Morta Emma Bonino, una vita per le battaglie difficili

 

Foto da Facebook

È stata una delle figure più riconoscibili, controverse e coerenti della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Emma Bonino è morta oggi, 11 settembre, a Roma, all’età di 78 anni, lasciando alle spalle una lunga storia di battaglie civili e politiche, spesso iniziate quando sembravano destinate a rimanere minoritarie. 

La sua storia politica comincia negli anni Settanta, dentro il Partito Radicale di Marco Pannella. È però la battaglia per la legalizzazione dell’aborto a renderla una figura nazionale. Nel 1974 aveva vissuto personalmente l’esperienza di un’interruzione di gravidanza clandestina; l’anno successivo trasformò quella vicenda privata in una denuncia pubblica, contribuendo alla mobilitazione che avrebbe portato, nel 1978, alla legalizzazione dell’aborto in Italia.

Da quel momento, per Bonino, la politica sarebbe stata soprattutto questo: portare al centro del dibattito questioni che la maggioranza preferiva lasciare ai margini. Diritti delle donne, divorzio, libertà individuali, obiezione di coscienza, diritti delle minoranze, abolizione della pena di morte, lotta alla fame e mutilazioni genitali femminili sono solo alcune delle battaglie alle quali ha dedicato il suo impegno. 

Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi istituzionali di primo piano: parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e gli Affari europei e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Esteri nel governo Letta. Ma il suo percorso politico non si è mai esaurito negli incarichi istituzionali. 

A Bruxelles, come in Italia, Bonino portò un approccio difficilmente conciliabile con il compromesso fine a se stesso. Da commissaria europea tra il 1995 e il 1999 si occupò, tra l’altro, di aiuti umanitari, pesca e tutela dei consumatori. Il suo impegno internazionale la portò anche in alcuni dei luoghi più drammatici delle crisi degli anni Novanta, dal Rwanda all’ex Jugoslavia, fino alle campagne per i diritti delle donne afghane.

Era una politica che non aveva paura di essere minoritaria. Anzi, proprio dalla condizione di minoranza traeva spesso la forza per insistere. La sua voce poteva risultare scomoda, persino per chi condivideva alcune delle sue battaglie. Ma era una voce difficilmente confondibile, riconoscibile per il tono diretto e per una concezione della politica come strumento di libertà individuale.

Anche la malattia non aveva fermato il suo impegno. Nel 2015 aveva annunciato di avere un tumore al polmone e, dopo le cure, era tornata progressivamente alla vita pubblica. Negli ultimi anni aveva continuato a intervenire nel dibattito politico, difendendo con particolare forza il progetto europeo e mettendo in guardia dai rischi dell'autoritarismo e delle nuove forme di nazionalismo.

Il suo rapporto con Papa Francesco era forse una delle immagini più significative della complessità della sua figura: due personalità profondamente distanti su alcune questioni etiche, ma capaci di riconoscersi reciprocamente un impegno autentico sul terreno dei diritti e della dignità umana. Nel novembre 2024 il Pontefice era andato a trovarla nella sua abitazione, dopo un grave problema di salute. 

Bonino lascia una storia politica difficile da racchiudere in una sola definizione. Radicale, europeista, liberale, femminista, garantista: ciascuna di queste parole racconta una parte della sua identità, senza esaurirla.

Forse il tratto che più di ogni altro la rappresenta è proprio la tenacia. La capacità di continuare a combattere anche quando il consenso non arrivava, quando le sue posizioni sembravano troppo lontane da quelle dominanti, quando la politica avrebbe suggerito di arretrare.

Per decenni Emma Bonino ha fatto esattamente il contrario: ha continuato ad avanzare, trasformando battaglie considerate impossibili in pezzi della storia italiana. E lasciando alla politica una domanda che vale forse più di qualsiasi celebrazione: quali sono, oggi, le battaglie che sembrano ancora troppo difficili per essere combattute?

Fattitaliani

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