24 luglio 2026 ore 19 | Radicondoli Festival – Teatro dei Risorti, Radicondoli (SI)
Un campione del mondo di braccio di ferro che, dopo aver attraversato numerose peripezie, ha incontrato Sylvester Stallone sul set di Over the Top e un figlio attore che decide di raccontarne la vita sul palco per provare a ricomporre un legame familiare rimasto irrisolto. Da questa storia realmente straordinaria nasce Mio padre è Sylvester Stallone, monologo della Compagnia A.D.D.A., finalista al Premio Scenario 2025, in scena al Radicondoli Festival il 24 luglio 2026.
Prodotto da Pilar Ternera e Teatro Nazionale di Genova, lo spettacolo, interpretato da Davide Niccolini, scritto da Leonardo Ceccanti e con la regia di Matteo Ceccantini, ripercorre la vicenda di Riccardo Niccolini, livornese, olimpionico di lotta libera alle Olimpiadi di Mosca 1980 e in seguito campione e cinque volte vicecampione del mondo di braccio di ferro. Una vita che sembra una sceneggiatura cinematografica: l’infanzia segnata dall’abbandono, la povertà nei quartieri popolari di Livorno, l’ascesa sportiva, il grave incidente automobilistico che interrompe la carriera e la sorprendente rinascita attraverso il braccio di ferro.
Tra biografia reale e immaginario cinematografico, lo spettacolo segue i “tentativi di esistenza” di una storia che oscilla tra epica quotidiana, memoria personale e cultura pop. Il protagonista attraversa l’eredità paterna indossando simbolicamente la maglia ufficiale della Nazionale italiana di lotta libera. Tra gesto atletico e narrazione, Davide Niccolini trasforma il palcoscenico in un campo di confronto generazionale. La voce di Sylvester Stallone, evocata attraverso inserti sonori, apre uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione, in cui la vita viene continuamente riscritta come un film.
La messinscena unisce in modo organico parola e corpo: l’attore si allena in scena come un lottatore, trasformando la disciplina sportiva in autentica pratica teatrale. Lo spazio è ridotto all’essenziale: una sola materassina da lotta che muta funzione durante lo spettacolo. L’intera struttura assume la forma di un vero e proprio “match”, di cui gli spettatori diventano arbitri e testimoni di questa lotta per l’emancipazione e il riconoscimento. Attraverso la voce e il corpo del figlio, la storia diventa una riflessione profonda sul rapporto padre-figlio, sul bisogno di comprendere l’altro e sulla possibilità di riscrivere una vicenda familiare segnata da una ferita originaria e da una tenace volontà di affermazione.


