Ponte Morandi, otto anni dopo. Egle Possetti: «Oggi il dolore si è trasformato in resistenza»


Otto anni dopo il crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, torna a parlare nel giorno della commemorazione delle 43 vittime.

Lo fa dopo la sentenza di primo grado del processo, arrivata il 16 luglio scorso, e con una posizione netta: il verdetto rappresenta un passaggio importante, ma la strada della giustizia non è ancora conclusa.

«Abbiamo atteso otto anni, con pazienza, con trepidazione, con speranza – ha detto Possetti – e oggi possiamo ricordare i nostri cari conoscendo il giudizio di primo grado del processo, un giudizio importante, qualificato, serio e che rileva delle gravi responsabilità, omissioni e condotte inadeguate».

La presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, pinerolese e sorella di Claudia Possetti, con il compagno Andrea Vittone e i figli di Claudia, Camilla e Manuele Bellasio morti nel crollo, ha riconosciuto nel lavoro della magistratura e degli investigatori un elemento di speranza per i familiari: «È frutto di anni di lavoro e grande impegno della macchina della giustizia con il supporto degli inquirenti. Con tutto il loro lavoro hanno contribuito a ridare speranza ai nostri cuori».

Da qui la richiesta del Comitato: cambiare il sistema, perché gli utili possano convivere con prevenzione e sicurezza. «Non possiamo essere soli», ha aggiunto Possetti, chiamando in causa cittadini e istituzioni: «Tutti i cittadini onesti che comprendono l’importanza di questa battaglia speriamo siano al nostro fianco».

La presidente del Comitato ha rivolto un appello anche alla politica, chiedendo equilibrio e attenzione all’interesse pubblico. «Noi cittadini singolarmente siamo sempre la parte debole, ma siamo tanti e uniti possiamo essere una vera forza».




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