Le opere di Severini prenderanno vita attraverso il movimento in un percorso coreografico che attraverserà le sale della mostra e il cortile del MAEC, per poi uscire dal museo e incontrare la città, fino a Piazza del Duomo. Il museo e lo spazio urbano diventano così un unico luogo scenico, dove arti visive e danza contemporanea si incontrano e si contaminano.
La scelta della danza affonda le sue radici nella stessa ricerca artistica di Severini. Il movimento, il ritmo, la simultaneità e la percezione dinamica della realtà sono infatti elementi centrali della sua poetica. L’artista guarda alla danza come a una forma capace di esprimere l’energia della modernità e di tradurre in una nuova dimensione percettiva quella tensione verso il dinamismo che attraversa la sua opera, in particolare negli anni della stagione futurista.
È proprio a questo rapporto tra Severini, il Futurismo e la danza che guarda VARIOPAINT, avvalendosi della collaborazione di Silvana Barbarini, allieva di Giannina Censi, danzatrice e coreografa italiana che negli anni Trenta fu tra le principali interpreti delle danze futuriste, collaborando in particolare con Filippo Tommaso Marinetti.
Marinetti, autore del Manifesto della danza futurista, al quale sono associate anche alcune illustrazioni di Gino Severini, immaginava una danza «disarmonica, sgarbata e antigraziosa, asimmetrica, sintetica, dinamica e parolibera», capace di restituire attraverso il corpo l’energia, la velocità e il ritmo della vita moderna.
A partire da questa preziosa eredità, custodita e trasmessa da Silvana Barbarini, il progetto prevede la trasmissione di alcune danze futuriste ai danzatori Francesco Manenti, Daria Menichetti, Noemi Piva, Maryterry Rizzi e Alessandro Marzotto Levy, protagonisti anche di una residenza creativa a Cortona. Un periodo di lavoro che ha consentito di elaborare nuove coreografie concepite appositamente in dialogo con le opere presenti in mostra e con i principi della poetica futurista.
Le sale del MAEC, il cortile e Piazza del Duomo diventano così uno spazio vivo e in movimento, dove le tele di Severini entrano in relazione con i corpi dei danzatori e diventano, a loro volta, spazio scenico e impulso creativo. Il pubblico è invitato a vivere le opere attraverso un’esperienza sensibile, nella quale la pittura non viene soltanto osservata, ma diventa punto di partenza per un nuovo modo di attraversare e percepire lo spazio.
D’altronde, quello tra Sosta Palmizi e Gino Severini è un dialogo che nasce già nel 2025, quando la compagnia aveva dedicato all’artista Non omnis moriar – Non morirò del tutto. Omaggio in danza a Gino Severini, una performance itinerante realizzata tra i luoghi di Cortona più legati alla vita e all’opera del Maestro.
Il progetto, promosso nell’ambito degli appuntamenti di avvicinamento alle celebrazioni severiniane avviate nel 2025 dal Comune di Cortona nell’ambito del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea, proponeva una performance ispirata non soltanto alla fascinazione di Severini per la danza, intesa come metafora del dinamismo e strumento privilegiato per l’esplorazione di nuove modalità percettive, ma anche alla lunga e profonda relazione che legò l’artista alla moglie Jeanne.
Con VARIOPAINT quel percorso prosegue oggi direttamente all’interno della mostra, rinnovando il dialogo tra Severini, il movimento e la contemporaneità e sviluppando ulteriormente la ricerca avviata dalla compagnia da Sosta Palmizi.