una domanda:
siamo davvero sicuri che l'uomo sia così estraneo ai problemi che attribuisce
alla macchina? Il riferimento a Matrix
diventa allora un gioco di specchi: se nel film la pillola rossa conduce alla
realtà e alla ribellione contro le macchine, il protagonista di 'Pillole blu' desidera
esattamente il contrario, arrivando a invocare un mondo dominato dalla
tecnologia.
'Pillole blu' è una deviazione solo apparente dal percorso di Fidelio, dietro la provocazione rimane intatta la loro idea di raccontare la contemporaneità attraverso la musica, il cinema, la letteratura e una scrittura che non ha paura di mettere in discussione le certezze. E mentre questa parentesi potrebbe trasformarsi in un EP, Andrea guarda già al prossimo concept album, nato durante i tre anni vissuti in America. Un progetto diverso, più narrativo e letterario, ma costruito con la stessa esigenza di dare alla musica una forma di racconto.
Partiamo dal nuovo singolo:
perché questa provocazione?
«In 'Pillole blu' abbiamo usato uno stile più aggressivo, più provocatorio, rispetto a 'Solo i borghesi sopravvivono'. Qui si affrontano ossessioni contemporanee, argomenti controversi come può essere l'intelligenza artificiale, sul come viene usata e sui rischi che si corrono. Abbiamo affrontato temi più divisivi, l'opinione del protagonista è portata all'estremo, il protagonista è in qualche modo un esaltato. Quando ho scritto questa canzone non si parlava tanto dei rischi legati all'intelligenza artificiale, di distruzione dell'umanità. Oggi leggo tanti articoli abbastanza catastrofici. Quando l'ho scritta non c'era ancora quel tema così forte, però l'ho fatto proprio perché, visto che l'intelligenza artificiale è un tema e visto che si parla della rivalità uomo/macchina, si tende ad avere paura della macchina, a guardarla come il nemico. Io ho voluto chiedere: “Ma siamo sicuri che l'uomo sia tanto esente da colpe?”. In Pillole blu c'è un protagonista che giunge a invocare la macchina.»
Anche l'arrangiamento è più duro, strizza meno
l'occhio al ritornello...
«Esatto, infatti abbiamo voluto raccontare questa idea deviata anche attraverso un sound più duro, con elementi dissacranti, specialmente nel ritornello. Pensa anche solo all'organo: volevamo creare un corto circuito. Valerio e Pietro hanno fatto un grande lavoro nel tradurre il mio testo, da un pensiero, da un mood in questo suond. È la storia di un'idea deviata, e volevamo di conseguenza un sound che riproducesse questa idea. C'è l'idea dei computer anni '90, c'è un chiaro riferimento a Matrix, alla classica scena del verde con i numeri che scorrono.»
Quanto è importante,
quindi, il riferimento a “Matrix”?
«Sicuramente c'è un riferimento evidente al film. Un po' rispecchia quella narrazione: macchine come cattive, un futuro distopico in cui le macchine vogliono conquistare e distruggere l'umanità, e l'eroe, Keanu Reeves nel film, sceglie la pillola rossa per combatterle. 'Pillole blu' è un rovesciamento di questa idea. È una canzone che esprime una grande sfiducia nell'uomo e in quanto non sia in grado di gestire il pianeta. È allora che il protagonista arriva addirittura a pregare che la macchina prenda il potere. Nel film il protagonista sceglie la pillola rossa, quella della realtà. La pillola blu è invece quella dell'indifferenza, del continuare il sogno. Il protagonista della nostra canzone si augura un mondo di pillole blu, in cui domina la macchina e ci augura un mondo finto in cui dormiamo.»
E dal vivo, che effetto fa?
«L'abbiamo suonata all'Ultravox a Firenze, è stato un concerto molto bello, in una cornice interessante, c'era tanta gente che non ci conosceva. È stata molto ben accolta, la reazione live è stata sorprendente, molta gente ci ha scritto chiedendoci quando sarebbe uscito il pezzo.»
In che modo l'avete inserita nel vostro live?
«I live sono legati a 'Solo i borghesi sopravvivono': seguiamo la struttura del disco, partiamo sempre da 'I posti giusti', l'inizio un po' snob del disco, e poi arriviamo alla seconda parte. Si chiude sempre con 'È fiorita l'aspidistra'. E in mezzo c'è questa vostra parentesi più “folle”. Nei live presentiamo questa nostra parentesi trap, però di trap, come hai notato, c'è poco. Dopo 'La svolta' apriamo questa parentesi, in cui rientrano il pezzo sul fantacalcio e 'Pillole blu'. Qui parliamo di ossessioni, le portiamo all'estremo. Provochiamo, ma non per il gusto di provocare: prendiamo delle tematiche su cui c'è una discussione polarizzata, l'opinione dominante non è quella che noi presentiamo nella canzone e diamo un rovesciamento della prospettiva. Dopodiché facciamo un inedito dal secondo album e finiamo con 'Volevo essere un Guro' ed 'È fiorita l'aspidistra'. Per me il live è il momento più bello. Mi piace dare qualche lettura in più, lasciare margini di interpretazione, raccontare. Questo aiuta molto chi ci ascolta ad accettare un passaggio così brusco da 'La svolta' a 'Esiste solo il Fanta' che sono due pezzi agli antipodi. Nei live mi piace raccontare la coerenza del percorso.»
Questa parentesi potrebbe
diventare un progetto vero e proprio?
«L'idea in questo periodo è provare a produrre i miei testi più aggressivi, quelli più grotteschi, provocatori, che esplorano un'altra faccia di Fidelio. Questa è una sfida. Questo pezzo, e ce ne sarebbero anche altri, non è facilmente collocabile, non si sa come possa essere definito. Sicuramente può essere soggetto a tante interpretazioni, alcune anche poco nobili. Stiamo decidendo se questi altri inediti saranno prodotti. In quel caso faremmo un EP a cui avevamo pensato assieme a 'Esiste solo il Fanta', avremmo anche altri tre brani. Oppure potremmo concentrarci sul nuovo album.»
Che album sarà, invece,
quello nuovo?
«Riprende il discorso che si era interrotto col primo album, anche se dovrebbe essere più narrativo, più letterario, più naturale rispetto a questa deviazione che hai visto con 'Esiste solo il Fanta' e 'Pillole blu'. Rispetto a 'Solo i borghesi sopravvivono', che poteva essere letto come un disco sul romanzo di Orwell, non avrà un unico riferimento letterario. È un album sull'identità, sui luoghi. C'è tanta America: ho vissuto là per tre anni e ho scritto tutti i testi dell'album quando ero lì. Si parla di sradicamento, di memoria, attraverso città, paesaggi, riferimenti letterari, letture che ho fatto in quel periodo, film che ho visto in quel periodo. Sarà un album totalmente diverso rispetto a questi pezzi. Abbiamo tanto materiale scritto, negli anni americani ho scritto veramente tanto. Abbiamo quasi il problema di organizzare questo materiale e comunicarlo bene.»
Quanto entra il cinema nel
tuo modo di fare musica?
«Mi sento prestato alla musica. La mia passione da sempre
è il cinema. Quando devo girare un video con Fidelio, a parte quelli che ho
girato in America, che sono molto fatti in casa, da quando sono tornato in
Italia cerco sempre di curare l'aspetto visivo. Anche in quella intervista tra
me e Valerio ho chiamato persone con cui avevo collaborato in passato per
cortometraggi. Cerco sempre di curare l'aspetto visivo, ho una grande passione
per il cinema e credo emerga anche nei miei testi.»
Leggi gli articoli di Antonino Muscaglione


