Valentina Indelicato: «Le cose più semplici custodiscono il significato più profondo»

Valentina Indelicato - ph.by Gianluca Scalia

“A domani”, il nuovo singolo di Valentina Indelicato, è un invito a rallentare e a riscoprire il valore dei piccoli gesti in un tempo dominato dalla fretta e dall'immediatezza. Attraverso una scrittura delicata e autentica, l'artista trasforma una frase semplice in un messaggio che celebra la presenza, la cura e la bellezza delle relazioni costruite giorno dopo giorno.

In questa intervista per Fattitaliani, Valentina Indelicato racconta la nascita del brano scritto insieme a Mario Puglisi, il processo creativo che parte sempre da un'emozione autentica, il ruolo fondamentale del violino nella sua identità artistica e il percorso di crescita che sta vivendo. Un dialogo che mette al centro l'importanza della semplicità, dell'ascolto e della musica come spazio di incontro e condivisione.

 

Viviamo in un'epoca in cui tutto sembra consumarsi velocemente. "A domani" è anche una risposta a questa frenesia?

Credo che "A domani" contenga anche questo aspetto: un piccolo invito a rallentare e a restituire valore alla presenza. In un tempo in cui spesso siamo spinti a cercare subito risposte, definizioni e certezze, il brano intende raccontare la bellezza di ciò che si costruisce con gradualità. Dirsi "a domani" significa anche scegliere di lasciare spazio al tempo, all'ascolto e alla cura, è un modo per ricordare che alcune cose hanno bisogno semplicemente di essere vissute: una frase che, apparentemente, promette meno di "per sempre", ma in realtà contiene qualcosa di molto più concreto, la scelta rinnovata di esserci. Mi piace pensare che ci siano legami che non abbiano bisogno di grandi promesse per essere autentici. A volte il gesto più coraggioso è proprio smettere di rincorrere un'eternità ideale e dare valore al presente, anche se fragile, anche se imperfetto.

Nel brano scegli di raccontare la forza della semplicità. Pensi che oggi sia un valore sottovalutato?

La semplicità, in realtà, penso sia da sempre una delle cose più difficili da raggiungere, perché richiede di andare oltre ciò che è superfluo e di arrivare all'essenza. In un momento storico in cui tutto sembra dover essere amplificato, veloce e sempre più complesso, scegliere la misura e la delicatezza può diventare un atto quasi controcorrente. "A domani" racconta proprio questo: la forza e la cura di un gesto quotidiano, di una presenza discreta, di un sentimento che non ha bisogno di grandi dichiarazioni per avere valore. A volte sono le cose apparentemente più semplici a custodire il significato più profondo.

Quando componi parti prima dalle parole, dalla melodia o da un'emozione?

Di solito tutto nasce da un'emozione, da qualcosa che sento l'esigenza di raccontare, e spesso da qualcosa di concretamente molto piccolo: una riflessione appuntata su una chat Whatsapp (spesso quella con me stessa, lo confesso!), un'immagine, una sensazione che rimane addosso e chiede di essere raccontata. Prima ancora delle parole o della melodia c'è un'urgenza espressiva che chiede di trovare una forma. Poi entrano in gioco gli accordi, le note e la metrica, che diventano gli strumenti attraverso cui quell'emozione prende corpo. A volte arriva prima una frase, altre volte una linea melodica, ma il punto di partenza rimane sempre la necessità di comunicare qualcosa che abbia un significato autentico. La scrittura di “A domani”, realizzata a quattro mani con il cantautore Mario Puglisi, è avvenuta in modo molto naturale: non c'è stato bisogno di spiegare prima cosa raccontare o quale direzione prendere. Abbiamo seguito un flusso comune, lasciando che fosse la musica stessa a creare un dialogo e un legame tra noi, senza che nessuno invadesse lo spazio dell'altro. Dentro il brano convivono tracce di esperienze individuali in parti uguali, che si sono mescolate fino a diventare qualcosa di nuovo. Abbiamo poi cercato una melodia che potesse dialogare con le parole, valorizzandone le sfumature e accompagnando il senso più profondo del brano. L'intenzione era creare un equilibrio tra essenzialità ed emozione, lasciando che ogni elemento musicale contribuisse a raccontare quella dimensione di delicatezza e autenticità. Insieme a Riccardo Samperi, produttore del progetto, e al team TRP, abbiamo infine intrapreso, in fase di realizzazione, una lunga ricerca sonora per ultimare lo stile e le atmosfere sonore più adatte alla canzone, trasformando le intuizioni autoriali iniziali in un paesaggio musicale capace di valorizzarne il messaggio.

Il violino continua ad avere un ruolo nella tua identità artistica anche quando scrivi musica pop?

Il violino è una parte fondamentale della mia identità artistica e continua a vivere anche quando mi muovo in territori più vicini al pop. Mi ha accompagnata per gran parte della mia vita e, ancora oggi, mi ricorda il valore dell'ascolto e della pazienza. Non lo considero semplicemente uno strumento, ma un linguaggio che mi accompagna da sempre e che ha formato il mio modo di ascoltare, interpretare e costruire la musica. Anche quando scrivo o interpreto un brano pop, quell'esperienza rimane presente nel modo in cui cerco le melodie, nelle sfumature dell'espressione e nella cura del suono.

Dopo i numerosi premi ottenuti negli ultimi anni, senti di vivere una fase di particolare crescita?

Sicuramente sto vivendo una fase di crescita, che considero soprattutto un momento di grande ascolto e di continuo apprendimento. I riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni sono stati importanti e preziosi perché hanno rappresentato una conferma del percorso fatto, ma anche uno stimolo a continuare a lavorare con ancora più cura e consapevolezza. Ogni esperienza, ogni incontro e ogni progetto aggiungono qualcosa al mio percorso. La crescita, per me, non è solo legata ai risultati raggiunti, ma soprattutto alla possibilità di conoscermi meglio come artista e di trovare sempre nuovi modi per esprimermi.

C'è un artista con cui ti piacerebbe condividere un futuro progetto?

Le collaborazioni mi piacciono molto perché rappresentano un'opportunità di incontro e di condivisione. Credo che l'arte nasca proprio dal dialogo: dall'ascoltare un'altra sensibilità, dal mettere in comune esperienze e punti di vista diversi per creare qualcosa che possa avere una vita nuova. Ogni incontro può aprire strade inaspettate e portare nuove prospettive. Mi piacerebbe continuare a vivere la musica anche attraverso questo tipo di scambi, lasciando che siano la sintonia artistica e la naturalezza del confronto a guidare eventuali nuovi percorsi.

Fattitaliani

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