I Am Done Conforming è il nuovo album
in lingua inglese di Ilenia Marzano, edito da Creativa Music, in uscita il 22
giugno 2026 su tutte le principali piattaforme digitali. Più che una nuova
uscita discografica, il disco segna il punto di approdo di un percorso artistico
maturato nel tempo: anni di gestazione creativa trovano finalmente forma in un
debutto discografico.
Realizzato con la produzione artistica di Fabio
Codega, il progetto nasce da un lungo percorso personale e musicale. Canzoni,
testi e intuizioni hanno attraversato diverse fasi di sviluppo prima di
confluire in un'opera unitaria, concepita non come una semplice raccolta di
brani, ma come un racconto.
I Am Done Conforming è una dichiarazione già nel
titolo: un album che racconta il cammino che conduce dall’adattamento
all’autenticità, dalla ricerca dell’approvazione alla riconquista della propria
verità più intima. Una verità non aggressiva, non urlata, ma femminile. Un
invito ad accettare la propria unicità e la propria ombra, per poi sublimarle
in potere personale.
Ne emerge una narrazione decisa, nella quale la vulnerabilità non viene esibita né idealizzata, bensì trasformata in uno strumento per affrontare ciò che normalmente rimane scomodo, irrisolto o inespresso.
«Per molto tempo ho osservato il modo in cui
cambiamo forma per essere accettati, fino a non distinguere più ciò che
desideriamo da ciò che gli altri si aspettano da noi. Questo disco nasce nel
momento in cui quella distanza è diventata impossibile da ignorare, quando ogni
forma di conformità ha perso significato di fronte al richiamo di una verità
più profonda.» racconta la cantautrice.
Relazioni, rigenerazione, desiderio di essere visti oltre i ruoli e le maschere, libertà e cambiamento attraversano l’intero disco. I testi non cercano una facile immedesimazione. Entrano piuttosto nei meccanismi invisibili che regolano i rapporti umani, stimolando una riflessione più ampia sulla vita.
La produzione artistica di Fabio Codega ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’album, intervenendo sulla forma dei brani, sugli arrangiamenti e sull’architettura complessiva del progetto.
Uno degli aspetti più significativi di I Am Done Conforming è proprio la sua lunga gestazione. Alcuni brani sono cambiati più volte prima di raggiungere la versione definitiva. Altri sono nati da immagini, appunti e frasi annotate da Ilenia per anni su un taccuino, fino al momento in cui hanno trovato il loro posto all’interno di una canzone. Questa stratificazione è parte integrante del disco. Le diverse fasi della sua lavorazione non sono state cancellate, ma assorbite nella struttura dei brani, come tracce successive di uno stesso processo.
Musicalmente, l’album si muove tra contaminazioni di elettronica, rock e ambient, fino ad un brano finale che affonda le proprie radici nel progressive rock. Le componenti elettroniche convivono con passaggi più duri, spazi rarefatti e costruzioni musicali che, soprattutto nella parte conclusiva del disco, si allontanano dalla forma pop più convenzionale, spaziando tra diverse suggestioni di genere.
I Am Done Conforming non vende slogan. Indaga piuttosto il tempo della metamorfosi: quello in cui le strutture del passato hanno cessato di contenere ciò che siamo, mentre ciò che verrà dopo non è ancora del tutto visibile. L’intero progetto ruota attorno a una domanda: “Cosa accade quando smettiamo di essere prigionieri della nostra storia personale?”
L’INTERVISTA
I Am Done Conforming ha avuto una gestazione
molto lunga. Quando hai capito che era finalmente pronto?
Ho capito che era pronto quando ho smesso di rincorrere astrazioni. Per molto
tempo ho continuato a modificarlo, ma in realtà stavo ancora negoziando con
l’idea di un punto di conclusione narrativo. A un certo punto l’album ha
iniziato a suonare come desideravo, e lì ho capito che la sua lunga gestazione
era finita. Non era diventato perfetto: era diventato mio.
Il disco racconta il cammino dall'adattamento all'autenticità. In che punto
di quel cammino ti senti oggi?
Mi trovo a un punto di svolta, in cui cresce il desiderio di metterci la
faccia, ma senza appoggiarmi a un’identità predefinita. Forse è proprio questo
il passaggio: lasciare andare l’idea di una forma fissa di sé e imparare a
muoversi in modo più attento e ricettivo, senza irrigidirsi in un ruolo.
Più che costruire un’immagine da difendere, sento importante sviluppare una
presenza fluida e sobria, capace di osservare le situazioni e rispondere senza
automatismi. Oggi mi riconosco quindi con più consapevolezza.
Alcuni brani sembrano costruire un dialogo interno tra più voci o punti di
vista. È una scelta narrativa deliberata?
Sì. Ho sempre apprezzato l'idea di abbracciare più punti di vista, forse perché
il proprio, da solo, mi è sempre sembrato limitato e inevitabilmente parziale.
Ognuno ha la sua visione del mondo, ma questa può ampliarsi se si è disposti a
entrare, anche solo per un momento, nella sfera percettiva o emotiva
dell'altro.
Credo sia importante provarci: è un esercizio di empatia che ci impedisce di
atrofizzarci dietro i nostri scudi e le nostre certezze. Ho scelto
deliberatamente, quindi, di tenere aperto uno spazio in cui queste voci possono
coesistere, senza dover arrivare per forza a una sintesi o a una morale
definitiva.
Come cambia il tuo approccio interpretativo quando sei in studio rispetto a
quando sei sul palco?
Sono due fasi di lavoro profondamente diverse, almeno per me. In teoria, in
studio si studia prima la parte e poi la si esegue per accorciare i tempi; nel
mio caso, però, quasi mai è stato così: ovviamente tutto era già programmato,
ma prima di inciderlo restava ancora vergine.
In fase di registrazione seguivo l’andamento dell’emozione, e vocalizzi e
abbellimenti vocali sono nati sotto questo impulso.
Dal vivo, invece, prevale una dimensione più tecnica: entrano in gioco molte
variabili non calcolabili, come emozione, pubblico, condizioni fisiche e
imprevisti tecnici; a mio parere, è quindi richiesta una maggiore attenzione.
Hai lavorato con orchestrali, jazzisti, insegnanti di tradizioni molto
diverse. Come tutte queste influenze si sono sedimentate nel sound di questo
album?
Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi professionisti e insegnanti
provenienti da tradizioni diverse, un’esperienza che mi ha dato una visione
ampia della musica e un approccio più consapevole e rispettoso nei suoi
confronti.
Credo che il mio disco si comprenda davvero solo ascoltandolo: a un primo
impatto può sembrare un lavoro molto moderno, ma sotto la superficie le
strutture sono articolate e le esecuzioni riflettono influenze diverse,
risultando quindi immediato da un lato, ma costruito con una varietà e una
ricchezza che si rivelano progressivamente, ascolto dopo ascolto.
La title track chiude con 'Don't be a copy, be an
original.' È
un invito che ti rivolgi anche a te stessa?
Ovviamente è un monito che rivolgo prima di tutto a me stessa. Se ci penso, è
qualcosa che riguarda tutti: fin da bambini ci vengono imposti modelli da
imitare, proponendoli come esempi di successo, tra l’altro. Ciò che invece ho
notato, poiché osservo molto, è che spesso quei modelli sono costruzioni, non
persone reali.
Mi ha sempre colpito una riflessione di Franco Battiato: «Perché dovrei voler
essere qualcun altro quando posso sviluppare me stesso?». Se le persone
sviluppassero davvero sé stesse, verrebbe meno anche la continua ricerca di
approvazione, perché sono convinta che in ognuno esista una forma di genio
latente da coltivare.
Ho sempre preferito cercare la mia strada, anche quando qualcuno sosteneva che
sarei stata meglio se mi fossi comportata o avessi agito diversamente. Credo
che l'originalità non sia uno stile ostentato da esibire, ma il coraggio di
restare fedeli alla propria natura.
Credo che ci sarebbe un grande guadagno collettivo se le persone imparassero a
scegliersi davvero, con tutto ciò che considerano difetti, che spesso non sono
null’altro che risvolti dei propri stessi punti di forza.
Tilting at Windmills cita Don Chisciotte. Come hai trovato il modo giusto
per trattare un archetipo così ingombrante senza schiacciarci sopra il brano?
È un archetipo impegnativo, hai pienamente ragione. Effettivamente Don
Chisciotte ha tutto il necessario armamento dell’eroe moderno, se non fosse per
una questione sola: lotta contro i mulini a vento.
L’immagine del “warrior fallen from grace” e “with no strength left, no hopes”
racconta una figura che ha investito tutto sé stesso in un percorso che
semplicemente non era il suo. Il passaggio centrale, “he didn’t realize that a
square peg will never fit into a round hole”, sintetizza proprio questa
incompatibilità di fondo.
Anche l’idea del “wanders through the fog-laden border of night” ritorna come
stato di transizione nebulosa.
Ma non è un punto chiuso: nella parte finale (“the sun will rise tomorrow… he’d
meet his own self anew”) si apre uno spazio di possibilità, in cui la frattura
diventa anche trasformazione, in cui sono proprio l’arte e la musica a farci
rinascere e a farci rincontrare nuovi, integri e più puri.
Il lavoro di Fabio Codega sulla produzione artistica ha modificato in modo
sostanziale la natura di qualche brano?
Il lavoro di Fabio Codega è stato fondamentale: senza di lui, probabilmente
oggi non ci sarebbe nessun disco. È una persona piena di energia e risorse,
capace di mettere ordine dove io tendo a disperdere tutto, anche perché sono
molto… “acquosa” nel mio approccio. Lui è più terreno.
Fabio è un artista particolare e unico nel suo genere poiché eclettico ma pure
“ordinato”. Ha sempre sotto controllo ogni cosa: archivia tutte le tracce,
persino le mie take, con una precisione quasi maniacale.
Separation racconta una rottura da due punti di vista alternati. Come si
costruisce narrativamente una simmetria del genere senza che risulti
artificiosa?
La costruzione narrativa su quel brano nasce proprio dall’idea che due
prospettive possano essere speculari. Non si tratta di dare ragione a uno o
all’altro, ma di raccontare un modo nuovo di congedarsi: non come effetto di
uno squilibrio di colpe, ma come punto di incontro tra due percezioni che
finiscono per coincidere proprio nel momento della separazione.
Spesso, quando si finisce una relazione, si tende a cercare di scaricare le
colpe sull'altro. Io lo trovo un approccio piuttosto sterile: se qualcosa non
funziona, semplicemente non funziona.
C'è un brano dell'album che ti ha sorpreso - che alla fine ha detto
qualcosa di diverso da quello che pensavi stesse dicendo quando lo scrivevi?
In realtà sì. Io e Fabio ci abbiamo anche scherzato sopra, ribattezzandolo
inizialmente “Jesus”, perché il brano ha avuto una sorta di trasformazione
inattesa. Dopo un primo periodo di disaccordo, ci siamo risentiti a distanza di
pochi giorni e abbiamo deciso di rimetterci mano in modo radicale.
Il brano in questione è proprio Separation.
Ilenia Marzano – Biografia
Ilenia, nata a Roma nel 1992, ha scoperto la sua
passione per il canto all'età di 10 anni. Sin da giovane ha partecipato a vari
contest, concorsi e stage, facendo la sua prima esperienza nel mondo della
musica durante lo Stage internazionale di musica di Gallodoro-Taormina, dove si
è esibita con il Cet di Mogol a soli 12 anni. Questo ha rappresentato il primo
input fondamentale della sua carriera.
Nel 2006, ha vinto una borsa di studio presso la
scuola di musica "Discanto" di Bracciano, dove ha iniziato a studiare
seriamente il canto, una forma d'arte che avrebbe continuato ad amare per tutta
la vita. Ha proseguito la sua formazione frequentando il corso personalizzato
di canto pop al Saint Louis College of Music di Roma con Maria Grazia Fontana
durante l'anno accademico 2008-2009. Parallelamente, ha studiato anche canto
lirico, dimostrando la sua versatilità e il suo impegno nel mondo della musica.
Nel corso degli anni, Ilenia ha raggiunto
numerosi traguardi significativi. Nel 2011-2012, si è classificata al primo
posto al concorso canoro "La principessa dei Laghi Italy". Nel 2013,
è stata selezionata per partecipare a un corso teatrale organizzato dalla
Regione Lazio chiamato "Recitare per crescere", durante il quale ha
studiato teatro con l'attore Massimo Venturiello, dizione e interpretazione
vocale con la cantante Tiziana Tosca Donati (in arte Tosca), lavorando
intensamente per due mesi nella messa in scena teatrale di "Opera da tre
soldi" di Bertolt Brecht.
Parallelamente ai suoi studi di canto, Ilenia ha
anche iniziato a studiare pianoforte d'accompagnamento al Saint Louis College
of Music di Roma, ottenendo la laurea in Canto Pop nel 2021. Durante questi
anni, ha approfondito la sua formazione con corsi di armonia, ear training,
arrangiamento, songwriting e improvvisazione jazz, tenuti da musicisti e
maestri di fama internazionale.
A partire dal 2016, Ilenia è entrata a far parte
della Soul Train Orchestra del noto tastierista di Noemi, Michele Papadia, con
cui ha condiviso il palco al teatro Eliseo insieme a Fabrizio Bosso e Serena
Brancale nel giugno 2018. Si è esibita in vari locali di Roma, come il Piper e
il Cotton Club, e in prestigiosi hotel come il resort Borgo di Fiuzzi e il
Grand Meliá Hotel.
La sua carriera artistica ha anche visto
collaborazioni televisive. Ha partecipato al Festival della Musica Italiana in
TV con il gruppo Abba Celebration, oltre ad aprire il concerto di Antonella
Ruggero nel Lazio ad Alatri nel 2019. Durante l'estate del 2022, ha intrapreso
un tour esclusivo lungo la Costa D'Amalfi, con concerti proposti e finanziati
dai comuni di Positano, Ravello, Minori, Praiano e Benevento Città Spettacolo.
Oltre alla sua attività di esibizione, Ilenia ha
lavorato come turnista per registrazioni di spot pubblicitari per diverse
aziende, tra cui Mediaset, Accademia Artisti, Enrico Coveri – Striscia la
Notizia, Amazon Prime e altre.
Come insegnante di canto moderno, Ilenia ha
condiviso la sua passione e la sua esperienza presso diverse scuole di musica,
tra cui la CDM Casa della Musica, 432 Hz di Trevinano Romano e Key Music, a
partire dal gennaio 2017.
Ha anche svolto attività come corista, unendosi
al coro Sat & B di Maria Grazia Fontana, insieme a Giorgia, nelle prime due
tappe del tour "Dietro le Apparenze" nel 2012, che si sono tenute a
Roma e Milano. Ha anche partecipato a rappresentazioni teatrali come
"Strimpelli e Vinile" al Teatro Italia di Roma, recitando e cantando
nel coro insieme ai protagonisti Attilio Fontana ed Emiliano Reggente.
Ilenia è apparsa su Rai Gulp e Radio Popolare
come corista mentre accompagnava la cantante Ilaria Porceddu nella canzone
sarda "No potho reposare" durante la presentazione del suo album
presso la Feltrinelli di Roma il 28 marzo 2017. La sua voce corale è stata
anche presente in due brani eseguiti all'Auditorium Parco della Musica il 21
settembre 2013.
Al momento, Ilenia sta componendo nuova musica e
crea nuove canzoni e musiche strumentali per RTI Music, dimostrando la sua
versatilità e creatività come artista.
La dedizione, la passione ed il talento
hanno portato Ilenia ad avere un impatto significativo sia come esecutrice che
come insegnante, e la sua carriera continua a evolversi, lasciando spazio a
nuove avventure e successi futuri.
ILENIA MARZANO
dà voce alla libertà di essere sé stessa …nel nuovo album>>>
I Am Done Conforming
Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC
Mastering – Razik Mastering
Distribuzione: Distrokid
CREDITI
Artista: Ilenia Marzano
Arrangiamento – Synth – Tastiere - Chitarra
Elettrica: Fabio Codega
Chitarra Acustica ed Elettrica – Basso: Simone
Zecca
Archi e Violino: Peter Voronov
Chitarra elettrica solista: Joao Corceiro


