Un Adriatico a 31°C, una cupola di alta pressione che si sfalda in quota e temporali che esplodono dal nulla: temporali con la grandine sono il vero pericolo per campagne, tetti e automobili lasciate in strada. Come riconoscere il rischio di questo fenomeno meteo così improvviso.
Mare a 31°C con anticiclone. Temporali e grandine durante l'onda di calore in Italia, le cause
Un Adriatico caldo come una vasca termale, una cupola di alta pressione che si incrina in quota e temporali improvvisi: ecco perché nelle prossime settimane (ma lo è già da tutta l'estate) la grandine diventa il pericolo numero uno per le campagne e per le automobili parcheggiate in strada.
Trentuno gradi in acqua. Non ai Caraibi, non nel Golfo del Messico: nell'Adriatico, ed è notizia di ieri. Chi si è tuffato in questi giorni in mare se n'è accorto subito, quella sensazione strana di entrare in una vasca tiepida dove il corpo non trova sollievo e dove nemmeno il refolo di vento che arriva dal largo riesce più a rinfrescare qualcosa. Un mare a 31°C è un mare che ha smesso di fare il suo mestiere: raffreddare le notti, smorzare i picchi, stemperare l'afa.
Dietro c'è questa situazione c'è una causa complessa che è sintetizzabile in questo articolo, che riguarda l'Italia intera e buona parte del bacino mediterraneo. Da una parte l'espansione verso settentrione di masse d'aria di matrice africana, spinte a occupare latitudini dove storicamente avevano poco da fare; dall'altra un accumulo di calore negli strati superficiali del mare che ormai, estate dopo estate, non fa più notizia. E il Riscaldamento Globale in tutto questo non è un'etichetta ideologica, è semplicemente la cornice dentro cui i numeri si spiegano.
L'Alta Pressione a pressione ha raggiunto il suo limite
L'ospite ingombrante si chiama anticiclone subtropicale, quello che all'estero chiamano Heat Dome, la cupola di calore, se vogliamo dirla in italiano. Struttura possente, aria che scende dall'alto, cielo terso, temperature che salgono di giorno in giorno. Funziona come una pentola a pressione: comprime, scalda, sigilla. Il punto è che un recipiente sotto pressione, prima o poi, il coperchio lo fa saltare.
Questo tipo di alta pressione, nelle sue terre d'origine, se ne sta comoda e imperturbabile per settimane. Alle nostre latitudini invece convive con un clima temperato, dove le dinamiche atmosferiche sono tutt'altro che tranquille, e basta poco perché il meccanismo si inceppi. Insomma, l'anticiclone regge, regge, poi molla la presa. Non ovunque, non tutto insieme: cede a chiazze in quota.
Attenzione a non fraintendere. Non stiamo parlando di aria fredda che scende dal Nord Europa, con il classico corridoio atlantico che si apre. Niente di tutto questo. Il fenomeno si genera in loco, nel cosiddetto tetto dell'anticiclone, dove la struttura si assottiglia e lascia cadere verso il suolo intrusioni di aria più fresca dall'alta quota.
Quindi, questi temporali che osserviamo a tratti, hanno origine da questa cascata di aria fresca che viene dal tetto dell'alta pressione, e che in ambito locale cede, trasformando questo fiume in vapore acqueo che sale verso il cielo.
Quando l'aria fredda crolla dal cielo, quella calda scappa in alto
Immaginiamo la scena: in quota arriva aria più fresca, che essendo più densa sprofonda verso il basso. L'aria calda e umida che stagnava sul suolo - e con un mare a 31°C di umidità ce n'è in abbondanza - viene letteralmente spinta verso l'alto, come quando si schiaccia un palloncino da un lato e questo si gonfia dall'altro. Salendo si raffredda, il vapore condensa, nascono le nubi.
Ma non nubi qualsiasi. La velocità con cui l'aria viene sparata verso l'alto, quella che i meteorologi chiamano corrente ascensionale, fa la differenza tra una nuvoletta innocua e un mostro verticale. Quando la spinta è violenta si formano cumulonembi poderosi, torri di vapore che sfondano i 10.000 metri e continuano a crescere. Da lì i temporali, quelli veri, quelli che nel giro di venti minuti trasformano una giornata di sole in un diluvio.
Il copione, per ora, si ripete con una certa regolarità: fenomeni più frequenti nelle ore pomeridiane e in prossimità dei rilievi, dove l'aria trova nella spinta orografica un aiuto in più. Ma gradualmente li vedremo scivolare verso le pianure. E anche sul mare, che di calore da cedere ne ha fin troppo.
Il chicco di grandine che cresce a cinquanta gradi sotto zero
Dentro un cumulonembo - la nube del temporale - succede qualcosa che vale la pena raccontare, perché spiega bene il di cosa stiamo parlando, e del perché ci sono temporali con questa ondata di caldo ed anche le temute grandinate. Oltre i 10.000 metri di quota la temperatura può scendere fino a -50°C. Le goccioline d'acqua sollevate dalla corrente ascensionale a quel punto congelano. Il vento interno alla nube le sballotta su e giù, ogni giro aggiunge uno strato di ghiaccio, il chicco ingrassa. Finché il peso vince sulla spinta e cade.
Più l'instabilità atmosferica è marcata, più il giro dura, più il chicco diventa grosso. Ecco perché in una fase come questa la grandine di medie e grosse dimensioni non è un'eventualità remota. È il prodotto naturale dello squilibrio in atto.
Aggiungiamoci i fulmini. Tanti, tantissimi, con una netta prevalenza delle scariche nube-nube che illuminano il cielo a intermittenza, e con frequenti cadute al suolo. Ecco come si genera questo fenomeno improvviso, spesso in poche decine di minuti si può passare dal sole che scotta al temporale. A volte la nube non appare minacciosa, altre volte si. Quando non è minacciosa e ce l'abbiamo sulla verticale, il temporale si sta formando, e a volte sono sufficienti pochi minuti che inizi persino a cadere quella grandine grossa, secca, senza pioggia che lascia tutti impreparati. Abbiamo visto numerose scene anche di persone in spiaggia che si trovano sotto una grandinata prima dello scoppio del temporale. Sono istanti preziosi, quando la nube è di quelle che sono chiamate cumulonembi e ce la troviamo sulla nostra testa, è meglio lasciare la spiaggia e cercare riparo. Mai rimanere sulla battigia anche per il rischio di essere colpiti dai fulmini. In Italia non ci sono regole o norme, negli USA è sufficiente che venga rilevato un fulmine a 13 km di distanza per imporre lo sgombero della spiaggia, interrompere ogni attività all'aperto perché i fulmini, anche di un temporale distante 10 km possono colpire le persone. Ma nel nostro caso, il rischio maggiore in questo contesto meteo è la grandine con chicchi che sopra i 3-4 cm possono procurare ferite se vi cascano in testa o sul corpo. Insomma, meglio prevenire. E soprattutto, evitare di uscire per strada se siete in casa per prendere l'auto e metterla a riparo durante la grandinata.
Dove cadrà la grandine, nessuno lo sa con precisione
Qui arriva la parte scomoda. I modelli matematici, per quanto raffinati, non riescono a intercettare il punto esatto in cui l'alta pressione cederà localmente. Indicano l'area, segnalano la probabilità, disegnano macchie colorate sulle mappe. Ma il singolo temporale, quello che ti distrugge il vigneto mentre a cinque chilometri di distanza non cade una goccia, resta fuori portata. Un limite fisico, non un difetto di chi elabora le previsioni.
Noi però il clima lo conosciamo, e la situazione eccezionale in atto pure. Per questo mettiamo in prima fila il rischio grandine, senza giri di parole.
Agosto è il mese in cui i frutti della terra si raccolgono, e un chicco di ghiaccio che arriva a 100 chilometri orari su un frutteto maturo cancella un anno di lavoro in cinque minuti. Chiedetelo a chi ha visto un campo ridotto a stecchi. Ma anche un giardino domestico curato con tanta cura.
Poi ci sono le cose. Tetti, verande, lucernari. E le auto, soprattutto le auto, che al Nord come al Centro e al Sud restano parcheggiate all'aperto per giorni. Le carrozzerie, dopo certi episodi di grandine, lavorano per mesi. Un piccolo consiglio da chi ci è passato: quando il cielo si fa color piombo verdastro in lontananza, quello è il momento di spostare la macchina. Non durante la grandinata come detto prima.



