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| Noemi Muschetti ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala |
Da oltre venticinque anni, ogni Stagione del Teatro alla Scala prevede un titolo d’opera curato dalle forze artistiche dell’Accademia Teatro alla Scala, trasformando il palcoscenico del Piermarini nel luogo in cui la formazione incontra concretamente la produzione.
È uno dei momenti più significativi della collaborazione tra il Teatro e la sua Accademia: un progetto che non rappresenta semplicemente un’esperienza didattica, ma una produzione a tutti gli effetti inserita nella programmazione della Stagione scaligera, nella quale giovani cantanti, professori d’orchestra, artisti del coro, maestri collaboratori, tecnici e maestranze lavorano fianco a fianco con professionisti affermati, condividendo gli stessi standard artistici e organizzativi che caratterizzano il Teatro alla Scala.Dal 5 al 16 settembre 2026 questo percorso prosegue con un nuovo allestimento de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, uno dei massimi capolavori del repertorio belcantistico, affidato alla direzione di Marco Alibrando e alla regia di Maria Mauti. Il progetto nasce espressamente per il Teatro, ma è concepito fin dall’origine con una prospettiva più ampia: dopo le recite della Stagione, l’allestimento sarà infatti sviluppato in una versione destinata al pubblico dei più giovani, entrando così a far parte delle iniziative con cui il Teatro promuove la diffusione dell’opera e la formazione di nuovi spettatori.
Da venticinque edizioni il Progetto Accademia costituisce uno dei cardini del modello formativo della Scala, una formazione sul campo, che permette agli allievi di completare il proprio percorso confrontandosi con una produzione operistica reale. L’obiettivo non è soltanto perfezionare le competenze artistiche, ma accompagnare i giovani professionisti verso l’ingresso nella vita teatrale attraverso un’esperienza che riproduce integralmente il lavoro di una compagnia d’opera.
Dal debutto del Progetto nella Stagione 1999-2000, l’Accademia ha realizzato ventisei produzioni operistiche inserite nella programmazione del Teatro alla Scala, alternando nuovi allestimenti e riprese di produzioni storiche del repertorio. Con L’elisir d’amore, Donizetti raggiunge Rossini come autore più rappresentato nell’ambito del Progetto Accademia, con cinque titoli complessivi, confermando il ruolo centrale del repertorio italiano dell’Ottocento nella formazione dei giovani interpreti.
Questa nuova produzione coinvolge l’Orchestra e il Coro dell’Accademia e un cast composto da allievi ed ex allievi, secondo una formula che favorisce il dialogo tra formazione ed esperienza professionale. Nei ruoli principali saranno protagonisti Sabrina Sanza e Noemi Muschetti (Adina), Cristóbal Campos Marin (Nemorino), Chao Liu e Geunhwa Lee (Belcore), Misha Kiria (Dulcamara), Saori Sugiyama e Aigerim Altynbek (Giannetta).
Sul podio debutta alla Scala Marco Alibrando, recentemente nominato Direttore del Deutsches Nationaltheater e della Staatskapelle di Weimar e fondatore del progetto milanese Voce all’Opera, protagonista di una carriera in rapida affermazione sui principali palcoscenici italiani ed europei. Un direttore d’orchestra particolarmente a suo agio in questo repertorio, come afferma in un’intervista per La Scala - Rivista del Teatro: “Mi diverte tantissimo a livello musicale questa incessante sequenza di duetti, terzetti, quartetti, che finisce in un grande concertato. Da dirigere, il lavoro di concertazione è maggiore: bisogna bilanciare tutte le voci affinché non primeggi nessuna, ma si trovi un equilibrio perfetto, rossiniano, nel senso di un meccanismo di precisione, dove tutti poi possano emergere nel momento giusto.
Ho detto ai ragazzi: ‘Non fate a gara a chi canta più forte; sarà mia responsabilità fare in modo che tutti emergano al momento giusto’. Già alleggerendo tutto, gli ingranaggi vengono fuori. E poi il testo deve sempre rimanere comprensibile: chiedo ai ragazzi uno sforzo perché per me questo aspetto è fondamentale”.
Debutta al Piermarini anche Maria Mauti, regista milanese classe 1974, formatasi nel teatro di prosa e affermatasi successivamente come autrice e regista per il cinema e la televisione. Nel 2023 ha debuttato nella regia d’opera con Norma allo Sferisterio di Macerata, ricongiungendo la passione teatrale degli esordi alla lunga esperienza maturata accanto alla musica e allo spettacolo. Con L’elisir d’amore affronta per la prima volta una produzione scaligera, portando nel mondo dell’opera uno sguardo costruito sull’incontro tra teatro, cinema e attenzione allo spazio scenico.
Per Maria Mauti il punto di partenza del lavoro è stato
l’ascolto della musica di Donizetti. Nell’intervista ad Alessandro Tommasi per
La Scala - Rivista del Teatro spiega: “Ho cercato di ritrovare una dimensione
di sorpresa”, spiega la regista, immaginando come una giovane compagnia possa
guardare a quest’opera con occhi contemporanei. La musica diventa così la guida
per individuare emozioni e visioni, soprattutto nei continui cambi di registro
espressivo che caratterizzano la partitura, capace di passare dalla comicità
alla profondità sentimentale con una modernità ancora sorprendente.
Il confronto con i giovani artisti dell’Accademia è parte integrante di questo percorso. “Lavorare con giovani cantanti significa confrontarsi con musicisti che hanno il desiderio di mettersi in gioco, di superare il proprio bagaglio e guardare a ciò che cantano con senso di stupore e novità”, racconta Mauti. La regista ha scelto di lasciare spazio all’individualità degli interpreti, lavorando sulla pulizia del gesto e sulla relazione tra i personaggi, affinché ciascuno possa trovare la propria voce all’interno dello spettacolo.
La scena immaginata da Mauti è un grande campo di grano che
si perde oltre i confini del palcoscenico. La natura diventa elemento centrale
di un’opera ambientata in un mondo rurale e popolato da persone semplici, in
sintonia con la freschezza e l’energia giovanile che attraversano la partitura.
L’ambientazione guarda idealmente al West, tra pionieri, jeans, salopette,
vaste praterie e cieli infiniti: una dimensione di scoperta e libertà che
amplifica il carattere universale della vicenda.
Anche il cielo assume una funzione drammaturgica, accompagnando il trascorrere della giornata in cui si svolge la storia: dalla luce assolata e sospesa del mezzogiorno al tramonto del primo atto, fino alla notte e all’alba finale in cui Nemorino e Adina ritrovano finalmente il loro incontro.
La centralità dello spazio è un elemento che Maria Mauti riconduce anche alla sua esperienza nel cinema documentario e ai lavori dedicati all’architettura. Il suo approccio alla regia nasce infatti dalla ricerca di una visione capace di unificare tutti gli elementi dello spettacolo – musica, gesto, immagine e ambiente – all’interno di una poetica comune. “Cinema e opera lirica sono arti totali – osserva – entrambe il risultato della fusione di componenti artistiche diverse”. Una ricerca orientata verso una bellezza intesa come strumento di crescita e di educazione dello spirito, nel solco di una concezione del teatro come spazio di incontro e di contrasto alla complessità del mondo contemporaneo.
Con questo nuovo titolo il Teatro alla Scala e la sua Accademia rinnovano un progetto che negli anni si è rivelato uno dei più efficaci strumenti di passaggio tra alta formazione e professione. Un modello che rende il Teatro non soltanto luogo di produzione artistica, ma anche laboratorio permanente per la crescita delle nuove generazioni di interpreti, musicisti, tecnici e operatori dello spettacolo, contribuendo concretamente al futuro dell’opera.
Il Teatro alla Scala ringrazia la Teatro alla Scala
Association of America e la 1811 Foundation per il continuativo sostegno al
progetto dell’Accademia e la New Generation Foundation, partner del progetto,
per il prezioso contributo alla sua realizzazione.



