di Giovanni Zambito - Ieri sera Agrigento ha ospitato uno dei concerti più attesi della stagione: Sal Da Vinci sul palco, con quella vocalità che resta uno dei suoi tratti distintivi. L'artista napoletano ha confermato di essere non solo un cantante di razza ma anche un interprete capace di dare anima e sfumature a ogni brano proposto.
Tra i momenti più belli della serata, la riscoperta di due pezzi che meritano davvero più attenzione: "Orologio senza tempo" e "Voglio ancora amarti". Proprio quest'ultima ha regalato l'istante più toccante della serata: scritta originariamente per il padre, ieri sera Sal Da Vinci l'ha dedicata a se stesso, un gesto che racconta il percorso di elaborazione del dolore per la perdita e la capacità di essere riuscito, col tempo, a superarlo. Un momento di grande intensità emotiva, accolto dal pubblico con calore.
Non sono mancati, ovviamente, i grandi successi che hanno mandato letteralmente in visibilio la platea: "Non riesco a farti innamorare", "Per sempre sì" e "Rossetto e caffè" hanno scatenato il pubblico, confermando quanto questi brani siano ormai entrati nel cuore dei fan. Altre belle canzoni come "Non è vero che sto bene", "Il Mercante di stelle", " Il cielo blu di Napoli", "Poesia", "Nanà", "Napule", "L'amore e tu", "Fuga d'amore", "Una lettera e un mazzo di rose", "D'istinto e di cuore" hanno caratterizzato la serata.
Sal Da Vinci si è dimostrato anche un buon intrattenitore, capace di dialogare con il pubblico e creare atmosfera tra un brano e l'altro - anche se, va detto, in alcuni momenti ha calcato un po' troppo la mano sulle parole, dilungandosi più del necessario e togliendo forse un po' di ritmo alla serata.
Bello l'omaggio alla tradizione classica napoletana: il medley con "Voce 'e notte", "'E spingule francese", "Io mammeta e tu" e "Comme facette mammeta" ha regalato un tuffo nella grande canzone partenopea, eseguito con rispetto e sensibilità.
Meno convincente, invece, la scelta di includere un tributo ai colleghi con brani come "Cercami", "Se telefonando", "Strada facendo" e "Gloria": un passaggio che, per quanto ben eseguito, è sembrato poco necessario e ha un po' spezzato il filo narrativo della serata, forse a scapito di altro repertorio proprio che avrebbe potuto trovare più spazio.
Nel complesso, una serata che conferma il valore artistico di Sal Da Vinci, tra momenti di grande intensità e qualche scelta di scaletta discutibile.


