Tra malinconia e speranza, ironia e
consapevolezza, “E Si Va, Si Va” racconta il viaggio di chi
continua a camminare anche quando il mondo cambia volto. Il nuovo singolo di
Manuela Dia osserva la realtà con lucidità e sensibilità, trasformando la
memoria in uno stimolo per non smettere mai di cercare nuovi orizzonti.
Musicista, compositrice e autrice, Manuela Dia ha costruito negli anni un
percorso artistico libero da ogni schema. Dopo importanti collaborazioni con
grandi protagonisti della musica italiana, ha sviluppato una produzione
personale caratterizzata da una continua ricerca stilistica. La sua scrittura,
premiata anche con il Premio Tenco e il Premio Recanati, fonde cultura
musicale, poesia e uno sguardo ironico sulla contemporaneità. Nel disco "La
Danza Umana", registrato tra Italia e Regno Unito insieme a una
formazione di musicisti di primo piano, ogni brano diventa un piccolo racconto
capace di mettere in dialogo emozioni personali e riflessioni universali.
In questa intervista per Fattitaliani, Manuela Dia
approfondisce il significato di “E Si Va, Si Va”, il ruolo
della speranza, il rapporto con la malinconia e il percorso creativo che
continua a guidare la sua musica.
"E
Si Va, Si Va" invita a non arrendersi. È un messaggio nato da
un'esperienza personale o da un'osservazione della realtà?
Sia l'una che l'altra, direi. "E si va, si va" parla appunto di un'Italia che non c'è più e di un amore lasciato per strada. Nonostante il disincanto, però, tutto continua e si rinnova sempre. Fortunatamente.
La
tua musica riesce spesso a unire leggerezza e profondità. È una cifra
stilistica che cerchi consapevolmente?
Certo che sì. Bisogna sempre tendere al profondamente superficiale se vogliamo sopravvivere in questo bellissimo mondo infame.
Nel
testo convivono malinconia e speranza. È questo il contrasto che più ti
rappresenta?
Io credo fermamente che la speranza sia figlia della malinconia. La malinconia è una leggera inquietudine ma non è mai un limite. È un legame intimo tra noi e l'imperfezione di un mondo ancora in cerca di un senso e di speranza.
Hai
scelto una marcia trionfale come veste musicale. Cosa rappresenta per te questa
scelta sonora?
Non è stata una scelta obbligata ma del tutto naturale. Fa parte del mio background, delle mie radici. Io sono emiliana. C'era sempre una banda di paese da andare a sentire.
Come
si è sviluppata la collaborazione con Marco Marati nella realizzazione del
videoclip?
In un mondo in cui tutto viene mostrato e rivelato, l'unica vera rivoluzione è esserci ma con molta discrezione e Marco ha colto in pieno il mio pensiero.
Dopo
tanti anni di carriera, cosa continua ad emozionarti quando inizi a scrivere
una nuova canzone?
Non
sono una donna che ami starsene chiusa in una stanza per cercare l'ispirazione,
anzi. Tutto in me nasce dal caos, dal movimento, dal caso. Affido le mie
emozioni ad altri, non le tengo per me.


