DON COLUCCIA PRETE CORAGGIO, IL SUO IMPEGNO CONTRO LA MALAVITA E LE INGIUSTIZIE

 


Don Antonio Coluccia un sacerdote salentino noto come il "prete coraggio" o "prete antimafia", celebre per la sua instancabile battaglia in prima linea contro lo spaccio di droga e la criminalità organizzata nelle periferie difficili, in particolare a Roma.

 Nato nel Salento ed ex operaio, compie una "pastorale in uscita" camminando nei quartieri a rischio di Roma  come (Tor Bella Monaca, Quarticciolo, San Basilio e Laurentino) con un megafono, invitando i giovani a rifiutare la droga e il fascismo dei clan.

Ha fondato l'opera "don Giustino" per gli emarginati e ha trasformato una villa confiscata a un boss della malavita a Roma in una casa di accoglienza.

A causa del suo forte impatto e della sua costante denuncia delle piazze di spaccio, vive da anni sotto scorta. Il 29 agosto 2023 ha subito un grave attentato a Tor Bella Monaca, dove un uomo ha tentato di investirlo in scooter (fermato grazie al tempestivo intervento di un agente della scorta).

Nel settembre 2024 è stato bersaglio di un'altra aggressione nel quartiere Quarticciolo, con lanci di oggetti e minacce di morte dalle finestre durante un corteo per la legalità.

Nonostante le intimidazioni e il pericolo costante, Don Coluccia ripete con fermezza di non voler fermare la sua missione, continuando a portare un messaggio di Vangelo, legalità e speranza tra i giovani.

Don Coluccia ha espresso serie preoccupazioni riguardo alla situazione delle case occupate nelle periferie di Roma, evidenziando il degrado sociale e la necessità di un intervento istituzionale. Il sacerdote ha sottolineato come tali contesti alimentino illegalità e abbandono, richiedendo una presenza dello Stato più incisiva e vicina ai cittadini.

Nelle sue ultime uscite e dichiarazioni pubbliche tra la primavera e l'autunno del 2026, Don Antonio Coluccia ha mantenuto una linea di fermezza assoluta, concentrandosi in particolare su tre concetti chiave: il rifiuto della "normalizzazione" della droga, la denuncia della militarizzazione criminale del territorio e l'importanza della cultura come via di riscatto.

Durante i suoi recenti cortei della legalità a Roma (come quello nel quartiere Don Bosco ad agosto 2026, seguito a gravi attentati dinamitardi nella zona), Don Coluccia ha lanciato un forte monito contro l'assuefazione: "Non vi abituate mai alla violenza e all'illegalità". Il sacerdote denuncia continuamente come i clan stiano cercando di rendere "normale" la presenza di vedette e lo spaccio sotto i portoni e nei cortili, rubando di fatto lo spazio vitale a bambini, anziani e residenti onesti.

Nelle sue ultime tappe di sensibilizzazione con i giovani delle scuole superiori (come gli incontri avvenuti a maggio e luglio 2026), Don Coluccia ha usato parole brutalmente dirette per scuotere gli studenti dal torpore sociale, ha spiegato chiaramente che "la droga non è uno sballo, ma una catena". Ribadendo   che aderire alla criminalità o accettare la logica delle piazze di spaccio non è un destino segnato, ma una scelta consapevole di chi decide di arrendersi alla malavita. Lo stesso ha espresso profonda rabbia nel vedere i sogni dei giovani morire per mano dei "venditori di morte".

Nei suoi interventi mediatici più recenti, ha descritto la struttura piramidale e l'arroganza dei pusher in quartieri come il Quarticciolo, Laurentino e San Basilio. Ha evidenziato come le piazze di spaccio siano ormai "militarizzate" a tutte le ore, al punto che persino i cittadini residenti sono costretti a subire i controlli o le intimidazioni delle vedette per poter rientrare a casa o camminare nei cortili dei lotti.

A metà settembre 2026, in occasione del conferimento del Blue Green Economy Award, Don Coluccia ha voluto dedicare il premio "alle mamme coraggio di Pianura" (quartiere periferico di Napoli dove ha recentemente guidato blitz di "disturbo" con il megafono contro i pusher locali). In questa occasione ha riassunto l'essenza della sua attuale visione: "La cultura salverà i ragazzi". Per il sacerdote, la risposta dello Stato non deve essere solo repressiva o di polizia, ma deve passare attraverso la riappropriazione degli spazi, lo sport (come le palestre sociali della legalità) e l'istruzione.

Antonio Speranza reporter

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