La Fondazione Torino Musei, in collaborazione con il China Museum of Wu di Suzhou, annuncia l’apertura della mostra Gold, allestita al Museum of Wu di Suzhou in Cina dal 22 luglio 2026 al 6 gennaio 2027.
L’esposizione, curata dal personale scientifico di Palazzo Madama, riunisce oltre 190 opere - fra monete, gioielli, sculture, mobili, tessuti e ceramiche - per raccontare il ruolo dell'oro come materiale di scambio, simbolo di potere e ponte tra Oriente e Occidente dal Medioevo al Settecento.
La mostra, sostenuta dal Consolato Generale d'Italia a Shanghai e dall'Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, rappresenta una nuova tappa del percorso di internazionalizzazione della Fondazione Torino Musei, una linea di sviluppo che, nel quadro delle Attività Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026, promuove la presenza delle istituzioni museali torinesi sulla scena internazionale attraverso progetti di ricerca, valorizzazione del patrimonio e collaborazione con autorevoli partner museali. Un approccio fondato sulla costruzione di relazioni durature, sullo scambio di competenze e sulla realizzazione di progettualità condivise, che contribuisce a rafforzare il dialogo culturale e la cooperazione tra Paesi.
Incorruttibile, luminoso e raro, l'oro ha esercitato fin dall'antichità un fascino universale che va ben oltre il suo valore economico. Gold segue questo filo prezioso attraverso culture e secoli, mettendo in luce alcune delle valenze simboliche del prezioso metallo: il suo ruolo di strumento di potere e rappresentazione sociale, politica e diplomatica, la sua capacità di evocare il sacro e dare forma alla devozione religiosa - dal cristianesimo al buddhismo, attraverso reliquiari, sculture e manoscritti dorati - la straordinaria varietà delle tecniche sviluppate per lavorarlo.
In mostra, accanto a un’ampia selezione di oltre centotrenta opere delle collezioni di Palazzo Madama - fra monete, gioielli, oreficerie sacre, dipinti, sculture, mobili, tessuti, vetri e ceramiche - la sezione dedicata alle testimonianze provenienti dalla Cina, costituita da circa cinquanta opere concesse da otto importanti istituzioni culturali e museali, tra cui il Sanxingdui Museum, il Gansu Provincial Institute of Cultural Relics and Archaeology, il Datong Museum, il Tongliao Museum, il Xuzhou Museum, lo Shanxi Museum, il Changzhou Museum e il Tibet Museum. Il nucleo copre un arco cronologico che si estende dalla dinastia Shang (circa 1600–1046 a.C.) fino alla dinastia Ming (1368–1644 d.C.), documentando la lunga evoluzione delle tecniche orafe e la molteplicità delle funzioni dell’oro nella società cinese antica e imperiale. La distribuzione geografica dei prestiti restituisce inoltre la varietà dei contesti di provenienza, dalle regioni del Sichuan alla valle del Fiume Giallo, dalle steppe della Mongolia Interna al corridoio del Gansu lungo la Via della Seta, fino all’altopiano tibetano. Il corpus comprende ornamenti in lamina, placche decorative, ganci per cintura, sigilli, gioielli, elementi in bronzo dorato, sculture buddhiste e dipinti rituali, offrendo una sintesi efficace del ruolo dell’oro tra sfera religiosa, rappresentazione del potere, ornamento personale e scambi culturali interregionali.
Le istituzioni prestatrici cinesi – musei provinciali, musei civici e istituti di ricerca archeologica – delineano un quadro articolato del patrimonio aurifero cinese, mettendone in evidenza le connessioni con le più ampie reti di scambio eurasiatiche.