Segesta, Arianna Scommegna a Fattitaliani: «La voce di Ecuba è la voce di tutti gli sconfitti». L'intervista

 

©Max Valle

di Giovanni Zambito - Sabato 1 e domenica 2 agosto il Teatro Antico del Parco archeologico di Segesta ospita Ecuba di Euripide, con Arianna Scommegna protagonista, affiancata da Mino Manni, Gianluigi Fogacci, Mariella Speranza e Mario Incudine, autore delle musiche originali e interprete del Corifeo. La regia è di Sergio Maifredi, nell’ambito del progetto Parole antiche per pensieri nuovi di Teatro Pubblico Ligure.

Dopo anni di lavoro sulla figura di Odisseo, Maifredi propone una lettura intensa e contemporanea della tragedia euripidea: la caduta di Troia diventa il racconto di tutte le guerre, delle donne deportate, degli sconfitti e di chi perde patria, affetti e dignità. Al centro dello spettacolo c’è un’Ecuba visionaria e ferita, capace di trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in una domanda ancora attualissima sul potere, sulla violenza e sul destino dei vinti.

Fattitaliani ne ha parlato con Arianna Scommegna, interprete di una regina tragica che continua a parlare al nostro presente.

Ecuba viene definita “la tragedia di tutte le guerre”. Che cosa l’ha colpita di più della sua attualità nel portarla in scena?

Euripide, nella tragedia Ecuba, dà voce agli sconfitti, ai bambini, alle donne, alle madri, ai vecchi, alle ragazze: a tutti coloro che non possono difendersi e che non hanno più nessuno a difenderli. Ecuba si chiede: «Chi mi aiuta? Quale famiglia? Quale città?». Non c’è più nessuno, sono tutti scomparsi. Sembrano voci che raccontano gli scenari di guerra che vediamo ogni giorno, eppure sono state scritte 2.500 anni fa.

La sua Ecuba sembra unire la tenerezza di una madre e l’istinto feroce di una belva ferita. Come ha lavorato per tenere insieme questi due estremi?

In questa tragedia Ecuba vive una profonda trasformazione: da vittima di dolori insostenibili si trasforma in carnefice, per poi comprendere, alla fine, che neppure la vendetta potrà mai colmare i suoi innumerevoli lutti. Ecuba vede morire tutti i suoi figli, uno dopo l’altro, e con loro muore anche una parte di sé. A poco a poco i suoi sentimenti si prosciugano e l’insopportabile dolore lascia spazio alla cieca vendetta.

Questa trasformazione aveva bisogno di prendere corpo sulla scena. Per questo ho scelto, insieme al regista Sergio Maifredi, di partire da una figura fragile che, nel corso della vicenda, acquisisce una forza rabbiosa sempre maggiore. Ma nemmeno questa forza le basterà: alla fine si spegnerà con la consapevolezza che nessuna vendetta può colmare la sofferenza e che dal male non può che nascere altro male.

In questa versione Odisseo usa la parola come un’arma. Le sembra che Euripide ci dica che la violenza possa passare anche attraverso il linguaggio e il potere della persuasione?

Odisseo è uno dei personaggi del mito che meglio sa usare il linguaggio, la parola, il discorso. È uno stratega che utilizza il logos come nessun altro comandante dell’esercito greco. Euripide lo definisce un demagogo attraverso le parole di Ecuba, che gli risponde con un discorso altrettanto politico ma disarmante: «Basta morti. I vincitori non devono vincere troppo, bisogna essere misurati. Non illudetevi che il vostro successo duri per sempre. Anch’io un tempo ero regina, poi in un solo giorno ho perso tutto».

Sono parole che arrivano fino a noi con un’eco potentissima. Purtroppo, però, non bastano a convincere la massa dei Greci, ammaliata dal fascino oratorio dell’eroe di Itaca.

Le musiche dal vivo di Mario Incudine e Antonio Vasta danno allo spettacolo un carattere quasi rituale. Quanto la musica influenza il respiro e la recitazione in scena?

Mario Incudine ha scritto, insieme al maestro Antonio Vasta, splendidi cori e brani musicali che permettono ai personaggi di dare alla tragedia una maggiore drammaticità e, allo stesso tempo, una particolare leggerezza. La musica consente di far risuonare l’anima dei protagonisti attraverso molteplici sfumature, dalla rabbia più furiosa alla fragilità più disarmata.

Ecuba perde tutto: patria, figli, dignità, libertà. C’è un momento dello spettacolo in cui sente più forte la sua umanità, al di là della dimensione tragica?

In questo dramma Euripide mette a confronto due voci. Da una parte quella della vecchia regina di Troia, che chiede compassione per gli sconfitti, pietas e rispetto per ogni essere umano, libero o schiavo che sia. Dall’altra quella di Odisseo e Agamennone, che sostengono le ragioni della guerra e il bisogno di apparire forti agli occhi della massa, anche a costo del sacrificio di innocenti.

Nel cuore della vicenda Ecuba si domanda che cosa fare di fronte all’orrore: continuare a inginocchiarsi e chiedere compassione oppure sopportare in silenzio il dolore? In questo momento, quando parla a sé stessa e si specchia nel pubblico, tutti noi ci sentiamo parte di quella voce umana che invoca la fine della crudeltà della guerra.

Arianna Scommegna-Gianluigi Fogacci_©Max Valle

Questa tragedia mostra donne deportate e rese schiave dopo la caduta di Troia. Pensa che il pubblico di oggi riconosca in loro i volti delle guerre contemporanee?

I testi classici attraversano il tempo e la storia con una potenza straordinaria perché affrontano temi e archetipi con cui l’essere umano continua a confrontarsi ancora oggi. Proprio nella Grecia in cui Euripide scriveva Ecuba, con la nascita della democrazia, il mondo occidentale ha cercato di darsi regole e confini per una convivenza civile tra i popoli. Eppure, fino a oggi, non è ancora riuscito a evitare, attraverso il dialogo, la violenza, la corruzione e la devastazione della guerra.

Se dovesse lasciare agli spettatori una sola immagine o una sola domanda dopo questo spettacolo, quale vorrebbe che portassero con sé uscendo dal teatro?

Fino a che punto noi cittadini, che vorremmo identificarci con un popolo e non con una massa, siamo in grado di osservare quotidianamente l’orrore della guerra e accettarne in silenzio le ragioni? Forse ce ne accorgeremo davvero soltanto quando toccherà a noi essere gli sconfitti?


Fattitaliani

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più
Accept !
To Top