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| Alice Blasi - Ph. Gabriele Manganno |
In occasione dell'uscita del nuovo singolo "Non mi va", Fattitaliani ha
incontrato Alice Blasi per approfondire i temi al centro del brano. Più che una
semplice canzone, il singolo si propone come una riflessione sulla società
contemporanea, segnata dalla ricerca costante del consenso, dall'omologazione e
dalla difficoltà di preservare la propria identità.
Nel corso dell’intervista, l'artista racconta la nascita del progetto, si sofferma sull'influenza dei social media nella costruzione dell'immagine personale e riflette sul ruolo che musica e arte possono ancora svolgere come strumenti di consapevolezza, libertà e resistenza culturale.
"Non
mi va" sembra raccontare anche il rapporto tra individuo e società. Era
una tua intenzione?
Volevo
che questo brano parlasse della nostra società, vista come un gioco di ruoli in
cui l'individuo è spesso prigioniero delle proprie catene.
Penso
che, oggi più che mai, siamo abituati a cercare il consenso e la validazione
del nostro essere. Inseguiamo modelli di perfezione irraggiungibili, quasi
utopici, e sentiamo il bisogno di essere costantemente performanti, reprimendo
tutto ciò che viene considerato un'emozione "negativa".
Così, poco alla volta, rischiamo di perdere ciò che ci rende davvero unici: la bellezza della nostra umanità, fatta anche di fragilità, imperfezioni e contraddizioni.
Quanto
credi che i social abbiano aumentato questa pressione?
Penso che i social abbiano accentuato questa condizione, alimentando il confronto continuo con standard impossibili da raggiungere. Ogni giorno ci mostrano una realtà filtrata, in cui sembrano contare soprattutto l'immagine, il consenso e la conferma degli altri. Così, poco alla volta, rischiamo di perdere il contatto con ciò che ci rende davvero umani.
Secondo
te la musica ha ancora la forza di mettere in discussione certi meccanismi?
Penso che
la musica, o più in generale l’arte, siano lo strumento più potente che abbiamo
per alzare la voce.
Penso che l’arte sia il contatto più vero e sincero con la nostra umanità.
L'arte
può essere una forma di resistenza?
Penso che l'arte debba essere un atto di resistenza contro la disumanizzazione e l'alienazione che attraversano la nostra società.
C'è
qualcosa che oggi ti "non va" più accettare?
Non mi va di accettare le maschere che ci vengono imposte. Non mi va di accettare modelli di perfezione irraggiungibili. Non mi va di accettare una società sempre più cieca di fronte alla bellezza che la circonda. Non mi va di accettare una società che non riconosce il valore dell'arte. Non mi va di accettare una società che alimenta l'odio e il pregiudizio. Non mi va di accettare una società che, giorno dopo giorno, sembra perdere l'amore per la vita e il senso più profondo della nostra umanità.
Quale
reazione speri di suscitare negli ascoltatori?
Spero che
questa canzone possa essere un promemoria: la vita non è fatta per essere
perfetta, ma per essere vissuta, amata e attraversata con coraggio e libertà.
E spero che, sempre più spesso, impareremo a dire: "Non mi va!"
Qual
è il cambiamento che vorresti vedere nella società attraverso la cultura?
Penso che
la cultura sia un grande mezzo di unione capace di combattere l’individualismo
e l’egoismo dilagante.
Sogno una
società che restituisca alla cultura e all'arte il ruolo che meritano: quello
di essere un faro, una guida, uno spazio di libertà e di crescita collettiva.

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