“Il corpo delle donne può diventare uno strumento di dominio sulle donne, può essere sfruttato come strumento di potere sulle donne”.
Lo afferma il premio Nobel per la Pace e attivista iraniana Narges Mohammadi in un'intervista concessa a Marco Damilano nella puntata de "Il cavallo e la torre" in onda questa sera alle 20.35 su Rai 3. Nel giorno del quarto anniversario dell’uccisione di Mahsa Amini per mano della polizia morale iraniana, Mohammadi ricorda: “quella sera eravamo sedute insieme nei locali della prigione e c'era il televisore acceso. La notizia ci è arrivata annunciata dalla conduttrice di un programma televisivo serale del regime. La nostra prima reazione è stata di grande sorpresa perché Mahsa indossava sia il velo a coprirle il capo e i capelli che un lungo spolverino fino ai piedi, di colore nero, a coprirle le forme del corpo. Ci chiedevamo quindi il perché del suo arresto. Non era nemmeno senza velo in testa!”. “È stato allora – aggiunge - che abbiamo deciso di non restare in silenzio e abbiamo indetto una manifestazione grande e potente nel cortile della prigione di Evin, in cui sono stati scanditi slogan e intonati canti e, a turno, tenuti discorsi”.Condannata a 16 anni di reclusione dal regime, Mohammadi è uscita di prigione grazie a una sospensione della pena per motivi di salute.
“Sono sopravvissuta al mio quattordicesimo arresto, avvenuto questa volta a Mashhad alcuni mesi fa. Questo arresto è stato tra quelli che hanno messo più a repentaglio la mia vita, con una violenza indescrivibile, con colpi molto forti inflitti alla testa”. “In questi ultimi mesi mi sono soprattutto curata e oggi sono qui con voi e sto meglio”, conclude.


