Caldo fino Ferragosto, punte di 42°C. Poi Rottura Estate con temporali

 


L'anticiclone subtropicale non arretra e prepara un nuovo apice della calura proprio nei giorni di vacanza: ecco che cosa dicono i modelli sulla svolta attesa dopo il 20 del mese.

Quattro ondate di calore in fila, senza una vera rinfrescata

Come ampiamente illustrato dal meteorologo di turno nel MeteoGiornale.IT, la persistenza della calura ci sta mettendo a dura prova ed è così da inizio stagione, con la successione finora di quattro ondate di calore non interrotte da autentiche pause. La sensazione è quasi quella di un'unica, interminabile fiammata che ci flagella da fine maggio. La prima irruzione rovente, decisamente precoce, aveva caratterizzato l'ultima settimana di maggio; il caldo è poi esploso di nuovo verso metà giugno, traghettandoci nel pieno dell'Estate con una seconda ondata protrattasi sino agli ultimi giorni del mese. La terza, che ha colpito più duramente il Sud, è entrata in scena dal 6-7 luglio per smorzarsi dopo circa due settimane. Ora siamo nel pieno della quarta, la più lunga di tutte, iniziata grosso modo dal 28-29 luglio.

Non se ne intravede ancora la fine. Con ogni probabilità questa fase si allungherà fin dopo Ferragosto, nonostante qualche insidia in più legata all'instabilità. I modelli GFS ed ECMWF sono concordi su un punto tutt'altro che consolante: il primo tentativo di scalfire il dominio dell'Anticiclone Africano avrà effetti piuttosto limitati, come già emerso nelle ultime simulazioni sul possibile stop al caldo.

Perché basta pochissimo per scatenare il putiferio

Il facile innesco dei temporali è una diretta conseguenza di tutto questo accumulo di calore. Dopo settimane di temperature così elevate, l'energia immagazzinata nei bassi strati è enorme: serve davvero poco perché si liberi in modo brutale. I fenomeni possono accendersi all'improvviso e assumere carattere violento, con grandine, colpi di vento e rovesci concentrati in spazi ristretti. È lo stesso meccanismo che spiega l'aumento dei fulmini osservato negli ultimi anni sulla Penisola: più calore disponibile significa correnti ascensionali più potenti e sistemi convettivi più organizzati.

Non ci sarà però alcun cedimento strutturale dell'alta pressione. Nonostante i modelli confermino la persistenza di un campo anticiclonico robusto, le condizioni non saranno ovunque soleggiate: il rischio di forti rovesci resta elevato soprattutto durante i pomeriggi lungo la dorsale alpina e appenninica. Le infiltrazioni di aria leggermente più fresca in quota riusciranno solo a favorire la formazione di celle sparse, con un refrigerio effimero e molto localizzato.

Una crepa nel weekend, poi tutto torna come prima

Tra venerdì 7 e sabato 8 agosto una lievissima, quasi impercettibile attenuazione del perimetro settentrionale dell'anticiclone favorirà lo sviluppo di temporali più organizzati. Al Nord i fenomeni si accenderanno fin dal primo pomeriggio lungo le Alpi; tra il tardo pomeriggio e le prime ore della notte potranno raggiungere anche le zone di pianura di Lombardia, Veneto, Alto Adige e Friuli, per poi esaurirsi dalla tarda nottata. Sulle regioni centrali, invece, l'instabilità resterà relegata all'Appennino, con qualche sconfinamento verso le vallate interne.

Qualche grado in meno riguarderà dunque soltanto il settentrione, dove comunque i valori resteranno sopra le medie di riferimento. Su Milano e Torino la tregua sarà questione di ore. Per il resto della Penisola la situazione rimarrà del tutto invariata: sole prevalente, ventilazione scarsa e temperature ben al di sopra della norma. Le regioni del Centro-Sud e le Isole continueranno a fare i conti con una stabilità atmosferica quasi assoluta e con un clima a tratti estremo, reso ancora più pesante da un tasso di umidità molto elevato. Il vero fresco, in questa fase, rimane Oltralpe. Le dinamiche di fondo di questa configurazione sono state analizzate anche negli approfondimenti sui picchi oltre i 42°C accompagnati da nubifragi.

Ferragosto rovente, con punte stimate fino a 41°C

Da martedì 11 o mercoledì 12 agosto, giornata dell'eclissi solare al tramonto, l'Anticiclone Subtropicale si irrobustirà nuovamente, convogliando masse d'aria calda in quota. La subsidenza più marcata farà risalire le temperature su valori molto elevati anche al Nord, dove il respiro concesso dal weekend verrà rapidamente riassorbito. Ci ritroveremo con un caldo afoso e con il prosieguo delle notti tropicali, sempre più insopportabili soprattutto nelle grandi città.

Le proiezioni per la prossima settimana non lasciano intravedere nulla di buono. Le elaborazioni GFS mostrano infatti, per giovedì 13 agosto, una configurazione ancora dominata dall'alta pressione subtropicale sul bacino del Mediterraneo e su gran parte dell'Europa centrale. Di identico avviso è anche il modello europeo: basta osservare dove scorreranno le correnti fresche e piovose per capire che resteremo sempre lontani dal flusso perturbato. Le uniche variabili saranno i temporali di calore, che qua e là scoppieranno in maniera del tutto casuale e difficilmente prevedibile.

Il 15 agosto si preannuncia quindi caldissimo. Al momento si stimano temperature che su alcune città potrebbero spingersi fino a 40-41°C, con le aree interne e le pianure più riparate dalla ventilazione a fare da capofila. Bologna, Firenze e Roma rientrano tra i centri più esposti a questa impennata termica.

Siccità in aggravamento e notti che non rinfrescano

Questa atmosfera irrespirabile potrebbe mantenersi invariata sino al 16-18 agosto. L'emergenza calore, intanto, si accompagna a una siccità che si fa sempre più seria in molte regioni a partire dal Nord, ed è un dato clamoroso se si pensa all'abbondanza delle piogge invernali. Va però evidenziato come le precipitazioni estive siano molto frequenti soprattutto sulla fascia alpina e prealpina: sono i settori di pianura, quelli agricoli, a soffrire di più. Come descritto su MeteoGiornale.it dal meteorologo Andrea Meloni, il problema ha ormai superato i confini nazionali: in Svizzera si è arrivati a vietare l'irrigazione dei giardini privati e il lavaggio delle auto, in aree dove d'Estate la siccità era praticamente sconosciuta.

Il disagio si concentra nei grandi centri urbani, dove il cemento incamera calore di giorno e lo restituisce fino all'alba, impedendo qualsiasi recupero notturno. Le minime che non scendono sotto i 20°C sono ormai la normalità di mezza Estate, un fenomeno raccontato nell'analisi su come sono cambiate le estati italiane rispetto al 2003. Sempre Andrea Meloni parla apertamente di valori ipertropicali, ricordando che in molte località il termometro non scende più sotto i 25°C, una condizione che trent'anni fa sarebbe sembrata semplicemente impensabile. Anche a Palermo le sciroccate notturne mantengono valori che fino a pochi anni fa sarebbero apparsi inverosimili.

Dal 20 agosto la speranza di un cambio di circolazione

Rispetto agli aggiornamenti dei giorni scorsi, gli ultimi output modellistici mostrano un segnale ancora debole ma non trascurabile a favore di un graduale cambiamento della circolazione. Dal 20 agosto c'è la concreta speranza di una svolta più importante: la cupola anticiclonica potrebbe lentamente perdere potenza, consentendo alle correnti atlantiche di avanzare verso l'Europa centrale e, successivamente, anche verso l'Italia.

Si tratterebbe comunque di un processo molto lento, tutto da verificare. Verosimilmente solo le regioni del Centro-Nord potrebbero avvertire un lieve calo delle temperature, mentre il Sud e le Isole resterebbero ai margini dei fenomeni più estesi. Di natura diversa è l'interpretazione del modello europeo, che indica soltanto una debole flessione della pressione in quota: il possibile cedimento dell'Anticiclone Africano è insomma una tendenza che non tutti gli elaborati condividono, come emerge anche dal confronto sulle proiezioni per il periodo successivo a Ferragosto. Su MeteoGiornale.it, Andrea Meloni invita alla prudenza: siamo nel campo del lungo termine, dove l'affidabilità si aggira attorno al 50%, eppure il segnale merita attenzione perché arriva in un periodo in cui la climatologia stessa prevede un cambio di pattern.

Avremo dunque temperature un po' meno alte di quelle attuali, ma non potremo certo parlare di una rinfrescata definitiva. E lo scenario preoccupa in vista dell'Autunno meteorologico che si avvicina, che rammentiamo inizia il 1° settembre, ovvero 3 settimane prima di quello "astronomico": tutto questo calore accumulato nel Mediterraneo farà da carburante ai fenomeni meteorologici estremi. Il quadro d'insieme, del resto, è coerente con quanto raccontano le proiezioni climatiche che guardano già al 2027 e con la lettura di questa possibile rottura stagionale, che di estivo continuerà comunque ad avere quasi tutto.

fonte Meteo Giornale.it.

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