Alberto Conti a Fattitaliani: «In 'Disco Rotto (Live Session Room)' ho fatto parlare la musica». L'intervista

 


Antonino Muscaglione per Fattitaliani

'Disco rotto (Live Session Room)' -video- è il nuovo singolo di Alberto Conti che anticipa l'uscita di un album in presa diretta dal titolo: 'Olendri (Live Session Room)'. 'Disco Rotto' è un brano pop dal respiro ampio costruito attraverso una scrittura diretta, fatta di immagini quotidiane e contemporanee che racconta un legame fragile, instabile, ma proprio per questo difficile da ignorare. Il ritornello diventa quasi un flusso di pensieri, mentre nel finale le parole lasciano progressivamente spazio alla musica: la chitarra prende il sopravvento e trasforma emozioni e inquietudini in un momento di grande intensità.

La versione Live Session Room, realizzata con basso elettrico e chitarra, accentua ulteriormente questo aspetto, restituendo al brano una dimensione più fisica e immediata. Una scelta che sembra particolarmente coerente con il percorso di Conti, cantautore e chitarrista con una solida formazione classica e jazz e una naturale vocazione per la dimensione dal vivo.

Dopo l’esperienza a Italia’s Got Talent e l’avvio del suo percorso discografico, Alberto Conti sta costruendo un linguaggio personale, capace di guardare alla propria generazione senza rinunciare alla ricerca musicale. Con “Disco rotto” aggiunge un nuovo tassello a questo percorso. Abbiamo parlato con lui della nascita del brano, della sua dimensione live e di quello che accade quando, a un certo punto, sono le note a dire ciò che le parole non riescono più a spiegare. 

Da dove nasce “Disco rotto” e cosa racconta questo brano?

«Nasce da una metafora, dalla voglia di raccontare una determinata situazione all'interno di una relazione. Quando ci sono ancora le emozioni tra due persone ma non sono più quelle belle, spontanee, come potevano essere all'inizio della relazione, ho voluto identificarle in un disco rotto: un disco che continua a girare, ma non in maniera fluida, e che racconta situazioni non più belle ed entusiasmanti come prima che il disco si rompesse. È questa la metafora del brano e del titolo. Questo brano racconta anche il coraggio di incontrarsi senza sapere cosa succederà. Tra immagini leggere e contemporanee, un legame instabile ma necessario. In questa versione live, con basso elettrico e chitarra, il finale strumentale guadagna ancora più corpo ed espressività.»

Quanto c’è di personale nel legame instabile che descrivi nella canzone?

«In verità non è un pezzo autobiografico. Diciamo che è una cosa che mi è venuta in mente, una situazione che mi ha sempre affascinato, quindi ho cercato di parlarne da narratore esterno, cercando di fare un focus su questa determinata situazione. Poche mie canzoni sono prettamente autobiografiche, mi piace guardare anche altro.»

Come nasce l’idea di raccontare questa storia attraverso immagini così quotidiane e dirette?

«Diciamo che a me piace molto scrivere in maniera semplice, diretta, in modo che molte persone possano identificarsi in quello che dico. La cosa che mi piace, te lo dico perché è quello che faccio ascoltando le canzoni di altri, è cercare di assimilare il testo, assimilare il significato, cercare di farle mie e trovare un significato personale. Nella mia testa, parlando in maniera spicciola, mi piaceva l'idea che ognuno potesse farsi delle idee in maniera libera. Per questo prediligo questo linguaggio diretto e semplice. Questa è una versione live di “Disco rotto”, sono un amante delle versioni acustiche. Secondo me, nelle versioni live non possono mancare dei rinforzi alla voce principale, i cori, le seconde voci. È stata una scelta di cuore, per me è stato naturale cercare di dare così tanto spazio ai cori, che hanno anche delle parti autonome all'interno dell'arrangiamento.»

Quasi un controcanto...

«Esatto, mi piaceva molto dare spazio a tutti i musicisti che hanno suonato con me. A me piacciono le voci che si sovrappongono, ho voluto dare questo tono caldo con i cori e fare in modo che avessero una loro identità ben precisa.»


Cosa cambia in “Disco rotto” nella versione Live Session Room?

«Fra qualche mese uscirà la versione integrale del disco, tutto suonato in versione live acustica. È una versione in studio fatta in presa diretta, come se fosse un live.»

Che ruolo ha per te il finale di chitarra, dove la musica sembra sostituire le parole?

«Sono un chitarrista, sono laureato in chitarra jazz, però mi piace moltissimo, per quanto riguarda l'arrangiamento del brano, sviluppare un brano al pianoforte. Il pianoforte è uno strumento che, forse più della chitarra, in determinati brani, non voglio generalizzare, ti dà più una visione d'insieme. Andando alla tua domanda, ti dirò: forse è una cosa anacronistica, mi piace moltissimo esprimermi anche attraverso le parti strumentali. Gli strumenti, anche senza la voce, riescono a dare tante emozioni. Io, essendo chitarrista, sono legato alla chitarra, quindi l'ho fatto con l'assolo di chitarra, ma sono un grandissimo amante delle parti strumentali di tutti gli strumenti.»

Quanto hanno influenzato la tua formazione classica e jazz il cantautore che sei oggi?

«Sicuramente tutto quello che ho studiato mi è servito tantissimo, anche per capire quello che mi piace della musica e quello che non mi fa impazzire. Quello che ho studiato è apparentemente lontano da quello che faccio oggi, ma è importantissimo studiare tutto. Poi ognuno deve dire quello che prova con la musica. Io, in questo periodo della mia vita, mi sento a mio agio a scrivere determinate cose; in futuro magari mi tornerà più utile fare qualcosa di più inerente al mio percorso accademico.»

Qual è la cosa che fa nascere una tua canzone?

«Di base parto dalla chitarra, parto da un riff, qualche nota buttata qua e là, poi ci metti un basso, ci metti un accordo e, anche un po' a tentoni, penso al carattere che voglio dare al brano. Ecco, è così che sviluppo una mia idea. Parto dalla chitarra, trovo una melodia, poi passo al basso. Dopo è un processo che tutte le volte è diverso, la costante è partire da un'idea melodica con la chitarra e svilupparla.»

Qual è il primo ricordo, anche da piccolo, che hai della musica?

«I miei genitori mi facevano ascoltare i Pink Floyd, vedevo DVD alla TV dei loro live, dei Dire Straits. Da lì mi sono innamorato della musica. Provavo a emulare i loro gesti con una piccola chitarra giocattolo, cercavo di mettere le mani come le mettevano loro. Ho avuto la fortuna che i miei mi hanno sempre supportato in questo percorso.»

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Fattitaliani

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