A cura di Antonino Muscaglione per Fattitaliani
C'è un'ironia che, probabilmente, ai piani alti di
Viale Mazzini è sfuggita. Per contrastare La Ruota della Fortuna, la Rai ha deciso di togliere
dal proprio access time proprio il programma che più di ogni altro
rappresentava l'eredità della televisione italiana: Techetechetè. E al suo posto ha messo L'Eredità Summer. Una
scelta che, nei fatti, rischia di far perdere alla Rai due volte.
L'obiettivo era chiaro: fermare la crescita del quiz
di Gerry Scotti, che, preso il posto di Paperissima Sprint e Striscia la Notizia, ha riportato Canale 5 a essere
competitiva in una fascia oraria strategica, quella che accompagna il pubblico
dal telegiornale alla prima serata. Ma rincorrere l'avversario sul suo stesso
terreno è quasi sempre stato, nella storia della televisione italiana, un
errore. E anche questa volta i numeri sembrano confermarlo.
Il confronto con la scorsa estate è impietoso. Nella
prima settimana di programmazione dell'estate 2025, Techetechetè viaggiava mediamente oltre i tre
milioni di telespettatori, con una quota di ascolto vicina al 21%. L'esordio de
L'Eredità Summer
nell'estate 2026 si è invece attestato su una media sensibilmente inferiore,
intorno ai 2,6 milioni di spettatori e a uno share nell'ordine del 17-18%. Non
è soltanto la distanza dalla Ruota
della Fortuna a preoccupare. È il fatto che Rai 1 stia facendo
peggio anche rispetto al programma che ha deciso di sacrificare.
Ed è qui che emerge il vero paradosso.
Perché il titolo L'Eredità richiama inevitabilmente un patrimonio da
custodire e tramandare. Ma quella vera eredità, televisiva e culturale, la
raccontava ogni sera Techetechetè.
Era un titolo semplice, quasi onomatopeico, eppure
dentro c'era un archivio immenso trasformato in spettacolo. Non un museo della
nostalgia, ma un racconto vivo. Ogni puntata costruiva un percorso originale
attraverso decenni di televisione, accostando epoche, linguaggi e protagonisti
con montaggi sorprendenti. Bastavano pochi minuti per passare da un varietà
degli anni Sessanta a uno show degli anni Novanta, da una grande intervista a
un momento rimasto nella memoria collettiva.
Quella sì che era un'eredità.
L'eredità lasciata da Pippo Baudo, da Raffaella Carrà,
da Corrado, da Mike Bongiorno, da Enzo Tortora, da Sandra e Raimondo, da Renzo
Arbore a Loretta Goggi e da decine di altri protagonisti che hanno costruito la televisione
italiana. Ogni sera quei frammenti tornavano a vivere. Non erano semplici
repliche, ma materiale rimontato con intelligenza, capace di parlare anche a
chi quelle trasmissioni non le aveva mai viste. Era un vero manuale della
storia dello spettacolo italiano, mai polveroso, mai celebrativo, sempre
contemporaneo.
Paradossalmente, mentre la Rai mandava in onda L'Eredità, rinunciava
proprio alla sua più autentica eredità.
L'errore è stato pensare che un programma vincente
possa funzionare ovunque, semplicemente spostandolo di fascia. Ma un quiz è
figlio del proprio orario. L'Eredità
è il preserale per eccellenza, con i suoi tempi, i suoi rituali, il suo
pubblico. Portarla nell'access time significa inevitabilmente snaturarla. Si
finisce per inflazionare un marchio fortissimo, esponendolo a un consumo
continuo che rischia di logorarne l'identità.
E il rischio più grande potrebbe non essere quello di
perdere la sfida estiva.
Il rischio è settembre.
Quando L'Eredità
tornerà nella sua storica collocazione, potrebbe ritrovare un pubblico meno
affamato. Dopo mesi di quiz e giochi a premi distribuiti senza soluzione di
continuità, sette giorni su sette, la naturale attesa che accompagna il ritorno
del programma potrebbe trasformarsi in assuefazione. Un marchio forte vive
anche di assenza, non soltanto di presenza.
La storia della televisione insegna che inseguire
Mediaset sul suo terreno raramente ha portato fortuna alla Rai. Ogni volta che
il servizio pubblico ha cercato di imitare il concorrente, ha perso identità
prima ancora che ascolti. Le stagioni migliori sono sempre coincise con la capacità
di proporre un'offerta diversa, riconoscibile, complementare.
Techetechetè rappresentava esattamente questo. Nessun altro poteva
farlo. Nessun'altra rete possiede quel patrimonio di immagini, di volti, di
emozioni. Era un prodotto esclusivo, profondamente Rai, costruito sul più
grande archivio televisivo italiano. Rinunciarvi per inseguire un quiz
significava rinunciare al proprio elemento distintivo.
Non sappiamo quante puntate de L'Eredità Summer siano
già state registrate per consentire a Marco Liorni di godersi le vacanze. Se il
pacchetto fosse ormai chiuso, la decisione resterà inevitabilmente quella
presa. Ma se le registrazioni fossero ancora in corso, sarebbe il momento di
fermarsi e riflettere. Sarebbe il caso di richiamare gli autori di Techetechetè e riportare
il programma in onda con un'edizione straordinaria.
Perché oggi il pubblico di Rai 1 non sembra avere
bisogno di un'altra Eredità.
Ha bisogno della sua vera eredità.
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