Aldo Losito: "Canti alla Luna", un inno all'autenticità che diventa la colonna sonora di un Premio dedicato alla musica d'autore

Con il nuovo singolo Canti alla Luna, Aldo Losito firma non solo un nuovo capitolo del proprio percorso artistico, ma anche la sigla ufficiale della terza edizione del Premio Canti alla Luna, di cui è direttore artistico. Un brano che parla di ispirazione, rinascita e ricerca interiore.


"Canti alla Luna" nasce come canzone ma diventa anche la sigla ufficiale del Premio. Quando hai capito che rappresentava perfettamente l'anima della manifestazione?

Sinceramente, non sono stato io a capirlo per primo. È stato un suggerimento dei miei produttori, Gabriele Semeraro per la direzione artistica e Francesco Lisi per quella esecutiva. Io, come sempre, scrivo ciò che vivo e, negli ultimi anni, il Premio Canti alla Luna è entrato profondamente nella mia vita. Probabilmente è proprio per questo che la canzone è riuscita a rappresentare così bene anche l’anima della manifestazione.

Nel brano inviti a ritrovare autenticità e silenzio in un'epoca dominata dalla frenesia. Quanto senti attuale questo messaggio?

Credo che oggi l’autenticità abbia un vero e proprio valore terapeutico. Quasi bisognerebbe prescriverla: dovrebbe essere consigliata dai medici e dagli psicologi, perché probabilmente aiuterebbe a risolvere molte cose. In un’epoca così frenetica e sovraesposta, ritrovare un rapporto sincero con sé stessi e con gli altri è diventato più necessario che mai.

La Luna è uno dei simboli più evocativi della letteratura e della musica. Che significato assume nel tuo immaginario artistico?

“Canti alla Luna” potrebbe chiamarsi anche “Canti alla luce”. È forse il modo più esaustivo che ho per spiegare ciò che rappresenta la Luna nel mio immaginario artistico. Per descriverne fino in fondo il significato, però, probabilmente ci vorrebbe un libro.

Nel brano compare una voce femminile volutamente avvolta nel mistero. Possiamo aspettarci che questa scelta narrativa venga svelata prossimamente?

Posso svelare soltanto la sua età, ma non la sua identità. Ha otto anni e credo che i bambini non debbano essere esposti. Voglio che possa conservare quella preziosa autenticità di cui parlavamo prima, proteggendola il più possibile dall’esposizione e dalla curiosità degli altri.

Da direttore artistico del Premio Canti alla Luna, quale obiettivo ti sei posto per questa edizione e quale valore vuoi trasmettere agli artisti emergenti?

L’obiettivo principale è creare un luogo in cui non esistano gare di popolarità né ansie da prestazione. Viviamo immersi in una condizione di sovraesposizione che finisce per danneggiare tutti. Vorrei che Canti alla Luna fosse uno spazio in cui gli artisti possano esprimere serenamente le proprie urgenze, senza sentirsi costretti a dimostrare qualcosa.

Immagino un palco libero dalle ansie e, allo stesso tempo, ricco di attenzioni antiche: ascolto, rispetto, cura e presenza. È questo il valore che vorrei trasmettere agli artisti emergenti.

Guardando oltre questo singolo, quali nuovi progetti accompagneranno il tuo percorso artistico nei prossimi mesi?

Non vedo l’ora di tornare in studio. Ho mille progetti e una grande voglia di sperimentare. Chiamo “war room” la stanza in cui porto emozioni, bellezze e lotte: è uno spazio prezioso, quasi un dono per i musicisti.

La musica è un dono, così come è un dono poterla fare. A volte si pensa che fallisca chi non raggiunge i propri obiettivi, ma io credo che il vero fallimento sia smettere. Avere la possibilità di continuare a fare musica rappresenta già un grandissimo successo.


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