Antonino Muscaglione per Fattitaliani
(video) Ci sono storie che finiscono prima dentro di noi che nel cuore. E ci
sono addii che, anche quando sembrano inevitabili, continuano a lasciare aperta
una porta sul passato. È da questa zona fragile dei sentimenti che nasce “Non è facile”,
il nuovo singolo di Aku Boy, cantautore romano che sceglie il pop intimo e
malinconico per raccontare la difficoltà di separarsi da qualcuno che ha
lasciato un segno profondo.
Disponibile
dal 16 ottobre in radio e sulle piattaforme digitali, il brano si muove tra
nostalgia, consapevolezza e quel bisogno, spesso contraddittorio, di voltare
pagina senza riuscire davvero a farlo. Perché prendere strade diverse può
essere la decisione più giusta, ma non per questo la più semplice da accettare.
Nella musica
di Aku Boy c’è una ricerca di spontaneità che parte dall’esperienza vissuta e
rifugge le costruzioni artificiali. Le emozioni diventano così materia di
scrittura, senza perdere il legame con la loro origine. Con “Non è facile”,
l’artista affronta una fragilità in cui è facile riconoscersi: quella di chi sa
che una relazione è arrivata al capolinea, ma non riesce a cancellare ciò che è
stato.
Nell’intervista
che segue, Aku Boy racconta il significato del singolo, il rapporto tra vissuto
personale e scrittura e il percorso che sta costruendo, lasciando emergere la
propria idea di musica: dare forma alle emozioni senza togliere loro
autenticità.
In “Non è
facile”, quanto c’è di autobiografico?
«La storia non è mia. È quella di due miei cari amici, e me ne sono accorto solo rileggendo il testo a canzone finita. Però mentre scrivevo l'ho vissuta come se fosse mia, quindi di me c'è l'emozione, non i fatti.»
Perché è così
difficile lasciar andare chi abbiamo amato?
«Perché chi amiamo mette radici. All'inizio è un seme, poi col tempo diventa un albero, e un albero non lo sradichi da un giorno all'altro. Anche quando sai che è finita, una parte di te resta attaccata a quelle radici.»
Si può dire
addio a qualcuno senza smettere di amarlo?
«Sì, e succede più spesso di quanto pensiamo. A volte dire addio è proprio un modo di volersi bene, quando capisci che insieme non state più crescendo. L'amore non sparisce di colpo: cambia forma, e col tempo diventa un ricordo che non fa più male.»
Come trasformi le emozioni personali in canzoni?
«Non le trasformo, le lascio uscire. Non scrivo a tavolino: butto giù melodia e testo al primo ascolto, e se sento che sto forzando mi fermo. A volte nemmeno so di cosa sto parlando finché non rileggo, ed è successo proprio con "Non è facile". Le emozioni arrivano prima della consapevolezza.»
Cosa ti hanno
insegnato le esperienze sul palco con artisti come Dardust e Mida?
«Mi hanno dato tanta consapevolezza. Per me lo studio è l'allenamento
e il palco è la gara, ed è lì che capisci davvero a che punto sei. Aprire per
artisti così diversi mi ha insegnato a leggere il pubblico, che ogni sera ha la
sua storia. Il mio compito è trasmettere quello che sento, restando me stesso.»



