NEL PERCORSO
Tra i passaggi fondamentali che la mostra rievoca, troviamo prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con “Autoritratto” di un Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; “Paesaggio” (1903) documenta l’adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con “La Vela” opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l’attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra “il Cantiere” di Severini (1908) e “La casa in costruzione” di Boccioni (1907 – 1908) - entrambe rivisitazioni di opere di Balla.
La piena adesione al Futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l’ “Autoritratto” (1913) dal Castello di Rivoli e il fondamentale “Ritmo plastico del 14 luglio” in Collezione Franchina, da importanti ritratti “astratti” e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni ‘13 e ’14, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.
Ma anche in questo contesto fondamentale è l’opera di mediazione e di dialogo tra avanguardie che ispira Severini: sono gli stessi Boccioni, Carrà e Russolo a chiedergli, in una lettera dell’ottobre 1912, di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini che fa capo alla rivista “Lacerba” vista la sua “ben conosciuta abilità diplomatica”. Il risultato sarà la mostra che si tiene a Firenze alla Galleria Gonelli tra la fine del ’13 e il gennaio del ’14 dove i futuristi milanesi si confrontano con Ardengo Soffici che da Firenze guarda a Parigi. L’esposizione a Cortona richiama il clima che circonda quel momento, proponendo alcune opere evocative del contesto – le Sintesi di paesaggio di Soffici affiancate agli Stati d’animo di Boccioni - ed altre opere esposte proprio nelle sale di Gonnelli: il “Ritmo astratto di Madame M.S.” (qui presentato nella versione del 1915 dal MART) o i due pastelli del 1913 “Tram in corsa” e “Tramway sur le boulevard” e il “Tango argentino” posti accanto ad analoghe ricerche condotte da Balla e Carrà.
Ma la necessità di trovare un sincretismo tra Cubismo francese e Futurismo italiano permane e la bellissima “Danseuse ( Ballerina + mare)” dell’Estorick Collection è un manifesto delle teorizzate “analogie plastiche del dinamismo” e della ricerca con cui Severini mira a integrare aspetti della realtà della visione, con contenuti psichici che emergono liberamente nella memoria del soggetto percipiente.
Anche il confronto con Picasso, Braque e gli artisti della galleria “L’Effort Moderne” di Léonce Rosenberg vede un altro importante intervento conciliatore, per nulla facile, da parte di Severini che cura un intero numero della rivista “Valori Plastici” dedicato al Cubismo francese, mentre il suo avvicinamento al Classicismo si fa sempre più evidente nel richiamo ai trecentisti toscani, nella straordinaria “Maternità” del 1916, fiore all’occhiello delle collezioni severiniane di Cortona e in alcune incredibili nature morte cubiste - da “Le pot bleu” del 1917 dalla Fondazione Giorgio Cini a “Bohémien jouant de l’accordéon” datato 1919 dal Museo del Novecento di Milano - fino alla “Maternità (Jeanne e Gina)” del 1919-20, interamente costruita secondo proporzioni auree e nell’accordo dei toni arancio- verde-viola.
Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni, ben descritte nel catalogo dell’esposizione e tra le quali ci condurrà il multimediale immersivo della mostra, saranno un altro passaggio fondamentale, che segna un esplicito richiamo alla toscanità e anche l’interesse crescente di Severini per le maschere della Commedia dell’arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d’avanguardia, compreso Picasso e i “balletti russi” di Diaghilev.
Quegli stessi personaggi agiscono, giocano e compiono funambolismi nello scenario dei Fori romani in alcuni pannelli realizzati, a fianco di un nutrito gruppo di artisti, per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg e l’esposizione non mancherà di documentare, fra opere pittoriche e disegni preparatori, il ciclo completo delle scene.
La mostra si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la Chiesa e la modernità, che trova l’appoggio del filosofo Jacques Maritain.
Per la prima volta, l’esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925 – 1947) che impegna Severini in prima persona – da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti - nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali (riprodotte in una sezione apposita del catalogo) accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad alcune fonti, a partire dagli stimoli che gli derivarono dalla visita della mostra giottesca del ’37, evocata qui grazie all’eccezionale prestito della “Madonna con Bambino ed Angeli” della Galleria dell’Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi “Ragionamenti sulle arti figurative” (1942).
Nell’ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall’altro ai pittori francescani della propria terra.
E’ pronto per riprendere i contatti con Cortona, la città natale che aveva lasciato a sedici anni a causa di un “fattaccio” scolastico e che torna a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946.
Riallaccia gli affetti d’infanzia, s’invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi e realizza la Via Crucis, cui la mostra, le sale del MAEC dedicate al pittore nel percorso museale permanete e gli itinerari severiniani in città rinviano (itinerari realizzati nell’ambito del progetto celebrativo con i fondi del PAC ), in un connubio straordinario tra arte, paesaggio e memoria.