Pierfranco Bruni
La presenza e la lezione di Sant'Agostino sono una sintesi che ha una voce profonda. Con Agostino si innerva la centralità di San Paolo. La sua recente enciclica è una "problematica" testimonianza. Papa Prevost costituisce un’innovazione? Sì, ma un’innovazione che non rompe. Anzi. Ricuce. L’innovazione sta nel metodo. Riportare al centro Agostino e Paolo per rileggere il presente. Non è restaurazione "archeologica". È memoria che cammina. In un tempo di transizione sociale, la Chiesa ha bisogno di punti fermi. Non per chiudersi. Per non perdersi.
Cristo è tradizione, non relativismo. Traduce l’eterno nel tempo. Abbiamo vissuto anni difficile. Occorre ristabilire tradizione e Vangelo. Non una politica dell'ambientalismo. Prevost porta con sé una formazione agostiniana. È un dato che non è solo biografico. È teologico e pastorale. Oltre il mondo gesuitico. Agostino è uomo di due poli: interiorità e Chiesa. "Inquietum est cor nostrum". Il cuore inquieto trova pace solo in Dio. Ma quella pace si vive nella comunità, nei sacramenti, nella "civitas Dei". Ci sono almeno tre vie che possono essere diventate. Il primato della grazia. Ovvero l’uomo non si salva da solo.
La libertà è sicura risposta, non origine. Il legame tra verità e tempo. Perché la verità non cambia, ma abita il tempo. Agostino legge la storia come tensione tra due città. Oltre la storia stessa. Lo stetto dialogo tra unità e carità. Infatti la Chiesa è corpo. L’unità non è uniformità. È comunione nella carità e nella dottrina. Questo non è un ritorno al passato. È un ritorno alla sorgente. Le sorgenti non invecchiano. Restano proprio tra la Tradizione di Paolo e l'innovazione di Agostino. Sono sostanzialmente dei punti di riferimento pre-conciliari: non nostalgia, ma continuità.
La sottolineatura di Prevost non è anti-conciliare. È pre-conciliare nel senso buono. Recupera ciò che il Concilio Vaticano II ha voluto riannodare senza tagliare però le radici. In tal senso i riferimenti sono costituiti dalla liturgia come mistero, non come assemblea auto-referenziale. L’accento torna sul sacro, sul silenzio, sul gesto che precede la parola. È la tradizione romana antica, giuridica e ferrea, quella che risale ai tempi di Ildebrando. E la dottrina come identità. Perché senza dottrina non c’è carità che regga. Agostino lo sapeva bene. Si ama ciò che si conosce. Paolo lo predicava sottolineando che occorre tenere ferme le tradizioni.
Mai dimenticare che la Chiesa è Madre e Maestra. Non solo Chiesa in uscita come spesso negli recenti è stato detto. Ma soprattutto Chiesa che custodisce. Il registro dei nomi. Il paternostro. La memoria dei santi. Non si tratta di rifiutare il Concilio. Si tratta di leggerlo dentro la Tradizione, non contro la Tradizione. È la differenza tra riforma e rottura. Qui c'è chiaramente una diversità con Papa Francesco. Il quale viene dalla Compagnia di Gesù. L’immaginario è ignaziano: discernimento, frontiere, mondo come campo di missione. L’accento è sul cammino, sull’incontro, sulla Chiesa ospedale da campo. Mentre Prevost porta un altro accento. L’accento agostiniano che è quello della interiorità, della verità, della comunità, del peccato e della grazia.
Francesco guarda fuori. Prevost guarda dentro per poter poi guardare fuori con occhi più veri. Non è una opposizione. È sostanzialmente una complementarietà. Ma il tono in fondo cambia? Direi di sì. Con Francesco la parola chiave era misericordia in movimento.
Con Prevost la parola chiave diventa verità in carità. Francesco ha parlato molto al mondo. Prevost parla molto alla Chiesa perché la Chiesa possa parlare al mondo. Francesco ha insistito sull’innovazione pastorale. Prevost insiste sulla profondità dottrinale. Uno parte, per usare una metafora, dal perimetro. L’altro parte dal cuore. È naturale che ci troviamo in una società in transizione con le sue identità cosiddette liquide. Una tecnica che si fa legge. Un uomo che si sente sradicato.
In questo scenario Agostino e Paolo sono una bussola. Paolo annuncia Cristo crocifisso e risorto. Non adatta il Vangelo. Lo propone. Parla alle città, ai tribunali, alle sinagoghe. È missionario della verità. Agostino pensa la città. Pensa il tempo. Pensa l’uomo diviso e ricomposto dalla grazia. Costruisce la Città di Dio. Ci sono due punti centrali. Ovvero senza fondamento l’edificio crolla. Il fondamento è Cristo, letto da Paolo. Senza una vera casa l’uomo erra. La casa è la Chiesa, pensata da Agostino come popolo pellegrino tra due città. Proprio per questo la Chiesa deve essere necessariamente Tradizione.
Occorre comprendere che le società cambiano, Cristo no. Cristo è tradizione. Traduce l’amore di Dio in linguaggio umano. Lo fa senza tradire. Prevost non propone una Chiesa-museo. Propone una Chiesa che traduce senza svendere. Che parla il linguaggio del tempo partendo dal linguaggio dell’eternità. È qui l’innovazione: non cambiare il contenuto per piacere. Cambiare il modo per farsi capire, restando se stessa.
C'è un tempo per tutto. Ecclesiaste. Ma c'è un tempo che non muta. Il tempo delle radici. La Chiesa in questo momento ha bisogno di radici profonde. Non per paura del vento. Per resistere al vento. Perché le radici non sono catene. Sono linfa. Senza linfa l’albero secca. Con la linfa l’albero fa frutti nuovi. Infatti Papa Prevost (Leone XIV) non è una cesura. È una ricomposizione. La sua filosofia agostiniana è innovazione perché riporta al centro ciò che è sempre stato centrale e che era stato messo in margine: la verità, la grazia, la comunità, il sacro. Insomma dal gesuita che va alla periferia, all’agostiniano che torna al cuore per poi tornare alla periferia.
In un’epoca come quella che viviamo la Chiesa non ha bisogno di inseguire il mondo. Ha bisogno di ricordare chi è. E chi è lo dice Agostino. Lo dice Paolo. Lo dice Cristo. Cristo è Tradizione. Ma la Tradizione fedele non cancella l’originale. Lo rende leggibile. In questa leggibilità l'uomo non deve trovare soltanto la sacralità della vita ma anche il centro del proprio esistere. Un messaggio agostiniano che nasce nelle Lettere di Paolo. Leone XIV è un interprete in cui il mistero di Cristo si fa cammino.



