Definirsi un’autrice di emozioni significa scegliere di raccontare storie capaci di arrivare al cuore del lettore, di esplorare sentimenti, fragilità e desideri che spesso si nascondono dietro le apparenze.
È proprio da questo universo emotivo che nasce Quando cadono le maschere, il nuovo romance di Raffaella Foresta, una storia fatta di segreti, tensione, desiderio e verità nascoste.
Al centro del romanzo ci sono Ana Beltrán, una donna apparentemente forte e irraggiungibile, e Lucas Ortega, la sua guardia del corpo, un uomo abituato a vivere secondo regole precise e a mantenere le distanze. Due mondi destinati a scontrarsi, mentre le minacce che incombono sulla vita di Ana li avvicinano sempre di più.
Raffaella, nel romanzo il confine tra ciò che mostriamo e ciò che siamo davvero è molto sottile. Da dove nasce il suo interesse per questo tema?
Credo che nasca dall'osservazione delle persone. Mi ha sempre affascinato il divario tra ciò che scegliamo di mostrare al mondo e quello che, invece, custodiamo dentro di noi. Viviamo in un'epoca in cui siamo continuamente portati a costruire un'immagine di noi stessi: vogliamo apparire forti, felici, vincenti, anche quando dentro stiamo combattendo battaglie silenziose.
Scrivendo Quando cadono le maschere ho voluto esplorare proprio quel momento in cui non è più possibile nascondersi. Quando la vita ci costringe a fare i conti con le nostre paure, le ferite e le verità che abbiamo cercato di ignorare. È lì che, secondo me, nasce anche la possibilità di amare davvero, perché solo chi trova il coraggio di mostrarsi vulnerabile può creare un legame autentico con un'altra persona.
Quanto tempo ha richiesto la scrittura di Quando cadono le maschere e quale fase del lavoro è stata più impegnativa?
La scrittura di Quando cadono le maschere ha richiesto circa 6 mesi, ma in realtà credo che alcune storie inizino a essere scritte molto prima di quando ci sediamo davanti a una tastiera. Maturano dentro di noi, prendono forma attraverso ciò che viviamo, osserviamo e sentiamo.
La fase più impegnativa non è stata costruire la suspense o intrecciare gli eventi, ma trovare il giusto equilibrio emotivo. Volevo che ogni scelta dei personaggi fosse credibile, che ogni loro ferita avesse un peso e che il loro percorso di crescita fosse autentico. Ana e Lucas portano entrambi sulle spalle un bagaglio importante e il rischio era quello di raccontare il loro dolore senza lasciare spazio alla speranza.
Ho riscritto diverse scene perché cercavo sempre la stessa cosa: la verità. Quando un dialogo o un'emozione non mi convincevano fino in fondo, preferivo fermarmi e ricominciare. È un processo faticoso, ma credo che i lettori percepiscano quando una pagina è stata scritta con sincerità. Ed è proprio quella sincerità che ho cercato di mettere in ogni capitolo.
Qual è il confine tra emozionare il lettore e rischiare di cadere nel sentimentalismo?
Credo che il
confine sia l'onestà. Un'emozione arriva al lettore quando nasce in modo
naturale dalla storia e dai personaggi, non quando viene forzata per ottenere
una reazione.
Non ho mai scritto una scena pensando: qui il lettore deve piangere. Scrivo cercando di essere fedele ai miei personaggi, alle loro paure, ai loro errori e ai loro silenzi. Se riesco a raccontarli con autenticità, allora l'emozione arriva da sola. Se invece si rincorre l'effetto, si rischia di trasformare il dolore in spettacolo, e lì, secondo me, si cade nel sentimentalismo.
Io credo che le emozioni più potenti siano spesso le più delicate. A volte basta una frase non detta, uno sguardo, una mano che sfiora l'altra o un gesto apparentemente insignificante per raccontare molto più di una lunga dichiarazione. È quella verità silenziosa che cerco ogni volta che scrivo, perché è la stessa che, da lettrice, mi resta nel cuore anche dopo aver chiuso un libro.
Come è cambiato il suo modo di scrivere rispetto ai precedenti romanzi El Hilo che ci lega ed El Hilo senza fine?
Ogni romanzo mi cambia un po', quindi credo sia inevitabile che cambi anche il mio modo di scrivere. El Hilo che ci lega ed El Hilo senza fine sono storie molto intime, in cui le emozioni scorrono lentamente e trovano spazio soprattutto nei legami, nell'attesa e nella rinascita.
Con Quando cadono le maschere ho sentito il bisogno di mettermi alla prova. Ho costruito una trama più complessa, con una componente di suspense molto più forte e un ritmo narrativo diverso, senza però rinunciare a ciò che considero il cuore della mia scrittura: l'esplorazione dell'animo umano.
Se c'è una
cosa che non è cambiata è proprio questa: continuo a scrivere di persone prima
ancora che di personaggi.
Credo però di essere diventata più consapevole come autrice: oggi mi concedo di osare di più, di intrecciare generi diversi e di fidarmi maggiormente dei silenzi, delle sfumature e delle emozioni che non hanno bisogno di essere spiegate per arrivare al lettore.
In fondo
penso che Quando cadono le maschere rappresenti un'evoluzione naturale
del mio percorso: conserva la mia voce, ma la porta in una direzione nuova, più
intensa e ambiziosa.
Quali autori o autrici hanno influenzato maggiormente la sua sensibilità narrativa e il suo modo di raccontare l'amore?
Sono una
lettrice molto eclettica e credo che ogni autore che ho amato abbia lasciato un
segno nel mio modo di scrivere. Nicholas Sparks mi ha insegnato che una storia
d'amore può emozionare profondamente senza perdere autenticità. Jojo Moyes ha
la straordinaria capacità di alternare leggerezza e dolore, ricordandoci che la
vita è fatta di entrambe le cose.
Di Carlos
Ruiz Zafón ammiro l'atmosfera, il fascino del mistero e il modo in cui i libri
diventano essi stessi protagonisti delle storie. Isabel Allende mi ha
conquistata con l'intensità delle emozioni e con la forza dei suoi personaggi
femminili, mentre Elena Ferrante mi ha mostrato quanto possa essere potente
raccontare le contraddizioni dell'animo umano senza filtri.
Colleen
Hoover ha dimostrato che si possono affrontare temi difficili mantenendo un
forte coinvolgimento emotivo, Jane Austen continua a essere un punto di
riferimento per la profondità con cui osserva i rapporti umani e Margaret
Mazzantini riesce sempre a trovare parole di una bellezza disarmante per
raccontare il dolore, l'amore e la fragilità.
Naturalmente
non ho mai desiderato scrivere "come" uno di loro. Il mio obiettivo è
trovare una voce che sia riconoscibile e sincera. Se c'è qualcosa che accomuna
tutti questi autori, ed è ciò che cerco di portare anche nei miei romanzi, è la
capacità di lasciare un'emozione che continui a vivere nel lettore anche dopo
aver chiuso l'ultima pagina.
Per concludere, i lettori di romance sono sempre più esigenti. Cosa pensa renda davvero memorabile una storia d'amore oggi?
Penso che ciò che rende memorabile
una storia d'amore sia l'autenticità. Le emozioni non si possono costruire a
tavolino, ma nascono da personaggi credibili, con paure, difetti e sogni. Se il
lettore si riconosce in loro, quel romanzo resterà con lui molto più a lungo
della sua lettura e, se un mio romanzo continua a vivere nel cuore di chi lo
legge, allora ho raggiunto il mio obiettivo.



