Tony Fortunato & Angarita: il lato più intimo di “No pasó nada”

Una voce intensa lasciata libera di occupare lo spazio, mentre intorno la produzione elimina il superfluo. È da questo equilibrio che prende forma “No pasó nada”, il nuovo singolo di Tony Fortunato & Angarita, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 28 agosto. Un incontro che non nasce per caso: i due artisti avevano già lavorato insieme in “Desde cero”, “En su lugar” e “She”, costruendo nel tempo un’intesa che nel nuovo brano trova un’ulteriore evoluzione.

Nell’intervista Tony Fortunato entra nel lavoro di produzione di “No pasó nada”, dalla scelta di affidare il brano ad Angarita alla ricerca di un arrangiamento essenziale, pensato per lasciare in primo piano il suo timbro. Racconta anche un dettaglio centrale della registrazione: il pattern delle congas, costruito per cambiare nelle diverse sezioni e dare alla traccia una sensazione di movimento continuo. Una collaborazione ormai consolidata, che potrebbe trovare nuovo spazio anche nei brani a cui Fortunato sta lavorando per il 2027.

Come nasce la collaborazione tra Tony Fortunato e Angarita per “No pasó nada”?

In realtà “No pasó nada” nasce dal consolidamento di un percorso che stiamo portando avanti da tempo: avevamo già collaborato su tre brani (“Desde cero”, “En su lugar” e “She”) e conosco bene la sua sensibilità. Quando ho iniziato a comporre la struttura musicale, ho pensato subito a lei per via delle sue origini e del suo modo di scrivere ed esprimersi. Cercavo quell’impronta latina autentica per dare corpo al brano.

Quando hai ascoltato Angarita interpretare il brano per la prima volta, hai capito subito che quella sarebbe stata la voce giusta?

Assolutamente sì. Ciò che mi ha fatto capire immediatamente che fosse la scelta giusta è stata la naturalezza con cui la sua voce ed interpretazione si sono appoggiate sulla musica. Il testo porta con sé un’intimità e una malinconia profonde, da cui traspaiono fragilità ma allo stesso tempo una grande forza, riscatto e determinazione. Sentire quella carica emotiva e concettuale posarsi su un’impronta ritmica più avvolgente e dinamica mi ha confermato che il binomio funzionava alla perfezione.

Il suo timbro passionale sembra dialogare continuamente con una produzione molto controllata ed essenziale. Quanto avete lavorato su questo contrasto?

L’intesa è stata così naturale che la struttura di base ha funzionato sin da subito. Il vero lavoro in studio si è concentrato sul dosaggio e sull’equilibrio degli spazi: per valorizzare un timbro così passionale ed espressivo occorreva una produzione “asciutta” e rigorosa. Ho lavorato molto per sottrazione, affinché ogni elemento ritmico e armonico mettesse in risalto la voce senza mai soffocarla, lasciando che il contrasto tra l’essenzialità della musica e il calore del canto diventasse il punto di forza del brano.

La collaborazione ha influenzato anche alcune scelte di arrangiamento nate inizialmente in modo diverso?

No, non c’è stato bisogno di modificare la stesura in corsa. È un pezzo che ho cucito su misura fin dall’inizio, pensato esattamente per il tipo di interpretazione che mi aspettavo da lei. Sapendo già come la sua voce sarebbe stata messa in risalto dalla musica, ho calibrato l’intreccio tra chitarre, basso e percussioni già in fase di prima stesura della base strumentale. Tutto si è incastrato in perfetta armonia al primo colpo, a conferma che la visione di partenza era quella giusta.

In studio quanto spazio avete lasciato all’interpretazione spontanea e quanto, invece, è stato definito nei dettagli?

Lasciare la massima libertà creativa ed espressiva è fondamentale se si cerca un risultato autentico, capace di arrivare dritto al cuore di chi ascolta. L'elemento su cui ho preteso assoluto controllo nei dettagli è stato il pattern dinamico delle congas: volevo che creasse un flusso in continuo divenire, così l'ho studiato e registrato in modo che non si ripetano mai nelle varie sezioni del brano. Questo approccio dona al brano una componente viva, umana e dinamica, quasi come se le percussioni stessero improvvisando e reagendo in tempo reale al resto della musica e all'interpretazione vocale.

“No pasó nada” rimarrà un incontro legato a questo singolo oppure potrebbe essere il punto di partenza per altre collaborazioni?

Si tratta di un rapporto già avviato, quindi non di un episodio isolato o di un semplice punto di partenza, viste le tre collaborazioni che avevamo già all’attivo prima di “No pasó nada”. La nostra è un’intesa artistica ormai collaudata e naturale. In questo periodo sto già lavorando alla produzione dei nuovi brani pianificati per il 2027: se durante il processo creativo sentirò che una traccia richiede proprio il suo timbro e la sua espressività, la coinvolgerò senza esitazioni. Quando la sintonia funziona così bene, le porte per il futuro restano sempre aperte.

 

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