Andrea Aniello a Fattitaliani: «'Esiste solo il Fanta' racconta una passione in maniera volutamente estrema». L'intervista

  


A cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani

Con "Esiste solo il Fanta" (video) i Fidelio, duo formato da Andrea Aniello e Valerio Martino, firmano un singolo capace di raccontare con ironia e lucidità una delle passioni più diffuse nel mondo del calcio: con questo brano trasformano il fantacalcio in una metafora dell'ossessione contemporanea. Il brano, primo estratto di un nuovo EP trap di prossima uscita, riporta alla luce la matrice più autentica del progetto artistico, quella nata prima delle produzioni più recenti, quando la scrittura si affidava a un linguaggio diretto, provocatorio e privo di filtri, dando voce alle parti più estreme e contraddittorie della personalità.

In questo monologo serrato e autoironico, il protagonista vive una realtà in cui tutto viene inevitabilmente ricondotto al fantacalcio. Politica, cultura, relazioni sentimentali e perfino il sesso perdono importanza di fronte all'emozione di un "+3", simbolo di una passione che diventa misura assoluta del mondo. Attraverso immagini volutamente esasperate e un flusso di pensieri ossessivo, i Fidelio costruiscono un racconto che diverte, ma allo stesso tempo riflette sulle dinamiche con cui le passioni possono trasformarsi in vere e proprie fissazioni. Il tutto è sostenuto da un sound trap essenziale e tagliente, distante dagli stereotipi più commerciali del genere, in cui il ritmo incalzante accompagna una scrittura ricca di riferimenti che spaziano dalla cultura pop al calcio.

Ad arricchire il singolo sono le partecipazioni di Profeta e Recosta, tra le voci più autorevoli della community fantacalcistica italiana, che aprono e chiudono il brano, mentre il lancio è accompagnato da un reel corale che coinvolge anche Alessandro Cattelan e Riccardo Trevisani. Un'iniziativa che sottolinea la volontà di trasformare 'Esiste solo il Fanta' nella colonna sonora di una comunità di appassionati sempre più ampia e partecipe.

Il singolo rappresenta il recupero di una parte importante dell'identità artistica dei Fidelio rimasta per anni nel cassetto e oggi finalmente pronta a mostrarsi al pubblico nella sua forma più autentica. Ne abbiamo parlato con Andrea Aniello dei Fidelio in questa intervista.

Abbiamo scavato nell'archeologia del repertorio dei Fidelio ed è venuto alla luce "Esiste solo il Fanta". Com'è nato questo brano?

«È nato quando ero negli Stati Uniti, tra la primavera e l'estate del 2024. Non avevo mai fatto musica, scrivevo da sempre ma non avevo mai scritto testi musicali. Tutto è partito grazie a una lega di fantacalcio che andava avanti da anni. Attraverso un mio amico ho conosciuto Valerio e Pietro, che oggi suona la chitarra nei Fidelio.

A un certo punto un ragazzo del gruppo pubblicò un pezzo realizzato con l'intelligenza artificiale. Non era un musicista, aveva semplicemente scoperto la possibilità di scrivere qualcosa e trasformarlo in una canzone. Quella cosa mi incuriosì tantissimo.»

Da lì hai iniziato subito a scrivere?

«Sì, ma all'inizio era un gioco. Ho scritto un pezzo sulla nostra lega di fantacalcio, prendendo in giro i partecipanti, e lo facevo generare con l'intelligenza artificiale. Era materiale pensato per i gruppi WhatsApp, niente di più. Vedendo che uscivano cose molto divertenti, ho iniziato a scrivere brani più personali e più aggressivi, con un linguaggio trap. Anche quelli però li consideravo un gioco, un esperimento.»

Quando hai capito che potevano diventare qualcosa di serio?

«Poco alla volta ho iniziato a far ascoltare quelle bozze a Valerio, a Pietro e ad altri musicisti. Tutti mi dissero che si sentiva che erano realizzate con l'intelligenza artificiale, musicalmente erano ancora molto acerbe, però i testi avevano qualcosa. Valerio mi propose di produrli seriamente e di iniziare una collaborazione. Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare insieme.

Tra quei primi pezzi ce n'era uno sul fantacalcio e uno sull'intelligenza artificiale. Piacevano anche a lui, ma all'inizio non ce la sentivamo di pubblicarli perché erano davvero particolari.»

Perché erano così difficili da pubblicare?

«Perché 'Esiste solo il Fanta' racconta una passione in maniera volutamente estrema. Se uno ascolta il pezzo senza conoscere il progetto Fidelio può tranquillamente pensare che siamo dei pazzi. In generale, tutti quei primi brani, scritti di getto in poche settimane mentre ero in America, prendono alcune mie ossessioni ed estremizzandole. È tutto raccontato con autoironia ma se leggi il testo alla lettera sembra davvero la storia di uno che vive esclusivamente di fantacalcio.»

Cos'ha fatto cambiare idea?

«Dopo aver pubblicato 'Solo i borghesi sopravvivono' abbiamo iniziato a portare questo pezzo dal vivo. Lo abbiamo suonato in diversi contesti e ogni volta è stato accolto molto bene dal pubblico.

A quel punto ci è venuta voglia non solo di pubblicarlo, ma anche di sviluppare tutto quel filone trap nato in quei mesi. Questo singolo è il primo passo di un EP che vorremmo far uscire a ottobre e che dovrebbe contenere cinque o sei brani.

Il pezzo, da quando abbiamo iniziato a suonarlo dal vivo a gennaio 2026, è cresciuto molto. Valerio e Pietro hanno lavorato sugli arrangiamenti, lo abbiamo registrato qualche mese fa e il master è stato completato il mese scorso. Adesso stiamo seguendo lo stesso percorso con tutti gli altri brani dell'EP.»


Quanto c'è di autobiografico nell'ossessione raccontata nel brano?

«C'è tantissimo di autobiografico. Quando ho iniziato a scrivere mi sono usciti questi testi come se finalmente potessero parlare le parti più ossessive di me.

Il gioco che ho fatto con questo EP è stato proprio questo: prendere alcune mie ossessioni e lasciarle parlare senza alcuna inibizione.

Sono davvero un grande appassionato di fantacalcio e in questo testo porto quella passione all'estremo. Sarà così anche per tutto l'EP trap: prenderò alcune parti un po' deviate, un po' nascoste, quelle che normalmente tengo per me, e le lascerò esprimere liberamente.

Non pensavo nemmeno che le avrei pubblicate. Alcune canzoni, infatti, resteranno nel cassetto perché sono davvero eccessive.»

Prima hai detto che tutto nasce dalla scrittura. Quanto conta questo aspetto nei Fidelio?

«Tutto il progetto Fidelio nasce dalla scrittura. Io non mi reputo un musicista: sto facendo corsi di canto per migliorare la voce, proprio perché sento di dover crescere sotto quell'aspetto.

La cosa bella per me è che tutto parta dalla parola. Quando mi dici che nei testi ci leggi tanto, per me è un sogno, perché significa che arriva davvero il punto da cui nasce tutto. Fidelio, prima ancora che un progetto musicale, è un progetto di scrittura.»

Le parole vengono prima della musica?

«Assolutamente sì. La musica è il mezzo attraverso cui quei testi prendono vita, ma l'origine è sempre la scrittura.

È anche per questo che mi emoziona quando qualcuno si sofferma sui testi. Vuol dire che il lavoro che faccio sulle parole viene percepito e non resta sullo sfondo rispetto alla musica.»

Per chi non mastica il fantacalcio, che cos'è quel famoso "+3"?

«È semplicemente il gol di un giocatore che hai nella tua squadra del fantacalcio. Quando uno dei tuoi giocatori segna, il suo punteggio aumenta di tre punti.

Come in tutti i fantasy ci sono bonus e malus assegnati in base a quello che succede. Nel caso del fantacalcio tutto dipende dagli eventi della partita: ci sono cose positive e cose negative, e il +3 è probabilmente il simbolo più conosciuto di questo gioco.»

Perché avete deciso di pubblicare questo brano solo adesso?

«Volevamo prima creare un rapporto con il pubblico, far capire chi eravamo. Era molto più semplice iniziare con un disco come Solo i borghesi sopravvivono che non con un pezzo come questo.

Non sono preoccupato della reazione delle persone, però mi sono sempre chiesto come sarebbe stato recepito da chi non conosceva i Fidelio. Se uno ascolta soltanto Esiste solo il Fanta rischia di costruirsi un'idea completamente distorta del progetto.

Per questo volevamo partire da qualcosa di più facile da recepire e vedere come sarebbe andato il percorso.»

Quando avete iniziato a lavorare al primo album avevate già chiaro dove sareste arrivati?

«Assolutamente no. Quando io e Valerio abbiamo iniziato a registrare i brani di Solo i borghesi sopravvivono non avevamo la minima idea di quale sarebbe stata l'evoluzione del gruppo.

Io non avevo mai cantato in vita mia. Non sapevo se sarei stato in grado di sostenere un palco, né se questo progetto avrebbe avuto un pubblico. Eravamo davanti a qualcosa di completamente nuovo e pieno di incognite.»

Cos'è successo dopo l'uscita del disco?

«Le cose sono andate molto meglio di quanto ci aspettassimo. Il primo album è stato accolto molto bene e anche i concerti hanno avuto un'ottima risposta.

Durante quei live abbiamo iniziato a inserire questi pezzi trap che fino a quel momento erano rimasti nel cassetto. Ogni volta il pubblico reagiva con entusiasmo e questo ci ha fatto capire che potevano avere una loro vita anche fuori dal concerto.»

È stato quello il momento in cui avete deciso di farli uscire?

«Sì, è stato proprio quello il passaggio decisivo.

Ci siamo resi conto che quei brani funzionavano, che le persone li capivano nel contesto del progetto Fidelio e che non venivano fraintesi. A quel punto ci è sembrato naturale pubblicarli, anche se un po' di curiosità resta sempre.

La speranza, naturalmente, è che non ci alienino le simpatie del pubblico, ma dopo averli testati dal vivo ci sembrava arrivato il momento giusto per farli ascoltare a tutti.»

Che valore ha avuto il coinvolgimento di Profeta e Recosta?

«È stato molto bello. Quando avevamo il provino del brano abbiamo deciso di condividerlo con Profeta e Recosta, due personalità molto conosciute e stimate nel mondo del fantacalcio.

A entrambi è piaciuto subito e hanno deciso di collaborare. Hanno prestato la loro voce all'interno del pezzo e anche la loro immagine per il reel ufficiale.»

Il progetto, però, si è allargato ancora...

«Sì, perché a quel punto si sono aggiunti anche Riccardo Trevisani e Alessandro Cattelan. Nel reel ci siamo io e Valerio che cantiamo, alternati alle immagini di Cattelan, Trevisani, Profeta e Recosta.

Per noi è stata una soddisfazione enorme. Il fatto che il pezzo fosse piaciuto anche a Cattelan, che nemmeno gioca al fantacalcio, ci ha fatto davvero piacere. Lo ha ascoltato, si è divertito e ha accettato di partecipare al video.

Anche Trevisani, che invece è un grandissimo appassionato di fantacalcio, ci ha dato un riscontro molto positivo, arrivando a definirlo una "droga totale". Sentire un commento del genere da una persona che vive quel mondo ogni giorno ci ha dato ancora più entusiasmo.»

Quanto sono stati importanti questi primi riscontri?

«Moltissimo, perché fino a quel momento il pezzo lo avevano ascoltato soltanto le persone presenti ai concerti. Lì aveva sempre funzionato molto bene, ma era un pubblico che già conosceva me e conosceva il progetto Fidelio. In quel contesto era più facile coglierne l'ironia e il senso.

Il fatto che sia piaciuto anche a persone che non ci conoscevano artisticamente, come Cattelan o Trevisani, ci ha dato molta fiducia. Sono stati i primi feedback esterni e ci hanno fatto capire che il brano poteva arrivare anche oltre la nostra cerchia. Adesso vediamo come reagirà il pubblico.»

State già guardando ai prossimi mesi. A cosa state lavorando?

«Stiamo lavorando a un EP che, se tutto andrà come speriamo, uscirà a ottobre.

Prima, a settembre, pubblicheremo un altro singolo tratto da quel progetto. Questa volta parlerà di intelligenza artificiale.

In fondo devo la nascita dei Fidelio proprio a due cose: al fantacalcio, perché è lì che è nato l'incontro con Valerio e con tutto il gruppo, e all'intelligenza artificiale, perché senza la possibilità di trasformare in musica quelle prime bozze probabilmente non avrei mai scritto testi musicali.»

Perché dedicare proprio un brano all'intelligenza artificiale?

«Perché mi piacerebbe raccontare questa storia. Io collaboro con Valerio, che è un musicista con venticinque anni di esperienza. Quando gli facevo ascoltare le prime bozze generate con l'intelligenza artificiale dire che storceva il naso è un eufemismo.

La stessa cosa vale per Pietro Guarracino, che è un chitarrista straordinario e probabilmente una delle persone più contrarie all'intelligenza artificiale che conosca. Non ha mai usato nulla del genere ed è sempre stato molto critico verso questi strumenti.»

Eppure oggi fanno parte del progetto. Cosa significa?

«Secondo me significa che l'intelligenza artificiale nei Fidelio è stata utilizzata nel modo migliore possibile. Non ha sostituito il lavoro dei musicisti e non ha scritto le canzoni al posto nostro. Mi ha semplicemente dato la possibilità di generare qualcosa che, da solo, non avrei mai avuto il coraggio o gli strumenti per esplorare.

Quelle erano soltanto bozze. Poi sono state prese in mano da professionisti, riscritte, migliorate, arrangiate e trasformate in veri brani.

È questo l'aspetto che mi interessa raccontare: l'intelligenza artificiale non come punto di arrivo, ma come scintilla iniziale che ha permesso a tutto il resto di accadere.»

In fondo è anche il racconto dell'inizio dei Fidelio.

 «Sì, esattamente. La nascita dei Fidelio passa da questa storia un po' particolare, fatta di fantacalcio, scrittura, intelligenza artificiale e musicisti che hanno deciso di credere in quei testi quando erano ancora soltanto delle idee. Credo sia un percorso bello da raccontare e lo faremo proprio attraverso il prossimo singolo, perché è una parte fondamentale della nostra identità.»

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