Mostra "MAN RAY: tutto" alla Fondazione Magnani-Rocca: 60 anni di sperimentazione tra fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema



«Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall'immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un'esistenza.»

Con queste parole Man Ray sintetizzava un'intera filosofia dell'arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un'unica, inesauribile visione creativa.

Man Ray: tutto è la più completa retrospettiva mai dedicata all'artista in Italia, con oltre 300 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, film, editoria. Dal 12 settembre al 13 dicembre alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca, in occasione dei cinquant'anni dalla scomparsa di Man Ray, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976.

 

A pochi passi, nelle sale della collezione permanente, opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Monet, de Chirico, Morandi e molti altri. Tra queste, i capolavori ritrovati di Renoir, Cézanne e Matisse, tornati a casa, nella Collezione di Luigi Magnani. Tutto il mondo ne ha parlato e ora le tre opere sono di nuovo visibili nelle Sale dei Maestri Francesi, il più importante nucleo di pittura impressionista in Italia.

 

Se le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato di volta in volta la pittura o la fotografia, Man Ray: tutto abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall'artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema. Sessant'anni di irrefrenabile sperimentazione.

 

Tra le opere esposte figura Le Violon d'Ingres (1924), l'iconico ritratto fotografico di schiena dell'amica e musa Kiki de Montparnasse, con le effe di violino sulla schiena nuda. Accanto a essa sono esposti capolavori come Lacrime, La preghiera, Anatomia, Noire et Blanche e i celebri ritratti delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard.

 

La mostra segue l'evoluzione del linguaggio di Man Ray, nato a Philadelphia nel 1890, a partire dai primi anni americani, segnati dall'adesione al movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve la parte più cospicua della sua fama. Il momento dadaista si concretizza nella realizzazione delle prime sculture, come By Itself del 1918, qui presentata in duplice versione versione, e la celeberrima Ostruzione del 1920, composta da 63 grucce di legno appese al soffitto in una struttura che moltiplica un singolo oggetto fino a trasformarlo in installazione.

 

Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta definitiva. Accolto da Marcel Duchamp, il mentore con il quale intreccerà un'amicizia destinata a protrarsi per decenni, generando opere straordinarie presenti in mostra, Man Ray si inserisce nel vivacissimo ambiente dell'avanguardia parigina, divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di questo mondo. Al lavoro su commissione per la moda si affiancano le sperimentazioni autonome: i rayographs e le solarizzazioni, autentiche icone dell'arte dada e surrealista, e la cartella Électricité del 1931, un portfolio di dieci photogravure realizzato con la collaborazione di Lee Miller, la grande fotografa statunitense prima sua assistente, divenuta poi sua musa e compagna, infine affrancatasi per seguire una carriera del tutto autonoma.

 

La vena pittorica non viene mai abbandonata. Ne sono prova i dipinti esposti soprattutto a partire dagli anni Trenta nelle grandi mostre del Surrealismo: tra questi, il celeberrimo À l'Heure de l'Observatoire, les Amoureux (1932–1934), in cui le labbra cremisi di Lee Miller fluttuano giganti nel cielo sopra l'Osservatorio di Parigi, opera nella quale il tormento della separazione si trasforma in visione cosmica.

 

Accanto alla pittura prosegue la produzione grafica, che risponde alla volontà di diffondere il più possibile la propria opera, prescindendo dai concetti di unicità e di originale che per Man Ray sembrano perdere di significato. È il nodo che oggi torna a farsi urgente, in una stagione in cui la tecnologia rimette in discussione che cosa sia un'opera e chi la firmi: i rayographs erano fotografie fatte senza macchina fotografica, e l'artista replicava i propri oggetti a quarant'anni di distanza senza vedervi alcuna perdita.

 

Gli oggetti d'affezione (ready-made trasformati dall'intervento dell'artista) incarnano con forza questa attitudine. Cadeau (Regalo), il ferro da stiro con i chiodi attaccati, nasce il 3 dicembre 1921, giorno di apertura della prima personale parigina di Man Ray alla Librairie Six di Philippe Soupault: l'originale viene rubato lo stesso giorno, ma l'artista lo replicherà più volte a partire dal 1963. Anche L'oggetto indistruttibile del 1931 (un metronomo con l'occhio di Lee Miller, che diventerà poi Un oggetto da distruggere al termine della relazione con la fotografa) nasce con l'idea di poter essere replicato, manipolato, rivisto secondo le occasioni.

 

L'unione tra pittura e design si trova poi ad esempio in Palettable, un tavolo a forma di tavolozza, ideato nel 1941 e poi edito nel 1971, o nel Monumento al pittore sconosciuto del 1955. Artista tra i più attuali del XX secolo, fu elevato a icona da Andy Warhol, che negli ultimi anni fu in rapporto con lui e ideale prosecutore delle premesse della sua ricerca nella nuova America del dopoguerra.

 

La mostra offre anche la testimonianza di momenti capitali della storia delle avanguardie: Résurrection des Mannequins (La resurrezione dei manichini) documenta una delle sale più affascinanti dell'Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1938 alla Galerie Beaux-Arts di Parigi, dove alcuni artisti tra cui Dalí, Ernst, Miró, Duchamp e lo stesso Man Ray decorarono manichini femminili in un allestimento che resta tra i più leggendari del Novecento.

 

Non mancano le rare ma significative prove cinematografiche, film entrati nella storia del cinema d'avanguardia, capitolo autonomo della creatività dell'artista ma inscindibile dalla sua intera visione, che concepiva l'arte come esperienza totale di vita, priva di barriere disciplinari, stilistiche, tematiche.

 

Speciale attenzione è dedicata all'intenso rapporto fra Man Ray e l'Italia, in particolare negli anni Sessanta e Settanta.

 

La mostra si avvale di prestiti provenienti da importanti istituzioni museali, da celebri gallerie e collezioni private italiane ed estere, ed è curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera, Stefano Roffi. Con Man Ray: tutto la Villa dei Capolavori, che negli anni ha dedicato grandi mostre a figure che con Man Ray hanno condiviso il palcoscenico delle avanguardie, da Miró a de Chirico, da Cocteau a Warhol, dal Surrealismo a Munari, porta a convergenza quei percorsi nella figura dell'artista che più di ogni altro li ha attraversati tutti.

 

Un ricco catalogo, con la pubblicazione di tutte le opere esposte e di saggi dei curatori e di importanti studiosi fra i quali Paolo Albani, Silvana Annicchiarico, Andrea Bellavita, Eva Brioschi, Alice Ensabella, Flaminio Gualdoni, Marco Meneguzzo, Alessandro Nigro, Giangavino Pazzola, è edito da Dario Cimorelli Editore.

 

La Fondazione Magnani-Rocca è una delle più importanti istituzioni artistiche d'Europa.

 

La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo nei pressi di Parma, ospita la collezione d'arte di Luigi Magnani con opere di Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi.

 

Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva ancora oggi un fascino sontuoso e senza tempo con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata da un grande Parco Romantico con piante esotiche, alberi monumentali e splendidi pavoni bianchi.

 

Informazioni pratiche

MAN RAY: tutto

Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori

Via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)

 

Periodo: 12 settembre – 13 dicembre 2026

 

Orari: dal martedì al venerdì continuato 10–18 (biglietteria chiude alle 17) | sabato, domenica e festivi continuato 10–19 (biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre. Lunedì chiuso; aperto lunedì 7 dicembre (ponte).

 

Biglietti: € 15 intero, valido anche per le Raccolte permanenti, il Parco Romantico e gli Armadi segreti della Villa | € 13 gruppi (almeno 15 persone) | € 5 scuole e under 14. Per meno di 15 persone non occorre prenotare; i biglietti si acquistano all'arrivo.

 

Visite guidate: sabato ore 16, domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30 con guida specializzata. Prenotazioni: prenotazioni@magnanirocca.it oppure presentarsi all'ingresso fino a esaurimento posti. Costo: € 20 (ingresso e guida).

 

Info: www.magnanirocca.it | info@magnanirocca.it | tel. 0521 848327 / 848148

 

Ristorante: tel. 0521 1627509 | WhatsApp 393 7685543 | marco@bstro.it

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