Cosa significa parlare d'amore nell'epoca dei
social network, delle chat e delle emozioni affidate a uno schermo? È da questa
domanda che prende forma “Tutto di te”, il nuovo singolo
di Lorenz Castelli, una canzone che invita a riscoprire il valore della
presenza, del contatto umano e della spontaneità, senza rinunciare
all'immediatezza del linguaggio pop.
Dietro la leggerezza del brano si nasconde
infatti una riflessione sul modo in cui la tecnologia ha cambiato il nostro
modo di comunicare, di conoscerci e di vivere i sentimenti. Un tema che
l'artista affronta partendo dalla propria esperienza personale, rivendicando
anche una musica costruita sull'autenticità, con una voce naturale e
arrangiamenti capaci di mettere al centro l'espressione emotiva.
In questa intervista per Fattitaliani, Lorenz Castelli parla del
significato di “Tutto di te”, del percorso che lo ha portato a
scriverla, delle influenze che continuano a ispirare il suo lavoro e del valore
di una musica che sceglie di raccontare la realtà senza filtri.
“Tutto di te” sembra invitare ad abbassare il volume del rumore digitale per ascoltare le emozioni. È un messaggio che nasce da un'esperienza personale?
Lorenz: Nasce da un'esigenza interiore e da un momento di lucida onestà: mi sono accorto che io per primo stavo cadendo nella trappola del filtro digitale. Oggi è diventato quasi più facile dichiararsi o dire a qualcuno "mi piaci" attraverso uno schermo, per poi trovarsi in difficoltà di presenza, bloccati dall'imbarazzo o dalla paura del rifiuto. Con “Tutto di te” ho voluto lanciare un invito a posare lo smartphone per tornare a vivere le relazioni dal vivo. La canzone sta avendo un riscontro bellissimo proprio perché le persone sentono questa verità: è un brano molto orecchiabile, solare ed energico, ma sotto quel ritmo trascinante c'è un invito sincero a riscoprire una connessione umana tangibile, senza sovrastrutture.
Quanto c'è della tua quotidianità nelle immagini raccontate nel testo?
Lorenz: C'è praticamente tutto, è una fotografia nitida delle mie giornate. Le immagini del caffè preparato con cura, di un cuscino lanciato per gioco o di quel bellissimo "tango improvvisato in salotto a piedi scalzi" – un'idea meravigliosa nata dal confronto con il grande autore Andrea Amati – non sono costruzioni poetiche, ma scene di vita reale. Credo che la forza di questo singolo risieda proprio nella sua disarmante semplicità. Mettere in contrasto i "vocali infiniti su WhatsApp" e i "like" con la bellezza dei gesti fisici quotidiani serve a ricordarci che l'amore vero non si nutre di algoritmi o di esibizionismo social, ma di presenza. E chissà che quel "ti voglio bene" vissuto dal vivo, senza essere abusato, non possa finalmente trasformarsi in un più sincero e coraggioso "ti amo".
La tua voce mantiene volutamente tutte le sue sfumature naturali. Perché oggi è una scelta quasi controcorrente?
Lorenz: Perché oggi il mercato musicale è saturo di produzioni standardizzate e fredde, dove l'uso smodato di autotune e plugin cancella la personalità di chi canta, rendendo le voci tutte uguali. Io la vedo come una scelta di onestà artigianale. Certo, in studio credo nel valore del labor limae — quel leggero ritocco di pitch su una singola nota per rendere il prodotto impeccabile ci sta — ma la base deve essere una performance vocale solida. Un artista deve saper cantare, avere una presenza scenica e quel pizzico di follia che serve a reggere il palco. La bellezza di una voce risiede nella sua morfologia naturale e persino nelle sue piccolissime imperfezioni, che sono il colore della verità di una persona. Scegliere la naturalezza significa offrire un'autenticità che poi sono pronto a difendere live, nota dopo nota, senza inganni.
Cresciuto con artisti come Nek, Queen e Sting, quali insegnamenti porti ancora oggi nella tua musica?
Lorenz: Porto l'amore per la melodia italiana supportata da un'energia ritmica di stampo internazionale. Dai Queen e da Sting ho ereditato la ricerca di arrangiamenti solidi, dinamici e curati in ogni dettaglio strumentale. Sul fronte italiano, oltre a voci straordinarie come Giorgia, Masini o l'immenso Alex Baroni che restano punti di riferimento tecnici assoluti per la pulizia del timbro, la mia vera base di partenza è sempre stata Nek, di cui ho sempre amato il graffio pop-rock. Questa influenza oggi si chiude in un cerchio perfetto grazie alla preziosa collaborazione con Andrea Amati, che ha firmato storicamente grandi successi proprio per Filippo Neviani. Nella mia musica cerco di unire questi mondi: un pop-rock energico, immediato e suonato dal vivo, che metta sempre al centro la comunicazione emotiva.
Palermo è la città in cui sei cresciuto. Quanto ha influenzato la tua sensibilità artistica?
Lorenz: Palermo ha influenzato profondamente la mia anima e il mio modo di scrivere. Essere nato a Bucarest e adottato a metà degli anni '80 (intorno all'84-85), per poi crescere immerso nel calore, nelle contraddizioni e nelle ingiustizie sociali di una realtà complessa come quella palermitana e dell'Italia in generale, mi ha regalato una sensibilità attenta e viscerale. Per me la scrittura è sempre stata una forma di catarsi: quando vivo momenti difficili o esperienze estremamente negative, invece di lasciare che quel veleno si depositi dentro di me, scelgo di trasformare l'abisso in parole e musica, cercando di dare alla sofferenza un senso positivo di rinascita e speranza. Questa forza interiore viene proprio dalla mia storia personale e da questa città straordinaria, che ti insegna a non dare mai nulla per scontato.
Se dovessi descrivere “Tutto di te” con tre parole, quali sceglieresti?
Lorenz: Sceglierei Autentica, Fisica e Libera.
Autentica, perché è una
canzone che rifiuta i filtri digitali e mette a nudo i sentimenti reali, sia
nel testo che nella voce.
Fisica, perché celebra la bellezza
dei piccoli gesti quotidiani, del contatto, degli sguardi e degli strumenti
suonati dal vivo con la mia band i Contromano Music Band (CMB) (Piero
Virzì, Gaspare Greco, Danilo Buttitta) e il supporto manageriale di Antonella
Trapani.
Libera, perché è un
progetto indipendente che non segue le mode del momento o le logiche fredde dei
computer, ma vuole semplicemente arrivare al cuore di chi ascolta con
un'energia calda, orecchiabile e sincera.



