C'è
un confine sottile tra ciò che si vive nella notte e ciò che resta quando
arriva il giorno. È proprio su questa linea emotiva che si muove "Radar", il
nuovo singolo di David Vanchieri, un brano che racconta le relazioni
contemporanee, sospese tra illusioni, aspettative e consapevolezza. Attraverso
una scrittura sincera e un'interpretazione intensa, il cantautore trasforma
esperienze personali in una riflessione capace di parlare a chiunque abbia
vissuto un legame improvviso e poi svanito.
In questa intervista a Fattitaliani, David Vanchieri racconta il significato del contrasto tra notte e giorno, il valore dell'istinto, la scelta di mostrarsi senza filtri nel videoclip e il desiderio di lasciare, attraverso la sua musica, un segno autentico nella vita delle persone.
“Radar” sembra raccontare il contrasto tra la magia della
notte e la realtà del giorno. Cosa rappresentano per te questi due momenti?
La notte è il momento in cui ci lasciamo andare di più. Le emozioni diventano più intense, abbassiamo le difese e ci concediamo di credere a quello che stiamo vivendo. Il giorno, invece, porta lucidità e spesso ci mette davanti alla realtà. In “Radar” questo contrasto rappresenta proprio il passaggio tra ciò che speriamo e ciò che realmente resta.
Esiste davvero un “radar del cuore” o impariamo a
riconoscerlo solo dopo aver sbagliato?
Credo che quel radar esista dentro ognuno di noi. Il problema è che spesso lo mettiamo a tacere. Tante volte è proprio attraverso gli errori che impariamo ad ascoltarlo. Ogni delusione ci rende un po’ più consapevoli, non per chiuderci agli altri, ma per riconoscere cosa vogliamo veramente e chi ci vuole davvero bene.
Quanto è importante trasformare esperienze personali in
canzoni capaci di parlare a tutti?
Per me è la cosa più importante. Parto sempre da qualcosa che ho provato davvero, perché solo così riesco a essere sincero. Poi cerco di raccontare quelle emozioni in modo che chi ascolta possa ritrovare anche una parte della propria storia. Quando una persona mi dice: “Sembra che questa canzone parli di me”, capisco di aver raggiunto il mio obiettivo.
Nel video ti mostri in modo molto sincero. Quanto è stato
impegnativo metterti così a nudo?
È stato impegnativo, perché togliersi le maschere non è mai semplice. Però credo che oggi il pubblico abbia bisogno di autenticità più che di finzione. Non volevo interpretare un personaggio: volevo essere semplicemente David, con le sue fragilità, i suoi dubbi la sua solitudine e le sue emozioni. È stato un modo per dare ancora più verità alla canzone.
Il tuo percorso artistico è iniziato da bambino. Cosa
diresti oggi al David di sei anni?
Gli direi di non smettere mai di sognare, anche quando qualcuno gli farà credere che certi sogni siano troppo grandi. Gli direi che arriveranno momenti difficili, tante porte chiuse e tanta fatica, ma che ogni esperienza servirà a renderlo più forte. E di non rimandare mai nulla.
Che tipo di artista vorresti essere ricordato tra qualche
anno?
Vorrei
essere ricordato come un artista sincero. Mi piacerebbe che chi ascolta le mie
canzoni ci trovasse un pezzo della propria storia, perché credo che la musica
abbia questo potere: far sentire meno soli. Se tra qualche anno qualcuno mi
dicesse che un mio brano gli è stato vicino in un momento importante della sua
vita, sarebbe il riconoscimento più grande. Mi interessa lasciare qualcosa che
rimanga nel tempo.

