Lemuri Il Visionario
torna con “Parlami”, un brano che affronta con delicatezza il tema della
solitudine contemporanea e del bisogno di ritrovare un dialogo autentico con
gli altri.
Nato da un'esperienza personale, il singolo trasforma ricordi, fragilità ed
emozioni in un racconto capace di parlare a chiunque abbia vissuto il senso di
smarrimento che può nascondersi anche tra la folla. Una scrittura intensa,
sospesa tra introspezione e poesia, che invita ad abbattere il silenzio e a
riscoprire il valore dell'ascolto reciproco.
Per
approfondire il significato di “Parlami”,
il percorso artistico di Lemuri Il Visionario e il suo modo di raccontare le
fragilità umane attraverso la musica, lo abbiamo intervistato per Fattitaliani. Ecco cosa
ci ha raccontato.
Quanto
c'è del Vittorio Centrone di oggi e di quello che eri anni fa dentro
“Parlami"?
Come in tutte le esperienze di vita un pò di entrambi perché il passato forma sempre il presente.
Quando
scrivi parti più spesso da un’emozione, da una storia o da una melodia?
Cerco sempre di partire da un’idea e quindi dal ricordo lontano o vicino di un’emozione provata in prima persona o raccontata. In questo modo è più facile selezionare la musica più adatta a sottolineare la storia. In fondo le canzoni non sono che dei brevissimi cortometraggi.
In
che modo la tua esperienza personale si è trasformata in un racconto
universale?
Ancora ricordo quando 16 anni fa lavorai circa sei mesi con grande abnegazione per provare a scrivere un romanzo che raccontasse in modo artistico la storia della mia vita. Da lì è partita tra canzoni, fumetto, libri, spettacoli e concerti l’avventura di Lemuri il Visionario che ha toccato i cuori e la fantasia del pubblico. Essendo fondamentalmente un romanzo di formazione molte persone si sono ritrovate in alcuni aspetti del personaggio, delle canzoni e del racconto.
Il
brano affronta un tema delicato senza rinunciare alla poesia. Come trovi questo
equilibrio nella scrittura?
Non saprei bene come spiegarlo perché fortunatamente in me questo equilibrio si crea molto naturalmente.
Hai
mai pensato che parlare apertamente delle proprie difficoltà possa aiutare
anche chi ascolta?
Assolutamente sì. Credo che condividere i propri pensieri e la propria anima con le altre persone sia assolutamente taumaturgico. L’esperienza vissuta attraverso l’arte insegna sempre qualcosa.
Quali
autori o artisti ti hanno insegnato a raccontare le fragilità umane attraverso
la musica?
I miei mentori sono stati Peter Gabriel e David Bowie. Per quanto riguarda la musica italiana ho sempre ammirato Ivano Fossati, Lucio Dalla e Fabrizio De André.
Nel
corso della tua carriera il tuo approccio alla scrittura è cambiato?
Si è sicuramente affinato dal punto di vista tecnico ma la parte istintiva per fortuna è rimasta la stessa. Ho sempre l’ingenua voglia di decifrare qualcosa di questo meraviglioso mistero che abbiamo deciso di chiamare vita.
Oggi
guardi con occhi diversi quel periodo della tua vita che ha ispirato la
canzone?
Sicuramente.
Purtroppo, sento che il potere sempre più forte della tecnologia e
dell’elettronica stia aumentando la solitudine e la mancanza di comunicazione
tra di noi. Quindi quando vi sentite isolati non abbiate paura di gridare
Parlami.


