Rai 3, stasera a "Sapiens Files" la potenza dell'acqua. Bologna e la sua ingegneria idraulica



Sarà l'acqua la protagonista della nuova puntata di "Sapiens Files", il programma di Rai Cultura condotto da Mario Tozzi, in onda sabato 5 settembre alle 20.30 su Rai 3.

Come sopravviveranno i sapiens in città con sempre meno acqua? Perché l'uomo spreca l’acqua e come può usarla preservandola per i Sapiens futuri? L’acqua è una risorsa che assicura la vita. Amica se l'uomo sa governarla, nemica quando viene ignorata, nascosta o sottovalutata. Del suo uso virtuoso è una prova la Chiusa di Casalecchio del Reno, vicino Bologna: un monumento dell’ingegneria medievale, la più antica opera idraulica in Europa ancora in funzione. La sua storia è la storia di come Bologna ha imparato a governare l’acqua, un rapporto fatto di ingegno, necessità e visione urbana. Non è una semplice diga: è un’infrastruttura pensata per intercettare le acque del Reno, un fiume dal corso irregolare, difficile da sfruttare in modo continuo, per convogliarle nel Canale di Reno. Da questa chiusa fin dal Trecento partivano le acque che alimentavano i canali di Bologna, una città in crescita che aspirava a competere con i centri produttivi dell’Italia settentrionale. Ancora oggi la Chiusa di Casalecchio insegna che la gestione dell’acqua è un patto tra l’uomo e il fiume, un equilibrio da preservare con cura e lungimiranza. Ma Bologna non si affida solo al Reno. Sempre durante il Medioevo un’altra grande arteria idraulica nasce sul Torrente Savena che scorre a Est della città. Anche qui dal XII secolo viene realizzata un’opera di derivazione: la Chiusa di Savena che alimenta il canale omonimo.

Due corsi d’acqua, quindi, due chiuse, due canali che entrano in città alimentando una rete sempre più complessa di decine di chilometri di vie d’acqua che hanno innervato l’economia e i commerci dal Medioevo fino all’Ottocento. È così che Bologna diventa una città d’acqua. Non si tratta di reliquie del passato, ma di infrastrutture vive che consentono alla città di mantenere un rapporto equilibrato con l’acqua.

Ignorarla e cancellarne il corso può invece costare caro. In Italia sono 12 mila i chilometri di fiumi e canali finiti sottoterra. Ma l’acqua non dimentica il suo cammino. Lo riprende, lo reclama, spesso con una violenza devastante e con effetti amplificati da eventi meteorologici estremi figli della crisi climatica. Anche Bologna ha ricoperto la maggior parte dei suoi canali per motivi di igiene, urbanistici ed economici, ma il sistema ben governato attenua i rischi di esondazione presenti altrove. Oggi i suoi canali sotterranei continuano a servire la città da sotto come una memoria sotterranea che non si lascia cancellare. Il patto tra Bologna e le sue acque si rinnova ogni giorno. Il sistema idrico continua a funzionare e quella del capoluogo emiliano è una lezione da imparare: conciliare competenze ingegneristiche, conoscenza storica e adattamento ai nuovi scenari climatici. Bologna non ha subito le sue acque, da sempre generatrici di vita per le città, ma ha saputo governarle e indirizzarle.

"Sapiens Files" è anche online su RaiPlay.it.

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