Il 16 settembre 2026, negli spazi di via Alessandro Volta 34 a Roma, z2o Sara Zanin ha inaugurato la quarta mostra personale di Giovanni Kronenberg con la galleria, in oltre 10 anni di collaborazione.
Il progetto riunisce un corpus di opere recenti attraverso cui l’artista prosegue la sua indagine sulla scultura, sul disegno e sulla capacità delle forme di manifestarsi come presenze autonome, sospese tra materia, intuizione e apparizione. Nel lavoro di Kronenberg gli oggetti non sono mai semplicemente assemblati, né ridotti a frammenti da ricomporre: vengono avvicinati, messi in relazione, talvolta appena alterati, fino a raggiungere un equilibrio inatteso.
La mostra presenta la tipica polisemia e libertà associativa di materiali, significati e significanti con cui l’artista crea le sue sculture: oggetti e manufatti, di tempi e fruizioni distanti e mai associabili tra loro, trasformati attraverso una grammatica combinatoria che mischia metalli a oggetti plastici, lastre di granito con elementi organici, inserzioni in ferro al legno. La mostra si articola come un campo di tensioni e rimandi: gli oggetti conservano la propria identità materiale, ma nello spostamento, nell’accostamento e nella relazione reciproca eccedono la loro funzione trasformandosi in enigmi visivi inaspettati carichi di una forte drammaticità.
Se le sculture nascono spesso da una relazione fisica e mentale tra oggetti diversi, i disegni si muovono in uno spazio più libero, svincolato dalla somiglianza e dalla riconoscibilità. Le forme che emergono sulla carta non descrivono e non illustrano, ma sembrano apparire. La mostra mette così in dialogo due registri distinti e profondamente connessi. Da un lato, la scultura agisce nello spazio attraverso interventi minimi e accostamenti capaci di modificarne la percezione; dall’altro, il disegno apre una dimensione più mentale e visionaria.
Ogni elemento sembra occupare il proprio luogo con naturalezza, ma proprio questa apparente semplicità rivela la capacità dell’opera di attivare l’intero ambiente. La mostra invita così a un’osservazione lenta, in cui scultura e disegno si incontrano non per somiglianza, ma per attitudine: entrambe sono forme di apparizione, modi diversi di rendere visibile ciò che resta sospeso tra materia, tempo e intuizione.
Nel corso della mostra avrà luogo la presentazione del nuovo libro monografico dedicato alla produzione di disegni su carta dell’artista, pubblicato da Viaindustriae Publishing, con saggi critici in catalogo di Cecilia Canziani, Antonio Grulli e Alessandro Rabottini, la cui uscita è prevista per l’Autunno 2026.
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