La geografia dell’anima mediterranea. Antonella Cilento racconta il Sud in "La fabbricante di isole"



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Dal 26 agosto in libreria per Bottega Errante Edizioni, La fabbricante di isole il nuovo libro di Antonella Cilento, un viaggio letterario attraverso il Mezzogiorno e il Mediterraneo che intreccia storia, arte, memoria, paesaggio e identità. 

Il volume sarà presentato in anteprima a pordenonelegge.


Cos’è il Sud? Una visione, una geografia, un insieme di luoghi comuni? Oppure un luogo dell’immaginazione, una categoria dello sguardo, una domanda destinata a rimanere aperta? Con La fabbricante di isole, Antonella Cilento accompagna il lettore in un itinerario che attraversa Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, intrecciando storia, letteratura, arte, memoria e vita quotidiana in un racconto che restituisce tutta la complessità del Mediterraneo.


Da Napoli a Palermo, da Casarano a Galatina, da Soleto a Sibari, da Gerace a Siracusa e Noto, il libro compone una geografia sentimentale fatta di città e paesi, teatri e rovine, dialetti, chiese bizantine, artisti, scrittori e paesaggi dove convivono splendore e abbandono. 

Un viaggio lento dentro un Sud che continua a essere laboratorio di idee e, allo stesso tempo, terreno di contraddizioni profonde.


La fabbricante di isole è un libro che attraversa il Mediterraneo come spazio culturale condiviso e invita a guardare il Sud oltre gli stereotipi, come luogo in cui memoria e futuro continuano a confrontarsi. Un viaggio letterario e civile che restituisce profondità a una terra troppo spesso ridotta a cartolina o slogan, ricordando che il Sud, prima ancora di essere una geografia, è una domanda che riguarda tutti.


Antonella Cilento presenterà il libro in anteprima a pordenonelegge giovedì 17 settembre.



CHE COS'È IL SUD Fin dalle prime pagine il libro si confronta con la domanda che lo attraversa: che cos’è davvero il Sud? Una risposta definitiva non arriva, perché, ci spiega Antonella Cilento, è proprio nella continua ridefinizione del suo significato che risiede la sua forza: «Ogni mattina, al Sud, occorre rifare i conti con l’incanto e il deprezzamento, con il lutto e la svendita, con la rassegnazione e la furbizia, con l’antichità più remota e la globalizzazione. Come accade ad ogni capitolo de La fabbricante di isole, ci si sveglia e si riparte per il viaggio: a volte si torna a condizioni che alimentano giudizi e pregiudizi, che confermano l’esperienza (lo sapevo che finiva così!), a volte si scoprono nuovi elementi di fascinazione. Non è certo un caso che centinaia fra scrittori e artisti, poeti, filosofi e viaggiatori abbiamo fatto tappa al Sud e qui prodotto opere, pensieri, formule, tornando senza un’indicazione precisa. Gogol’ e Ibsen scrivono i loro capolavori al Sud, Wilde viene a rigenerarsi, Dickens e Melville restano disgustati. 

Diciamo che occorre abituarsi a vivere nella domanda, sapendo che le risposte cambiano e sfuggono di continuo. E che qualcuno, sempre, se ne approfitterà».


IL CIBO COME PONTE D'UNIONE DEL MEDITERRANEO Nel libro il Mediterraneo emerge anche attraverso il cibo, che diventa linguaggio comune e testimonianza di una storia condivisa, senza cancellare le differenze e le identità locali. Antonella Cilento racconta: «Il cibo è una vera, grande rete: denuncia le origini comuni, i sincretismi più remoti. Come ci si fa a odiare e uccidere se condividiamo la stessa tavola? Lo stesso cous cous si mangia in Sicilia, in Tunisia, in Marocco, in Egitto, in Palestina, in Israele. Lo stesso caffè, con declinazioni alternative di spezie e preparazioni, si beve lungo tutte le coste del Mediterraneo: è a un caffè che pensa il grande poeta palestinese Mahamud Darwish mentre i suoi vicini israeliani gli bombardano la casa. Dolci di pasta fritta col miele sono tradizionali a Napoli, in Turchia, in Grecia. Torte di ricotta, a segnare simbolicamente la primavera e la rinascita, sono identiche lungo l’intero bacino del più antico dei mari, risalgono alle feste pagane e arrivano a quelle cristiane e musulmane. Però ogni frazione, quartiere, paese, città, ogni regione, anche solo in Italia, ha le sue tradizioni locali e un orgoglio gastronomico da difendere: diciamo che la diversità, la differenza dovrebbe essere un valore assoluto per costruire la comunità, che è ricca proprio grazie alla molteplicità. In tempi di globalizzazione, il cibo diventa a sua volta occasione commerciale – la più importante fra le occasioni, tolte armi, medicinali e droga – e questo sfarina le identità, le ipostatizza, le congela e le deprezza, invece di mettere insieme il cibo albanese e quello serbo, quello croato e quello macedone, che sono così simili a quello pugliese, a quello calabrese e così via. Forse davvero non si può chiedere al piccolo mondo antico, che è stato grandissimo nel dividersi e combattersi, di essere grande nell’unità, nella somiglianza. Eppure, questa è la via, questa sarebbe la forza, la mano che tiene insieme Europa, Africa e Asia nel crogiuolo da cui nasce un’identità che naviga verso l’India e verso le Americhe».


ABBIAMO TUTTI UN SUD L’espressione “abbiamo tutti un Sud”, che attraversa il libro, diventa per Antonella Cilento una riflessione sulla memoria, sull’identità e sul patrimonio culturale condiviso che accomuna ogni essere umano. Come ci spiega l'autrice: «Significa che c’è sempre qualcuno più a Sud di noi, il che dovrebbe ricordarci che povertà e discriminazione sono insite nella condizione di tutti i Sud, che tante realtà geograficamente collocate a Nord sono state povere e senza Storia, sono state depresse, che insomma la memoria è un’acqua in cui nuotiamo tutti, che nuove ricchezze economiche non significano spesso tradizione, cultura ed esperienza. Ma anche che in ciascun essere umano, dovunque sia nato, qualunque lingua parli, esiste una radice di remota memoria: il Sud che è costituito dalle regioni meridionali d’Italia è la fucina di ogni progetto, dai Think Thanks americani alle università inglesi, dai musei russi alle letterature arabe. Un cuore identitario fatto di strade, giurisprudenza, idee, simboli, poesia, letteratura e arte che pulsa e genera di continuo, come una matrice, la nostra possibilità di essere al mondo. Per chi scrive, poi, è la patria della lingua, è una filosofia di vita, uno stile. Metaforicamente, se nella nostra vita abitiamo solo il Nord dell’immaginazione, stiamo dimenticando il magma che produce luce e abita sempre al Sud».


UNO SGUARDO AL FUTURO Il viaggio si chiude guardando avanti. Accanto alle fragilità del presente, l’autrice individua nei luoghi della ricerca, della scuola e della cultura i segni di un futuro possibile, capace di rileggere il passato senza trasformarlo in nostalgia.

«Penso che un consistente bacino di futuro sia nell’opera di chi raccoglie il passato rileggendolo per tramandarlo, come fanno alcuni intellettuali: ai nostri giorni questo lavoro lo tesse come scrittore, pensatore e traduttore Giuseppe Montesano, ad esempio. E che un bacino di avanzatissimo futuro sia in talune fondazioni, come la Valsecchi di Palazzo Butera a Palermo, che è un incrocio internazionale di arte contemporanea e antica, dove posso incrociare un ceroplasta del Seicento con una artista giapponese del nuovo millennio. Trovo futuro in molte scuole pubbliche, nelle insegnanti e negli insegnanti che ancora ci credono, nei dipartimenti scientifici e urbanistici dove la sperimentazione non è in vendita. Le soglie che creiamo riabitando l’antico generano di continuo un nuovo futuro: va coltivata la verticalità, la profondità dell’esperienza e la mobilità, non come fuga continua, non come ricerca di un altrove in affitto, all’inseguimento del risultato economico, ma la capacità di cambiare prospettiva, di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti ma che sfugge, per abitudine, per distrazione, per rassegnazione».



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